24 AGOSTO 2017

Come poco tempo fa con i Mind Affliction, ci ritroviamo nuovamente a recensire un’uscita discografica della label ucraina Metal Scrap records. Si tratta questa volta degli Underdamped System, meglio noti semplicemente tramite l’acronimo UDS.  Secondo l’etichetta promotrice, i nostri, band polacca di Częstochowa, sono dediti ad un groove metal dall’elevato tasso tecnico, ma in verità è una classificazione che non calza propriamente a pennello. Si tratta piuttosto un metal moderno, che prende dagli svedesi Meshuggah e dalla recente scuola djent, figlia dei suddetti scandinavi. La componente prettamente “groove”, e quindi divertente, quasi commerciale, invece, manca. Nonostante siano attivi da quasi un decennio, il debutto sulla lunga distanza degli UDS arriva solo nel 2016, con questo Phantom Pain, realizzato sia in formato digitale che su CD digipak, ed accompagnato da un bell’artwork digitale, coerente con il genere musicale proposto dal combo dell’Est. La line-up che ha composto e registrato l’album è composta da Kamil alla voce, Jaca e Kargul alle chitarre, Radek al basso e David alla batteria.
Phantom Pain è composto da 8 tracce più intro, ed è realizzato come un tutt’uno, dove il pezzo precedente confluisce nel successivo senza interruzioni. L’analisi track-by-track non è semplicissima, per via della grande omogeneità dei vari brani, ma il tentativo è d’obbligo. L’apertura è, per l’appunto, affidata a Phantom, intro dove rumori sommessi ed un riff di chitarra ovattato fanno da apripista al primo vero brano, Prophecy, il quale mostra fin da subito una band dal suono compatto e moderno, un basso ben in evidenza e accordature notevolmente ribassate. I ritmi cadenzati sono una caratteristica fondamentale che traspare dal brano, e che accompagnerà l’album fino alla sua conclusione. Sembra di fatto di ascoltare una versione monotona dei Meshuggah, con il singer Kamil intento a ricalcare pedissequamente le qualità del ben più noto Jens Kidman, pur senza possederne la versatilità. Prophecy mostra inoltre un buon songwriting da parte dei polacchi, nonché una grande attenzione alla produzione. Non per nulla, Phantom Pain è stato registrato negli Hertz Recording Studios di Białistok, già “casa” di fenomenali band connazionali come Behemoth e Decapitated. Il brano successivo, Abyssus, può ricordare una versione più aggressiva, ma meno talentuosa, dei Tool. In verità, non è niente meno che una fotocopia del precedente, con un vago accenno di breakdown à la metalcore, e con il singer sempre più statico, per via del suo growl strozzato. Una valutazione non dissimile può essere affibbiata al quarto brano Legacy, aperto da un riff lentissimo ed ultra-ribassato, al limite dello slam. Si tratta complessivamente di un buon brano, ma non molto adeguato ad esibizioni dal vivo, per via di un intermezzo strumentale che, benché riuscito, è probabilmente troppo prolisso. La storia si ripete con la successiva Coffin (Lid Encryption), leggermente più “attivo”, tale da scatenare un lento headbang. Giunti a metà del percorso, la staticità dei brani risulta piuttosto pesante, e limita la godibilità della musica, ottima se presa a piccole dosi. Il discorso quindi non cambia con le successive Device (dove pare di ascoltare i Goijira di From Mars to Sirius), Wrath (più violenta, dove viene mixato un cantato tradizionale a vocals effettate), e le conclusive Exile e Pain, rispettivamente la più lunga e la più breve del lotto, che non cambiano tuttavia le carte in tavola.
Come già detto in apertura, l’eccessiva omogeneità dei brani non permette di identificare un highlight che possa farsi portabandiera dell’evoluzione futura della band. Tuttavia, a differenza di ciò che può sembrare leggendo queste righe, il giudizio è tutt’altro che negativo. In Phantom Pain infatti, la band mostra una buona capacità di scrittura, seppur non sfruttata a dovere, ed i margini di miglioramento sono notevoli e raggiungibili. Aumentando l’eterogeneità dei brani, ed evitando la dilatazione, talvolta eccessiva, degli intermezzi strumentali, sarà facile per gli Underdamped System realizzare un ottimo secondo album, che possa superare i pochi ascolti, e che non venga dunque lasciato a prender polvere sul nostro scaffale dei dischi.

 

Luigi Scopece

 75/100