31 OTTOBRE 2018

La storia del progetto Arkveid è tortuosa e piena di svolte: partito nel 2006 come progetto nato dalle menti di due persone, fino al 2012 andava ancora cercando la propria identità, sfornando brani che vanno dal Black al Power metal, anche se pian piano diventa chiaro che la direzione che si vuole prendere è quella Folk-Doom. Di tutte le tracce di quel periodo ne vengono selezionate cinque per fare parte del full lenght di debutto, ma accade che una delle due persone lascia il progetto; l’altro membro rimasto decide di registrate da solo almeno le parti di chitarra e basso, aiutato da sessionist per il resto degli strumenti. L’omonimo disco di debutto riesce a vedere la luce nel marzo del 2018 sotto la Metal Scrap Records. Il full lenght è composto di un’unica, grande traccia di circa 40 minuti.  Immaginate di trovarvi in un bosco. Anzi, dentro una grotta in un bosco. Fuori piove, ma voi siete al sicuro davanti ad un fuoco che crepita. Magari di notte, o al crepuscolo. Qualcuno inforca una chitarra ed inizia a suonare. Alle dolci note della chitarra acustica si unisce una voce pulita, ed ecco che la canzone inizia allontanando i rumori ambient. Nella prima fase ci si mantiene su un ritmo acustico con l’unica eccezione di passaggi o assoli di chitarra elettrica. Dal minuto 7.30 subentra anche la batteria a dare consistenza alla musica, dando vita ad un assembramento dark/folk che, sempre accompagnato dalla linea principale di chitarra acustica, snoda un passaggio ambient che scivola via piacevole. Al minuto 11.40 si vira a sonorità Atmospheric Black Metal con riff aggressivi, batteria più incisiva ed un maggior utilizzo del growl e soprattutto l’arrivo del basso nella composizione completa la canzone che acquista corposità e potenza, per poi tornare ad atmosfere più rilassate dal minuto 15.40.  Verso il minuto 18.20 si ha uno stacco: dopo un breve rumore di passi ci si trova davanti una melodia diversa da quella che ci ha accompagnati finora, una nuova storia da raccontare. Delicati cori femminili accompagnano il racconto del Bardo che finisce per perdersi tra gli ululati del vento. Il vento però porta una nuova melodia, fatta di tamburi e piatti che scandiscono un ritmo leggero e sognante cui si uniscono sia voci pulite che scream, alternando fasi puramente ambient e acustiche a parti più aggressive. Dal minuto 28 la chitarra si fa statica ed una voce oscura ci sussurra all’orecchio, dopodiché il ritmo va sempre più in crescendo in un’atmosfera malinconica che esplode virando ora al metal ora nel gothic doom, sfociando infine in un arpeggio di chitarra in fade out seguito da una intensa, meravigliosa parte finale ambient fatta di chitarre acustiche e delicate parti corali. Che dire, Arkveid è più un viaggio emozionale che un disco: uno di quei prodotti da ascoltare con le cuffie, lasciando il resto del mondo fuori. Un disco adatto ad immergersi negli inverni infiniti, ad immaginarsi di camminare in mezzo a foreste innevate. Una chicca imperdibile per fans di Agalloch, Empyrium ed October Falls! 

 

Alessia 'VikingAle' Pierpaoli

85/100