30 OTTOBRE 2017

Dalla Russia e questa volta non con amore, arriva il secondo ep “Bad Math” per la label “Metalscrap”, della band “DRUKNROLL” che contiene tre nuove tracce. Dalla foto della presentazione dell'ep, i “DRUKNROLL” vengono presentati come: progressive symphonic thrash/death metal band, e già da qua si capiscono molte cose (che ovviamente non vanno), perché è un miscuglio di generi che denota che la band non sa cosa vuole fare e, non avendo un genere ben specifico, si è descritta in tal modo. Inoltre sempre sulla presentazione viene scritto che questo ep è per fans di: Children of Bodom, Soilwork, Mercenary, Degradead, Dark Tranquillity, Svartstorm and In Flames, tutto questo fa pensare a una buona influenza ma all'ascolto abbiamo tutt'altro che una buona risposta. La band si rifà agli ultimi periodi dei gruppi citati in precedenza, ed inoltre pure rifatti male, le canzoni dell'ep sono cose risentite e ripetute da molte altre band sia dai suoni, dalla voce e da tutto il comparto tecnico. Non viene trasmesso niente di particolare e soprattutto niente di emotivo dalle tre canzoni presenti.

Quello che scaturisce, è che la band non è formata da ragazzini nati ieri, ma da persone adulte che hanno vissuto gli anni migliori del metal, almeno del melodic death metal, che sarebbe il genere che vorrebbero fare e, magari,  portare anche un po' di genuinità al genere che negli ultimi tempi sta diventando sempre più vicino al metalcore ed al nu metal ed invece niente si peggiora sempre di più.

Il comparto tecnico dell'ep, è formato da una registrazione molto puntata su voce e chitarre marcate e si nota la meccanizzazione dei suoni, che sono computerizzati e finti. Solo l'inizio della prima canzone sembra qualcosa di promettente ma, quando parte il riff cantato, cade tutto e durante l'ascolto, non si capisce il perché di questo ep e soprattutto dove si vuole andare a parare, resta tutto sempre piatto ed informe e senza nessuna aspettativa, si denota durante l'ascolto una voglia di fare ma di fare troppe cose in una e non si capisce dove si vuole arrivare; solo nella prima canzone ci sono tre assoli di chitarra e che fra le tre forse è la migliore, nella seconda traccia inoltre viene usato anche la voce growl dopo una prima parte con voce pulita come se si volesse rendere pesante e cattivo la strofa e addolcire il ritornello e renderlo orecchiabile. Nella terza ed ultima traccia dopo inizia con un carino arpeggio di tastiera e ovviamente va a cadere abbastanza in basso con quello che ne segue ed il tutto puntato su una scia nu metal molto blanda ed insignificante, solo ogni tanto ci sono dei piccoli riff che riprendono il death melodico che sfortunatamente si è trasformato verso una scia più metalcore e nu metal, l'unica cosa si sente e si capisce è che, ovviamente, i musicisti non sono scarsi, però se producessero cose più serie sarebbero veramente un'ottima band. Sfortunatamente il mercato tira in una direzione e magari a volte, non per colpa dei musicisti ma delle etichette discografiche, una band è costretta a produrre una certa cosa per non essere tagliata fuori dal mercato. Tutto questo nella speranza di una rimonta e di una maturità, non solo della band, ma anche di tutto il genere musicale che ha molto da offrire ma ovviamente non a queste modalità di suoni di voci che, ormai, fanno di tutte le band uguali e ripetitive solamente perché è il genere più commerciale o più in voga al momento.

 

Marco Omrachk Toscani

40/100


15 AGOSTO 2017

Druknroll gruppo russo nato a Saratov nel 2006 prima come progetto solista, evolutosi in una band. I Druknroll hanno debuttato con “Brownian Motion” nel 2010, con la label NewRock. Nel 2012, per la label Metal Scrap Records, è uscito il loro secondo album “On the Knife Blade. L’anno successivo compaiono nella metal compilation "Planeta Metal presents: Neurasthenia and the Best Russian Metal Bands!" headliner della raccolta, invitati espressamente dai nostrani Neurasthenia. Ancora per Metal Scrap Records, pubblicano nel 2014 "Boiling Point". Il quarto album, "In The Game" è stato pubblicato nel 2016 ed è proprio di questo disco che mi accingo a parlare.
L’album si apre con l’assolo di basso, apprezzatissimo dalla sottoscritta, della prima traccia “The Wolf”, brano che si sviluppa in suoni sinfonici creati dalle tastiere. Cori operistici, chitarre e batteria danno inizio all’intero lavoro.

La seconda traccia “Abyss” è un concentrato di adrenalina e speed che intreccia cori epici a thrash.
Un altro pezzo degno di nota è sicuramente "Below”, un brano corposo e pesante, molto heavy  e con arie operistiche che rendono questa traccia decisamente non solo interessante ma di rilievo, in cui si può apprezzare l’operatività della band.
“My Role” è un’altra traccia molto interessante, il basso è presente in maniera costante per l’intera durata del pezzo, una eccellente presenza di chitarre. 
Un thrash quasi progressive per il brano “The Loop of World Creation” in cui le tastiere entrano nel pezzo per lasciare spazio a chitarre e la furia della voce.
La title track “In the Game”, è un brano che continua nella direzione prefissata e con la quale il gruppo fa della propria musica una determinazione, composizione eccellente. "Monomakh" è un’ottima composizione in tessuta da quiete e suoni orchestrali che s’intervallano con schegge irruenti evidenziando l’assolo di chitarra.
Tema gotico per la bellissima “In the Depths of No Return”, un death melodico dall’aria seducente dettata dai cori, questo è uno dei brani maggiormente di spicco dell’album. “Tears”, traccia che chiude questo album, si avvale di una voce femminile, un tocco in più per questo lavoro ben riuscito.
I Druknroll riescono ad unire più elementi musicali che li fa distinguere dalle altre band.   
Album consigliato.

 

Valeria Campagnale
75/100