28 AGOSTO 2017

Il trio black-death ucraino costituito da Veritas, Oberon, Dessident membri della band Aeternus Prophef, tornano dopo quattro anni dal loro primo full-lenght, con il successore iniziato nel 2014 e uscito a maggio 2016, sotto la Metal Scrap Record intitolato “Exclusion Of Non-Dominated Material”.

Il disco, formato da 10 tracce, presenta uno stile diverso dal classico black-death veloce e violento, parametri al quale molte band sono più tendenti, gli Aeternus Prophef dedicano ritmi più lenti con riff più cadenzati senza togliere l'impatto che tale genere trasmette. Troviamo infatti suoni grezzi e pesanti che alternano parti strumentali con riff provenienti dal black metal, con altrettanti più violenti e marcati aventi influenze death metal. Gli  assoli sono ben costruiti in quanto non si basano solo sulla velocità, ma sulla struttura melodica dell'assolo, il tutto dominato da un growl potente ma non veloce, cosa che dà complessivamente un buon impatto tra musica e voce con altrettanti giri di basso interessanti. I testi sono tutti cantanti in ucraino, nel disco possiamo trovare molte influenze old school ma con una nota personale, che rende il disco ancor più interessante, in quanto notiamo la voglia di distanziarsi dal classico stereotipo del death-black pestatissimo e velocissimo. Tutto questo fa del disco un buon motivo d'ascolto, dando così alla scena est europea il modo di farsi conoscere e soprattutto distinguere, dal momento che è presente molto l'impronta personale che non tutti sanno mantenere. Nonostante le varie influenze provenienti dalle varie pietre miliari del genere, il disco non è la solita cosa trita e ritrita.

Già dal primo riff della prima canzone, intitolata “Removed Eyes", fa appunto emergere la nota personale detta in precedenza, anche da notare la ripetitività delle parole che vogliono sottolineare l'importanza della frase. Nella seconda traccia, “Total Dominance”, sin dall'inizio si sente subito una marcatura old school della band, che con riff semplici ma efficaci anche alternati da parti più veloci e pesanti, mette in risalto una parte più cruda e dura nella composizione dei pezzi. La quarta traccia, “Sick vision", della durata di ben sette minuti, dimostra quanto gli Aeternus Prophef sappiano far venire voglia di continuare l'ascolto, perché troviamo una buona continuità nella canzone che incalza il ritmo marcato da un bell'assolo a metà pezzo, corto e senza giri velocissimi, o una quantità di tecnica esagerata, che non servirebbe per quello che si vuol far sentire, ma servirebbe solamente per far emergere la qualità tecnica del chitarrista, senza esprimere quello che il musicista vuole trasmettere, e difatti viene marcato ancor di più la nota personale che la band sa far valere molto bene. Per quanto riguarda la title track “Exclusion Of Non-Dominated Material", sono tre minuti e mezzo grezzi e secchi senza prendere vie di chissà che influenza, appunto con riff totalmente death metal, con un breve solo di basso, seguito anche qui da un assolo di chitarra ben definito e non stancante. “Uncaused Defacement" invece si presenta come la canzone più veloce e come si dice in gergo, senza troppi giri di parole, la più “pestata" del disco, soprattutto nella parte più violenta della canzone, che la costituisce negli ultimi trenta secondi, qua accresce la cattiveria data dal riff di batteria che "pesta" e non poco. Nella traccia nove, “Wipe Off The Mark", aperta da un bellissimo riff black metal, che fortunatamente si ripete nella canzone per la gioia delle orecchie, da lo stacco necessario per alternare la parte più death della canzone, ma sempre collegando il tutto senza sfasare troppo, con una buona parte strumentale finale, regalandoci così una ottima canzone. L'ultima traccia, “A Look Into Eternity”, è la più lenta del disco e la meno cantata, costituita da arpeggi e riff cadenzati che fanno finire in bellezza questo album, soprattutto nella parte dell'assolo di chitarra fino alla fine della canzone, dominata dalla sola batteria, dopo che gli altri strumenti si sono già assopiti.

Questo fa di “Exclusion Of Non-Dominated Material", un disco dal buon impatto di suoni, musica e voce, che fortunatamente per gli amanti del genere fa emergere nuove aspettative sulla scena underground est-europea, denominando così una voglia di fare musica in modo del tutto personale, non dimenticando le origini, senza sfasare e voler dimostrare una propria superiorità su altri gruppi, ma di voler essere solamente se stessi, senza usare degli standard sia per effetti degli strumenti, sia per l'impostazione vocale, che ormai molti gruppi fanno solo per assomigliare ad altri più influenti nel genere. Quindi che dire: bravi  Aeternus Prophef.

 

Marco "Blackmetal" Toscani

80/100