3 FEBBRAIO 2018

Tracce: 

1. Bringers of the Dark Sleep 

2. You Shall Know  

3. Grond (Hammer of the Underworld) 

4. Brothers of Fury and Iron 

5. Plague of the Immortal

6. Forged in Fire and Combat  

7. Summoning the Elite  

8. Sorrow Made Madness 

9. Obsidian 

10. Heavy Mass of Murder

 

Line Up:

Annatar _ chitarra, basso

Arkadiusz _ chitarra

Chris _ voce

Jason _ batteria

 

Dall’anno di fondazione, il 2009, fino al 2017 gli irlandesi Legion of Wolves hanno fatto uscire solo due demo; il primo nel 2012 “Mark of the Legion” ed il secondo nel 2014 “Legio Lvporvm XIV”. Visto l’ottimo lavoro fatto, molti attendevano con trepidazione la pubblicazione di un album completo. Abbiamo dovuto aspettare il 2018 per un full album, distribuito dalla Metal Scrap Records e contenente 10 brani per un totale di circa 45 minuti. Ma spendiamo due parole in più per i ragazzi. Come già detto, il gruppo si forma nel non troppo lontano 2009 per volontà di Annatar e Jason, intenzionati a proporre qualcosa di più “old school” nonostante avessero già una band in cui suonavano. Come diremo più avanti, le influenze di gruppi storici come Testament, Slayer, Death ci sono tutte, e in vari brani è chiaro il riferimento al duro ed estremo metal degli anni ‘80/’90. Veniamo a noi. L’album si apre con una citazione (direi anche troppo palese) attraverso la prima traccia, per poi snocciolare i brani successivi che hanno una durata giusta per il genere in questione, circa 4 minuti. Come detto prima, “Bringers of the Dark Sleep” (“Portatori di sonno oscuro”) sembra riportare indietro nel tempo, visto che ci sono tutti i suoni e le atmosfere del classico death metal che escono fuori attraverso i riff delle chitarre, i bassi distorti, la voce che unisce velocità, potenza e growl.

C’è da dire, in aggiunta a ciò, che hanno saputo apportare anche un tocco di “modernità” attraverso alcune cose che rendono l’album davvero interessante; innanzitutto la precisione e la pulizia del suono, quindi sia nella fase di esecuzione che di registrazione; in secondo luogo il ritmo sostenuto e la velocità che si trovano sia nei singoli brani che nel lavoro in generale, il che lascia la possibilità di godere senza problemi dell’intero album; infine il ritmo sostenuto della batteria all’interno del corpo dei vari brani. Insomma, quando ci si rassegna quasi al fatto che ormai è stato suonato e inciso tutto il possibile registrabile al meglio, ecco che esce un album classicissimo ma contemporaneo al tempo stesso. Saranno contenti i fan dello stile “old school”. Tra i brani interessanti ci sono sicuramente “Sorrow Made Madness”, “Grond”, e “Bringers of the dark sleep”, anche se come detto prima l’album è molto equilibrato e omogeneo. Anche la veste grafica è interessante, sulla copertina dell’album troviamo la dea Atena con alle spalle un inquietante e tetro campo di battaglia che sembra essere in fiamme, con vari corpi trafitti da lance che la circondano. 

“Portatrice di sonno oscuro”. 

 

Maria Grazia Sabella

94/100