27 DICEMBRE 2017

line-up:

Marco Kehren – Chitarra, basso, voce

Steve Wolz – Batteria

Markus Stock – Tastiere

Chi è amante delle sonorità pesanti e cupe tipiche del black-death metal avrà sentito sicuramente parlare dei Deinonychus. I Deinonychus sono una band olandese in attività da circa 25 anni che dopo dieci anni dall’ultima uscita discografica hanno pubblicato questo album: “Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide”. Già dal titolo la band ci fa intuire che l’ascolto di questo CD “ci lascerà esamine al suolo, trasportandoci giù in una spirale infestata da omicidi, vendetta e suicidi” per citare le parole del fondatore Marco Kehren. L’album è composto da 8 tracce: l’apertura è affidata a “Life Taker” che ci colpisce senza preavviso fino ad arrivare ad uno stop di un paio di secondi per poi riprendere con un riff di chitarra ripetitivo e Blast Beat, che creano un’atmosfera perfetta per quello che sembra un monologo del cantante Kehren. Negli ultimi minuti si aggiungono cori che accompagnano la linea vocale di Marco rendendo tutto ancora più sinistro. La chiusura è quasi catartica: la batteria e le chitarre lasciano spazio ai cori e alla tastiera, lasciandoci qualche momento di “pace dopo la tempesta”. Giusto il tempo di riprendere fiato e “For This I Silence You” ci travolge con tutta la sua oscurità. È un crescendo di rabbia e rancore, che la voce del frontman interpreta benissimo, accompagnato da ritmiche, all’inizio più cadenzate, poi sempre più pressanti. Nella traccia successiva, “The Weak Have Taken The Earth”, Kehren offre forse la prestazione migliore dell’album. Ascoltandolo possiamo effettivamente calarci in un turbinio di sofferenza e sentimenti d’odio. In “Buried Under The Frangipanis” risalta sicuramente la prova del cantante e l’intermezzo voce-tastiera. “Dead Horse” inizia con un arpeggio di chitarra sul quale si posa una voce “demoniaca” che ci accompagna fino a circa metà canzone per esplodere fino a chiusura. In “Dusk” la voce si fa ancora più bassa e cupa; verso le metà della traccia ci imbattiamo in una feroce sterzata che aumenta vertiginosamente le ritmiche fino a raggiungere l’apice con la chiusura. I ritmi si abbassano, ma la l’intensità non cala assolutamente, in “There Is No Eden” l’album conclude in tutta la sua violenza con la finale “Silhouette”, lasciandoci veramente esamine. “Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide” rispetta le premesse; è un viaggio nella tristezza, odio, violenza e depressione; tutti sentimenti che la voce di Marco Kehren riesce ad interpretare benissimo.  La voce del Frontman è sicuramente una delle cose migliori dell’album, non tanto per la tecnica e le linee vocali, ma sicuramente per la capacità di interpretare in maniera magistrale le liriche delle tracce. Quest’ opera si colloca benissimo nel genere di riferimento (forse fin troppo), c’è tutto quello che ti aspetteresti da una band death-black metal. Questo sicuramente influisce nel mio giudizio: un buon disco ma che non riesce a fare quel passo in più per essere un ottimo disco.

 

Claudio Buricchi

70/100