Nel 2015 nuova band melodic death metal entra a far parte di un’assai contenuta lista di vari gruppi underground di Roma. Si parla dei 5Rand, nati da un’idea di Pierluigi Carocci. La band propone alla voce Julia Elenoir, cantante che esordisce con importanza attraverso questa formazione. Nel 2016, dopo essersi stabilizzati in lineup, pubblicano il loro debut full-length, “Sacred/Scared”, firmato My Kingdom Music. Il prodotto giunge composto delle canzoni proposte ai primi concerti, dove già Julia ha potuto giostrarsi con i suoi duri e “strazianti” vocalizzi, non molto dissimili da quelli di Vegard Sverre Tveitan (Ihsahn) e Alissa White-Gluz (Arch Enemy).

“Sacred/Scared” si compone di dieci brani, dove in ognuno di essi vi risuona puro melodic death metal, non molto artificioso. Concentrato soprattutto sull’atmosfera, il delirio ha inizio con “Behind the Doors of Sin”, dove archi, fiati si mischiano a terremoti, echi di morte, respiri di solitudine e marce verso elementi che richiamano l’oscurità. Subito dopo, arriva “Erase” a spezzare questa trama di morte, brano annunciato dai potenti arpeggi di chitarra di Pierluigi Carocci, accompagnati dal basso di Riccardo Zito e la rullante batteria di Francesco Marroni. Di modesta lunghezza, il brano non si compone di un particolare tecnicismo – così come tutti gli altri – nei riff e nei blast-beat, tipicità riscontrata specialmente negli assoli di chitarra. Questi ultimi non appaiono così complicati nell’esecuzione, quanto più complicato e complicante, in un certo senso, siano scream e growl di Julia. Acuti, dilanianti e dilaniati, stupiscono l’ascoltatore, totalmente colpito da quest’aura di violento e angoscioso tormento, che ora sembra provocare ed ora sembra “autocommiserare”. In seguito, si giunge al tema del doppio di “Fuck – Smile”, scandito soprattutto nel primo intermezzo dove la tonalità passa da Re bemolle ad un Re puro, sempre ovviamente in scala minore. Qui, la voce pulita si avverte più chiara (perché non accompagnata da cori growl) e cristallina. Segue “Paint of Pain”, un vero e proprio “dipinto del male” che, nello stile musicale, ricorda il post-death metal dei francesi Eths. Non si può che capire meglio il brano guardando il videoclip ufficiale, fatto di immagini claustrofobiche e angosciose, dove sangue e ferite non possono mancare. Somiglianza agli Eths che si fa più viva nel successivo “Cordyceps”, anch’esso videoclip ufficiale, baricentro dell’album dei 5Rand, nel quale tirano fuori tutti i loro assi nella manica. Intermezzi frapposti in groove tecnici e riff solistici di chitarra meno marginali che nel resto dei brani. Con “Blessed” ci si riavvicina a quel melodic death metal tipico degli Arch Enemy, ed è un brano forte dal punto di vista del testo. Le parole più violente e aggressive vengono esposte in questa veloce traccia, che farà da introduzione a “Preacher of Lies” e “Drowning into Insanity”. Tracce simili dal punto di vista stilistico, vedono i 5Rand sfoderare dardi continui, che forgiano il loro stile non troppo tecnico. L’album termina con “The True Death Show” e “Narcolepsycho (Silent Scream)”, brani di breve durata e volti a rappresentare lo scagliamento di ultime frecce letali. Il primo brano è un veloce concetto di musicalità aggressiva, come ripetutamente specificato, frenata e scandita con forte sottolineatura nella seconda, strumentale e conclusiva.

Nel complesso, i 5Rand sanno cosa vuol dire “esordire coi fuochi d’artificio”. Lo stile quasi proprio della voce di Julia fa da ottima trama ad una strumentazione impeccabile (con le conferme dei video dei loro live), formata da uomini che sanno il fatto loro. Affidato nelle mani di Marco Mastrobuono della Kick Recording Studios e di Mika Jussila del Finnvox [due realtà completamente opposte, ndr], “Sacred/Scared” rappresenta lo Spleen e l’Idéal del melodic death metal. Si può, certo, affermare che spesso l’univocità di uno stile, poco vario di brano in brano, spesso potrebbe rivelarsi non un’ottima soluzione all’intrattenimento, con maggiori possibilità che quest’ultima, anzi, possa allontanare dall’ascolto un ipotetico auditore, più sincretico e meno radicato su una o due sole ed uniche essenze. Ci si affiderà, quindi, al caso per le prossime scelte che detteranno gli assiomi fondamentali del secondo ed ipotetico album. Nel mentre, per tutti i fan degli Arch Enemy, dei Dark Tranquillity ma anche dei Dark Lunacy e degli Eths, questa release sarà di loro gradimento.

 

 

Alexander Daniel

72/100