18 GIUGNO 2017

Il 1996 è una data significativa per l’Italia, in particolare per la Basilicata. In quell’anno nascono gli Ecnephias, band annoverata fra “le più occulte dello Stivale”, da un’idea di “Mancan”, l’attuale cantante e chitarrista. I primi approcci della band si ispiravano palesemente al death/doom metal su uno stile proprio, che può ricordare i primi momenti nefandi degli Amorphis o dei Tiamat per dare un’idea. L’oscurità pristina degli Ecnephias si ritraduce in musica 9 anni dopo la nascita della formazione, nel demo “November” (2005) e nel primo album “Dominium Noctis” (2007), firmato Nekromantik Records. Streghe bruciate, occultismo medievale e magia nera sono solo una parte delle tematiche affrontate nei testi delle canzoni degli Ecnephias. Il death/doom diventerà death/black metal con l’EP “Haereticus” (2008) e il secondo album “Ways of Descention” (2010), uscito con la Code666 Records, quest’ultimo con approccio più dark. Tralasciando i mutamenti continui di lineup (di cui ci si appresta a ricordare solo l’ingresso del tastierista e pianista, Davide “Sicarius Inferni”), la definizione finale della band arriva con “Inferno” (2011) – Scarlet records – e “Necrogod” (2013) – Code666 Records. Gli Ecnephias sperimentano unioni quasi smodate fra influenze melodic death/black metal e dark rock anni ’70 e ’80, dove con le varie canzoni si mescoleranno – ai miti medievaleggianti – suoni d’atmosfera fatta derivare da un forte gusto per l’esotismo e per la poesia splenetica. L’arrivo di “Ecnephias” avverrà nel 2015, decennale dell’uscita della prima release, con la sottoscrizione alla My Kingdom Music. Lo stile di questo self-titled è tale a quale a quello degli album precedenti, potenziato su alcuni sample di batteria ed effettistica in synth, ma dove già si sperimenta un dark rock sempre più incombente, tipico quasi totalmente del secondo e recente album uscito per la My Kingdom. Si parla di “The Sad Wonder of the Sun” (2017). Dall’esordio dell’album già si comprende che gli Ecnephias intendano quasi cambiare genere, sperimentando intensamente su un programming di sample di batteria elettronica, regalando all’ascoltatore una formidabile “Povo de Santo”, un’inaspettata “Gitana”, una misteriosa “Sad Summer Night” e diverse altre poco canoniche nei confronti dell’attitudine musicale della band di Potenza. Arpeggi di chitarra più rock che metal, batteria elettronica, tastiere ed effetti speciali continuamente evocativi ed un timbro di voce caldo ed echeggiante guideranno l’ascoltatore per territori misteriosi, ora ventosi, ora calorosi, ora oscuri e morti, ora vivi e luminosi. Veri e propri “fiori del male” alla Baudelaire, dove amore, odio, voodoo e terre desolate saranno l’ordine del giorno. Nel complesso, senza dilungarsi più di tanto sugli aspetti tecnici, lasciando un po’ sulle spine l’ascoltatore, gli Ecnephias sfornano un album magico, sorprendente e, al contempo, un po’ anomalo. Il primo ascolto lascerà sicuramente perplessi fan di Ecnephias di Inferno e Necrogod, abituati a note più gothic metal che dark rock alternativo e sui generis. Tuttavia, specialmente in brani del tutto eterodossi come “The Lamp”, “Nouvelle Orleans” o “Maldiluna”, si riesce ad avvertire l’empirismo tipico degli Ecnephias sperimentali, come già lo sono stati all’epoca con Haereticus e Ways of Descention. Le note a favore, dunque, sono il sapersi destreggiare con i rinnovi anche solo parziali dello stile musicale, passando da somiglianze con Amorphis e Type-O-Negative ad analogie con The Smiths e Joy Division, quasi ad immaginarne una fusione generale fra i quattro. In breve, gli Ecnephias sono e resteranno una band che lascerà sempre interdetti (positivamente) i suoi fan, disegnando universi del tutto inattesi, ma che meritino come minimo una seconda rivisitazione anche per essere apprezzati nella loro completezza. Altro? Al di là che l’attività artistica di Mancan continui a conferirgli miglioramenti dal punto di vista della tecnica di canto, che la lineup sia cambiata spesso ma non abbia influito negativamente sull’uscita finale del prodotto Ecnephias, partendo dal presupposto che sulle scelte artistiche non si debba discutere se non semplicemente affermare la propria a riguardo e senza distruggere, si rimarca giusto una piccola nota di natura tecnica in “Nouvelle Orleans”. Il brano esordisce quasi in arpeggi chitarristici ska punk, che quasi paradossalmente indurrebbe in un sorriso divertito l’ascoltatore, che mai si sarebbe aspettato dagli Ecnephias anche una semplice influenza di qualche secondo di questa tipologia musicale! Inoltre, si rimarca anche la necessità di ricordare che, essendo un album che faccia molto pensare ad un approccio sperimentale, questo induce l’ascoltatore ad avere più curiosità riguardo le intenzioni prossime della band, soprattutto se continuino a suonare con questo stile ancora per molto o se rimodifichino nuovamente il loro spettrogramma musicale. Tutto da vedere, insomma.
Per il momento, come assaggio delle nuove chicche sfornate dagli Ecnephias, è reso disponibile il videoclip ufficiale della settima traccia, “Quimbanda”, dalla quale si può continuare con grande piacere ad essere deliziati di parti di canzoni cantate in italiano, per non dimenticarci che anche il Belpaese possiede i suoi mostri atti a divenire sacri, un giorno.

LINEUP:
Gianfranco “Mancan” – voce, chitarre (programming)
Davide “Sicarius inferni” – tastiere, pianoforte
Emilio “Demil” – batteria
“Nikko” – chitarre
“Khorne” – basso
Raffaella Cangero – voce femminile (tracce 2 e 7)

TRACKLIST:
1. Gitana
2. Povo de Santo
3. Sad Summer Night
4. The Lamp
5. Nouvelle Orleans
6. A Stranger
7. Quimbanda
8. Maldiluna
9. You

 

Alexander Daniel
86/100