21 SETTEMBRE 2017

E questa volta tocca ai QAANAQ, alla loro prima fatica, ESCAPE FROM A BLACK ICED FOREST.

Partiamo subito dalla prima traccia, Body Walks, già dal' intro di chitarra, capiamo che questo album crea pienamente l'atmosfera su cui i Qaanaq ci vogliono portare, un bel chitarrone doom con accordi aperti, molto cadenti, che ci fanno pensare di camminare insieme a qualche corpo esanime che si trascina, più avanti sentiamo entrare anche le tastiere, che purtroppo però (almeno secondo me) smorzano un po' l'impatto che quel tipo di strofa dovrebbe avere, avrei puntato di più sulla cura della distorsione delle chitarre, si può fare di più, infatti poco dopo, troviamo un arpeggio delle tastiere davvero bello, seguito da un' altrettanto preciso riff di chitarra, un plagio alla voce, molto potente e molto ben definito, ha sangue vichingo nelle vene.

Passiamo alla seconda traccia di questo full-lenght, Eskimo's Wine Is A Dish Best Served Frozen, un intro d'organo comincia a gelarci il sangue, strofa molto cadenzata che fa scapocciare, pezzo molto articolato, purtroppo però, pezzo un po' troppo lungo per forse troppe strofe un po' monotone, ottimo pezzo tecnicamente e bella prova per il tastierista che ha saputo trovare il connubio fra chitarre e tastiere.

Il terzo pezzo di questo album si intitola Untimely At Funerals, uno dei due pezzi più lunghi dell'album, e anche questa volta purtroppo un pezzo veramente intenso, molti intermezzi in cui si scorge  addirittura un accenno di jazz, nelle prossime produzioni però starei più attento sulla cura del suono degli strumenti, specialmente a quello della chitarra che potrebbe rendere veramente molto di più, sicuramente triplicherebbe la cosiddetta "botta" che potrebbe veramente investirci la faccia come un treno.

Arriviamo al quarto, High Hopes, un intro di tastiera ci accompagna verso la prima strofa del pezzo, anticipata anche dalla chitarra che accompagna i fraseggi del  tastierista, i Qaanaq ormai ci hanno trascinato insieme a loro in una foresta buia e ghiacciata, comincio a pensare che il titolo dell'album sia più una sfida che un titolo, scherzi a parte, questo è  i pezzo che preferisco, il minutaglie ovviamente non e di poco conto, ma è l'unico che mi ha veramente tenuto le cuffie attaccate alle orecchie, bel songwriting, ottima la melodia fra chitarre e tastiera, batterie ( come del resto in tutto l'album) ben definite e non invadenti, il basso si lega benissimo ai suoi colpi e al resto degli strumenti, questo voce, beh questa voce proprio non riesce a deludermi, complimenti!.

Siamo giunti al quinto ed ultimo pezzo, Red Said It Was Green, intro del pezzo molto psichedelica (a qualcuno piacciono parecchio i Pink Floyd?), ma non faccio in tempo ad abbassare la guardia siccome all'improvviso il vocione del buon Enrico mi richiama come per dirmi, ''Oh, guarda che non abbiamo finito qui'', infatti anche questo pezzo, di lunghe vedute come il resto dell'album, ha un ottima simbiosi fra tutti gli strumenti, trasmette une sensazione di angoscia, che penso voglia essere proprio ciò che la band vuole trasmettere. Insomma, un bell'album, abbastanza curato stilisticamente, ben curato tecnicamente, se ci fosse magari un pò più di grinta nelle chitarre, sarebbe sicuramente un bel pugno in faccia, bravi ragazzi.

Dalle gelide terre del Nord è tutto.

 

QAANAAQ - ESCAPE FROM A BLACK ICED FOREST

 

Tracklist:

Body Walks    

Eskimo's Wine Is A Dish Best Served Frozen

Untimely At Funerals

High Hopes

Red Said It Was Green

 

Gabriele Orlando

70/100