26 AGOSTO 2017

I singoli promozionali non sono quasi mai un buon tramite per valutare appieno le potenzialità di una band emergente, data la breve durata e la mancanza di altro materiale con cui confrontarli, al fine di evidenziarne le capacità e la versatilità in qualità di musicisti. Di conseguenza, questa recensione del singolo “Leave” degli ucraini Scared to Live lascerà inevitabilmente nel lettore un punto interrogativo, almeno fino alla realizzazione del primo album completo. A dir la verità, i nostri (Alexandr Sergiyenko alla voce, Sam Miller e Vladyslav Sulak alle chitarre, Maksim Antoshkin al basso e Mikhail Vasilyev alla batteria), nonostante la giovanissima età, erano già singolarmente impegnati in piccole realtà dell’underground ucraino, ed a nome Scared to Live hanno già realizzato nel gennaio del 2016 un ottimo EP autoprodotto, intitolato Cross the Border, che mostra una band dedita ad un metalcore abbastanza “adulto”, che non cede alla melodia facile ed ai cori zuccherosi di altri colleghi, che talvolta vengono mal digeriti dall’ascoltatore medio di musica estrema. Sempre nel 2016, accasatisi presso la connazionale Another Side Records (sub-label della ben più nota Metal Scrap records), rilasciano il singolo Leave, accompagnato purtroppo da un artwork pessimo e non professionale: una scelta assolutamente errata considerando le finalità promozionali di tali releases. Il metalcore espresso dal quintetto è in verità abbastanza personale, e fonde le canoniche ritmiche del (moderno) metal estremo alla musica elettronica, nonché a stilemi musicali più classici, come dimostra il giro di pianoforte che apre splendidamente il brano. A dirla tutta, è forse proprio la componente “metal” a dover essere migliorata, a livello di songwriting, mentre l’apparato elettronico di supporto pare davvero molto ispirato. Inoltre, rispetto al precedente EP, si denota una produzione leggermente inferiore, nonostante sia stato registrato presso gli ucraini Amaze Studios, relativamente rinomati nel settore. Ad ogni modo, come già detto in apertura, la “carne al fuoco” in questo caso è davvero poca per valutare in maniera oggettiva e completa l’operato dei ragazzi ucraini ma, considerando anche la buona prova del precedente EP, le buone premesse per un buon full-lenght di esordio ci sono tutte. Nell’attesa, l’ascolto del singolo e dell’EP sono consigliati ai fan di band come The Devil Wears Prada, August Burns Red, nonché di band che fondono il metal all’elettronica, come gli ottimi The Browning.

 

Luigi Scopece
70/100