13 AGOSTO 2017

Nome: Eva Can’t

Genere: Dramatic Metal

Nazione: Italia (Bologna)

Formato: full-length

Ttitolo: Gravatum

 

Tracce:

1. L’Alba Ci Rubò Il Silenzio (11:02)

2. Apostasia Della Rovina (05:25)

3. La Ronda Di Ossa (07:45)

4. Oceano (06:20)

5. Terra (06:41)

6. Gravatum (08:40)

7. Pittori Del Fulgido Astratto (16:21)

 

Membri: 

• Simone Lanzoni (voce e chitarra)

• Luigi Iacovitti (chitarra)

• Andrea Maurizi (Basso)

• Diego Molina (batteria)

 

Il progetto italiano Dramatic Metal Eva Can’t nasce a bologna, nel 2009, contraddistinguendosi immediatamente dalla concorrenza per un sound pressoché mutevole e disancorato da un genere preciso e ciò rende la band originale e capace di incuriosire. L’attenzione per la band ad ogni minimo particolare emerge subito dal nome di essa stessa, che a quanto pare, indica un limite umano invalicabile: la morte. Nel “curriculum vitae” di Eva Can’t vi sono solo full-length per ora, il debut album ha come titolo “L’enigma Delle Ombre”, forgiato il 10 settembre 2010, si tratta di una raccolta di 10 tracce in grado di garantire un ascolto di ben 40:25 minuti. Solo un anno dopo, il 18 ottobre 2011 il progetto bolognese torna a stupire con un nuovo full-length intitolato “Inabisso”, una raccolta di sei tracce per una durata complessiva di 42:26 minuti. Dopo una relativa pausa, l’11 aprile 2014, Eva Can’t producono il terzo album, denominato “Hinthial”, lavoro avente in se dodici tracce che accompagnano l’ascoltatore per 38:56 minuti. Arriva poi il vero pezzo interessante tra tutti gli album creati dal progetto italiano: “Gravatum”, realizzato il 14 giugno 2017 risulta essere attualmente la creatura più prolissa di Eva Can’t, un’ora di puro delirio diviso in sole sette tracks. Prima cosa che assolutamente salta all’orecchio (e forse anche innegabile) é la particolare cura che la band ha messo nel creare le soluzioni evidentemente ricercate formando un particolare stile cupo, reso quasi funereo da alcuni toni se non fosse per la lieve luminosità che di tanto in tanto emerge da alcune note.  Il quarto full length di Eva Can’t risulta essere un armonico connubio tra musica teatrale e drammatica, adornata da atmosfere meste che trasmettono una dolce e pacata tristezza. Se nei due album precedenti si avevano toni ben più aggressivi tendenti al Melodic/Technical Death Metal, in quest’ultimo le melodie vengono smorzate ed i riff donano musicalità ben più pacate, tendenti all’Atmospheric e Progressive. Cambiamenti simili spesso portano a pensare che nelle menti dietro al progetto possa esserci confusione, ma questa é una di quelle novità che può piacere, poiché l’oscuro album che si presenta cala i sipari di una tenebra mentale per far poi uscire l’ascoltatore da un luminoso tunnel e subito lo spinge violentemente rigettandolo nel profondo baratro della disperazione. Cosa da ammettere ed inaspettata é che nelle tracks create dal quartetto italiano la nostrana lingua si abbina veramente bene e fornisce ad esse una sorta di grazia poetica che non tutti i progetti sanno far emergere, facendo dalla musica un’apprezzabile liricità migliorata ovviamente dal cantato di Simone Lanzoni. Unica osservazione é che tutta la grazia dei malinconici riff viene offuscata da una parte recitata non molto gradevole poiché non si addice particolarmente alla maestosità delle soluzioni, sembra troppo “moderna”. Il difetto tuttavia non conta molto dato che non da tutti sarà considerato tale ed oltretutto é coperto da una minuziosa ricercatezza compositiva ed attenta e da un buon lavoro di mix e mastering, mediante la quale si ha un’eccellente risoluzione audio e strumenti ben equilibrati tra loro. Un famoso detto dice: ”Chi ben comincia é a metà dell’opera” difatti Eva Can’t sono a buon punto nella scalata al vero successo, che é quello interiore, dato dall’apprezzamento dei brani da parte del pubblico. L’apparente stato di tristezza iniziale viene colmato alla conclusione di “Gravatum”  da un forte senso di appagamento per aver ascoltato qualcosa di buono e non aver sprecato tempo. Eva Can’t sta percorrendo bene un sentiero fatto di dossi e di ostacoli.

 

Giulia De Antonis

79/100