4 NOVEMBRE 2018

La band ungherese SYMPHONY OF SYMBOLS, ritorna con il terzo album intitolato: ''Historiocriticism'', rilasciato nell'Agosto 2018.

Fin dalla prima canzone si possono ascoltare riff di basso e chitarra al fulmicotone,una batteria martellante senza respiro, se non per pochi secondi, lasciando poco spazio all'immaginazione.

Il vocale risulta per la maggior parte delle prime due songs, il pilastro centrale, un growl continuo ed insistente,poi qualcosa accade...ed ecco arrivare il terzo brano del disco,e qui inizia un viaggio differente...Le atmosfere si fanno claustrofobiche, un lento Synth prende possesso per tutto il resto della canzone, ed un narrato acidulo,quasi sussurrato ne abbraccia sembianze quasi incredule per l'ascoltatore stesso, fino ad arrivare al termine;ma ecco che... con il quarto brano...svaniscono le atmosfere e si torna a picchiare duro, senza vie di mezzo fino al termine, seguito poi da una quinta canzone, molto incisiva di breve durata, ma basta  quel poco per arrivare al sesto brano e, capire che questa band non scherza! dopo poche battute iniziali, ecco ritornare una batteria martellante accompagnata da chitarre acide e ben decise a segare via i timpani dalle orecchie con qualche breve solo, giusto per non farci mancare nulla! nella parte centrale alcune parti atmosferiche strozzate senza pensarci due volte dai nostri,e giù fino alla fine, alternando brevi stacchi a ritmiche tecniche strumentali incessanti,ed un growl deciso, freddo, come la morte.

Si arriva così alla settima song,e nuovamente scendiamo nel baratro atmosferico ricercato, sussurri miscelati dalle atmosfere delle tastiere, pronte a rivelarci altro/oltre, e quando sembra tutto maledettamente stabile....ecco sparire ogni tipo di calma apparente per dar spazio ad un'ottava song in grado di decimare in un nanosecondo tale viaggio, così da ri-catapultarci nel brutale tecnicismo della band,pochissimo spazio ai soli e giù! con un batterista che non te lo manda a dire, seguito dalle lame a sei corde,un basso sempre ben presente, ed un growl in grado di districarsi abbastanza bene da questo martello pneumatico, soprattutto nella parte finale, c' è poco da aggiungere.

Arriviamo così alla nona canzone del disco, e tutto sprofonda nuovamente in un altro luogo...non c è spazio nè tempo qui.

L' ascolto ritorna su diversi piani atmosferici, con qualche sfumatura elettronica, il vocale somiglia ad una nenia,e mentre si è lì presi....booom! 

Và ad esploderti in volto la decima song per riportarti sull'estrema via per la prima parte del brano, poi ritorna il martello pneumatico ma,questa volta basso e chitarre rallentano il passo lasciando spazio al growl gutturale e ben deciso del cantante,nella parte centrale possiamo ascoltare uno dei pochi soli presenti nel disco, dopodichè giù! si torna al massacro,intervallato da sequenze ritmiche degne di nota, fino al termine con finale dove la voce narrante lega l'ascoltatore.

Ed eccoci giunti all'undicesima song,nella prima parte ben poco sembra cambiare,ma questi qui, la sanno lunga! ed eccoli farci ripiombare in un'altra dimensione, cala l'ascolto ma non la vibrazione! Una base leggera elettronica,atmosfere e chitarra acustica per un finale che bè..qui c è solo che da complimentarsi per questa/e scelta/e,coraggiosa/e,con un senso ben definito ed in conclusione, un mantra del tutto personale a mio avviso.

 

Sxorpious

75/100