8 NOVEMBRE 2017

Band: varie (17)

Album: Witchery Flames Of Underground Lust

Etichetta: Metalscrap Records

Rilascio: 17 Giugno 2017 (in Europa)

 

Usciamo per un attimo dagli schemi e dalla monotonia delle recensioni “generiche” che vi proponiamo ogni giorno, per parlarvi di un disco più particolare. Un album che l’etichetta discografica “Metalscrap Records” ha voluto creare, in cui sono accorpate 17 brani di band Metal, facenti parte dell’esercito che compone l’underground odierno, provenienti da tutto il mondo, vale a dire Australia, Grecia, Nord Africa, Polonia, Russia, Ucraina e USA. Una compilation dal carattere accattivante, feroce e cruento, la quale non solo è un buon auspicio per le band a farsi conoscere e pubblicizzare la propria discografia, ma anche perché abbiamo trovata interessante l’idea di miscelare sotto-generi del Metal in un solo album e poter godere di ogni singolo brano, adattandone l’ascolto e, logicamente, l’aspetto critico!

Tutto questo è tenuto celato dal nome dell’album, intitolato “Witchery Flames Of Underground Lust”, nel quale siamo deliziati da un anti-pasto a base dell’energico Groove Metal con influenze decisamente Symphonic dei “Drukroll”, band che, con il loro brano “The Loop of World Creation” mettono benissimo in mostra la loro capacità nel fondere il groove grossolano alle delicate sonorità della tastiera, il tutto capitanato da un abile cantato in “falso cordale”. La traccia successiva “The Fall” è una bella macinata a base  di Thrash Metal nudo e crudo, generato dalla band brasiliana “Psycophobia”, i quali ci hanno  sorpresi non solo dal punto di vista tecnico ma anche a livello di registrazione e di mixaggio in studio. Non parliamo di chissà quale innovazione del Thrash, ma capiamo che in ciò che vogliono proporre, i ragazzi ci sanno davvero fare! La sfilata delle lame affilate dell’underground prosegue con gli “Aeternus Prophet” direttamente dall’Ucraina che grazie al brano “White Rot of Missing Thoughts” ci insegnano l’arte del Death/Black Metal fatta alla vecchia scuola: ritmiche oscure in sedicesimi, blast-beat batteristi devastanti ed una tecnica vocale in un feroce “growl” che mette i brividi! Gruppo davvero da tenere d’occhio! Quando sembra che la nostra compilation voglia darci un po' di tregua con il pezzo successivo “Ungrateful Fate”, in cui percepiamo subito le sinfonie di un Gothic Metal, veniamo sopraffatti dalle sfrecciate di un potente Black Metal e (ovviamente) da una satanica voce in “scream”, ci accorgiamo di essere arrivati ai nostri “Hortus Animae”, band Black/Gothic Metal nata a Rimini, la quale costituisce nell’album, a nostro avviso, una discreta capacità dell’underground italiano di proporre Black Metal, anche se, anche questo caso non parliamo di un genere scoperto ieri. Scopriamo, con il quinto brano “Don’t Panic”, che siamo ben dotati anche in fatto di Heavy/Thrash Metal molto, ma molto “old school”; questo grazie ad una delle band, ossia i “Sabotage”, questi maestri del vecchio Metal ci fanno sognare! Per i più vecchi e patriottici metallers, questo pezzo è sicuramente una pietra miliare di cui tener davvero conto! Possiamo davvero riposare un poco i timpani con gli “Estate” e la loro “Hero”, la quale si riconosce immediatamente il sound e le influenze Power/Heavy nel modo più classico e contornate dalle note dei synth. Rimaniamo, tuttavia, leggermente delusi dal fatto che il brano è piuttosto scontato nonostante, sia, in questa moltitudine di sfrecciate, un “time out” per i nostri timpani. Si passa ai “One Step Beyond”, band belga, la quale riesci a distaccarsi dal muro di suono delle tracce precedenti per deliziarci delle note ballate e di stampo Folk, con qualche influenza Heavy/Punk; band particolare a nostro avviso e che potrebbe sorprendervi! E’ poi il turno dei “Brokdar” e della loro “Lycanthropy”, in cui siamo di nuovo assaliti dalla badilate Death/Black ma con qualche aggiunta saltuaria di armonie melodiche e sormontate da una voce i scream e growl. Gli americani “Phantasmal” proseguono con le incessanti martellate del loro Thrash/Black, grazie al brano “Specter of Death”, fatto sì alla vecchia maniera degli anni ’90, ma con dei suoni decisamente più moderni. Ritroviamo un attimo di “pace” con i “Sunlight”, che ci ristorano con del buon Heavy, con motivetti provenienti dal mondo del Folk. Ma quando pensiamo che le sfrecciate Black siano finite ecco che ci imbattiamo nell’ascolto dei “Dark Morok”, altra band Black ma con pesanti influenze Thrash. C’è da considerare che a questo punto della compilation ogni brano di stampo Black ci sembra ormai monotono e ripetitivo, forse anche davvero troppo! Come se non bastasse al dodicesimo brano veniamo travolti dall’Ambient Black Metal degli americani “Nihilistinen Barbaarisuus”, con l’allegra traccia “The Child Must Die”, tra l’altro di corta durata ma di impatto distruttivo. L’atmosfera si tinge di un massiccio e poderoso Thrash/Death all’ascolto di “Final Warhead Blast” della band “Strident”, la quale riesce a farci scapocciare e sentire l’energia uscire da ogni poro! Turno, poi, degli “Xpus", band nostrana da Bergamo dotati di uno spessissimo muro sonoro Death/Black Metal, anche se il sound della batteria (specie sul rullante) non ci sembra accompagnare benissimo le sfrecciate della sezione chitarra/basso. Se siete amanti del sound più innovativo, invece, non potranno che piacervi i “Grenouer", band Russa la quale ci incuriosisce parecchio grazie ai suoni  moderni che dispone il loro singolo “No Sence Aligned", accompagnato da un ritmo batteristi decisamente spostato e che dopo pochi minuti diventa piuttosto noioso e monotono. Altra band russa che ci ha deliziato con l’ottimo Heavy/Power sono i “Divine Weep", in cui gli acuti altissimi, i giri ritmici melodici e la cura dei suoni in fase mixing ci portano ad apprezzare anche questi ragazzi. Finiamo la carrellata di pezzi spezza-collo con gli ucraini “Ungrace" e la loro “Dead Ugly Hearts", traccia dai suoni super pesanti ed accordatura bassissime, che compongono i massiccio muro del loro Deathcore, tra l’altro molto definito e mixato alla grande.

Insomma, questo “Witchery Flames Of Underground Lust" si è rivelata per noi una dimostrazione di forza brutale, di ondate di decibel che hanno divorato i nostri timpani. La pecca davvero grave e considerevole è la presenza super-abusata, a nostro avviso, di gruppi dal carattere Black, i quali, sicuramente compongono una parte fondamentale per una delle compilation più feroci, ma se ci fosse stato più “mescolamento” tra vari generi probabilmente sarebbe stato meno monotono, noioso ed assillante, da questo punto di vista. 

Dipende anche dai vostri gusti: volete band Heavy/Thrash di vecchio stampo? I Sabotage, i Dark Morok e gli Strident fanno al caso vostro! Avete voglia di un sound, invece, più moderno? Ok, filate ad ascoltare gli Ungrace, i Grenouer, i Divine Weep o i Druknroll. Volete il Black più violento e spartano che ci sia? Prendete tutte le band restanti!

  

Simone Zamproni

78/100