24 NOVEMBRE 2017

Oggi mi trovo a recensire ‘Cathedral of the Black Cult’, il secondo atto della band Black Metal croata Black Cult formata nel 2013. Questo album, che segue ‘Neo-Satanism’ del 2014, uscito nel 2016 sia in formato digitale che in formato fisico tramite la Another Side Records e presenta 10 brani di pura violenza e blasfemia. La lineup per questa release è composta da Morbid alla voce, The Fallen ed Azaghal alle chitarre, Lesovik al basso ed Insanus alla batteria.

Durante l’ascolto dell’intero album mi è sembrato di rimanere avvolto da un’aura di negatività e satanismo indescrivibili, che di sicuro non lo rendono un album facilissimo da ascoltare per quelli che sono “alle prime armi” con il genere, ma in ogni caso ecco una descrizione approfondita di quello che sono le primissime tracce di questo album, giusto per dare un’idea di quello che è il sound generale.

L’album inizia con ‘Black Cathedral’ che già dall’inizio fa notare influenze parecchio presenti di band come i Behemoth degli ultimi anni, con un riffing di chitarra lento e presente che crea da subito un’atmosfera tetra, seguito da una batteria pestata ma non eccessiva. Il resto della traccia è strutturata molto bene, tra passaggi notevoli di blast beat e tremolo picking ben eseguiti.

La seconda traccia, ‘Worship the Beast’, risulta essere più vicina all’ambiente norvegese dei Mayhem, con un blast beat che suona imperterrito per buona parte della canzone, alternato a giri di chitarra distorta arpeggiata, open chords, e (nuovamente) tremolo picking. Questa canzone in particolare sfocia nel Thrash Metal à-la Slayer nell’assolo, per poi tornare ad una chiusura più lenta e dissonante.

La traccia numero tre, ‘Dark Matter’, parte con giro di tremolo picking che poi quando si unisce tutto il resto della band risulterà essere simile a ‘Neka Morgondagen’ degli svedesi Shining. Questa traccia presenta una particolarità che mi ha sempre attratto in campo Black Metal, ossia la presenza del Tom Accents Blast Beat, che è una variante del blast beat classico fatta sostituendo un colpo del piatto con quello di un tom o timpano, rendendo il ritmo più marcato sugli accenti. Tipologia di blast beat utilizzato piuttosto spesso anche dagli Mgła. Questa traccia presenta inoltre una sezione che strizza l’occhio al Symphonic Black Metal dei Dimmu Borgir di ‘Death Cult Armageddon’ con l’utilizzo delle voci clean meno pulite rispetto a quelle di ICS Vortex, ma che comunque mostrano al meglio le abilità canore di Morbid.

‘Until the Devil Takes Us’ è invece ispirata particolarmente a sound già presenti nei Deathspell Omega, con articolazioni piuttosto complesse tra ogni strumento coinvolto e credo che sia, nonostante tutto, la canzone meno riuscita dell’album. È l’unica canzone che ho sentito come riempitiva, all’interno dell’insieme del lavoro e togliendo questa canzone dalla tracklist, a parer mio, il risultato sarebbe stato ben più elevato.

In poche parole questo album è sfortunatamente qualcosa di già sentito, comunque qualcosa di non canonicissimo per quanto riguarda l’insieme delle tracce. L’album in sé è ben eseguito, con un’impeccabile produzione dietro, che quindi rende ottimo il lavoro già piuttosto buono di tutta la band. Una cosa che farà sicuramente storcere il naso ai puristi del genere sarà sicuramente la presenza di assoli di chitarra con varie tecniche virtuosistiche del chitarrista The Fallen. Questi assoli non li ho visti, secondo il mio parere, di troppo all’interno della release. Sono ben eseguiti e fanno distaccare veramente tanto la mente dal resto del concept, evitando di annoiare l’ascoltatore. Sono ben scritti, sono inseriti nei momenti più adatti delle canzoni, ed inoltre c’è ben poco da dire riguardo le notevoli abilità di esecuzione di essi.

Come la band stessa dichiara, questo album è la prova che esiste una scena di Metal estremo dal sud dell’Europa di qualità, ed effettivamente è così in tutto e per tutto. La qualità c’è tutta, e se vi piacciono band come Deathspell Omega, Groteskh, Mayhem, e buona parte dell’ondata polacca del Black Metal, questo è l’album che fa per voi.

 

Francesco Chissalè

75/100