Che cos’è l’emozione se non un viaggio metaforico, introspettivo e immaginifico, riconducibile ad un’alchimia catalizzatrice evanescente ma percettibile? Attorno a questo complicato artificio di labirintici ragionamenti, la formazione bolognese In Tormentata Quiete propone la loro traduzione in melodic black metal dal 1998. Sin da subito con i loro primissimi lavori, il demo autoprodotto “I tre attimi del silenzio” (2001) e il debut album – uscito con la label sarda Dawn of Sadness – “In tormentata quiete” (2005), dimostrano di saper concretizzare l’intenzione di ricreare in un particolarmente “estremo” melodic black metal un letterale terremoto di meditazioni, passioni ed esaltazioni di innumerevoli concetti riguardo l’anima e la percezione umane, il tutto fuso ad un richiamo di composizioni e contaminazioni che rendono i brani della band quasi tradizionali e impressi di Italia. Dal 2009, In Tormentata Quiete osserverà release con la nota My Kingdom Music (5Rand, DragonHammer, Infernal Angels, Symbolyc, ecc…), facendo uscire nello stesso anno il secondo album, “TeatroElementale”, dove la band raggiunge l’apoteosi col suo melodic black metal estremo. Dal 2012 al 2014 è il periodo dei colori per la band emiliana, poiché, oltre ad aggiungere una seconda voce principale femminile, In Tormentata Quiete fonderà il tema dei colori col tema dei cinque sensi, radicato nelle percezioni creanti nuove emozioni. Le release che trattano questi argomenti sono “Il profumo del blu” (EP autoprodotto nel 2012) e “Cromagia” (terzo album uscito nel 2014). La notorietà della band bolognese aumenta con diversi release party in Italia, nei quali tuttavia non sfuggono alla loro esecuzione alcuni brani promozionali di “Finestatico”, quarto album programmato per la sua uscita in data 16 giugno 2017, per conto  della label campana (Salerno) My Kingdom Music.

Se con “Cromagia” la band tendeva ad assumere le sfaccettature più quiete di un heavy rock influenzato dal gothic metal, “Finestatico” esordisce sin dalle prime due tracce, “Zero” e “Sole” come un tentativo di riprendere un più embrionale melodic black metal. Questa volta, le influenze maggiori sono l’avant-garde metal e il tema principale è l’astronomia. L’emotività dell’uomo, in questo caso, deriva dalla percezione di spazi imprescindibilmente inavvertibile nella sua fisicità e che, per tale ragione, causi nient’altro che parossistiche considerazioni circa il desiderio di ascendere all’universo. In seguito, la lenta e scossante “R136a1” delizierà l’orecchio dell’ascoltatore narrando storie monologate connesse con l’omonima e nota stella più luminosa del sole. Il breakdown di chitarra ad intermezzo fra ritornello e strofe conferiscono al brano tonalità più tendenti ad un moderno e, inevitabilmente, quasi “adolescenziale” in quanto ricordi le medesime ritmiche del metalcore o del deathcore. Passando a “Eta Carinae”, che nella realtà astronomica è un’ipergigante blu, fra le più massicce del Sistema Solare, la voce di Irene Petitto introdurrà le “danze cosmiche” e il monologo della seconda voce maschile, Simone Lanzoni (Malnàtt). La traccia è fra le più lunghe dell’album, ed attorno il quarto minuto raggiunge l’apoteosi con un meraviglioso passaggio symphonic di clarinetto dell’ospite Irene Panfili, seguito poi dal tocco di tastiera di Antonio Ricco, momenti che non lasciano all’oscuro il marchio di fabbrica tipicamente italiano nella percezione della composizione di questi. A seguire vi è la venuta di “Sirio”, quinto brano dell’album. Sirio è la stella bianca più luminosa del Sistema Solare, ne consegue che il brano debba risultare fra tutti il più “virtuoso” dell’album, come così sarà nelle influenze avant-garde e progressive metal poste a metà della canzone. Sirio è anche la personificazione del primeggiare fra tutti, ma è soprattutto per questo che In Tormentata Quiete la presenta come la “guida di tutti”, in aria, a terra, in acqua, ovunque vi sia possibile l’arrivo della sua luminosità. Il sesto brano, “RR Lyrae”, è invece influenzato dal più gotico dei doom metal e precede la fine dell’album. La magnifica composizione, come la comune visione di stelle simili alla RR Lyrae, si prefigge di connotare l’immaginato sotto un tetto di stelle, un cielo illuminato ed una situazione in cui l’emozione principale sembri essere l’amore. Un amore che si conclude con “Demiurgo”, la personificazione della creazione dell’”arrivabile” terreno, di quello che viene denominato dalla cultura cristiana come “Dio”. L’immagine e somiglianza di questo demiurgo con l’uomo è posticipata idealmente da una traccia ambient (scritta e prodotta da Luca Gherardi) fatta di suoni in mi minore, cadenzati e rievocanti disegni di polvere stellare, nebulose e agglomerati planetari. Questa cosiddetta “creazione” viene annunciata dalle tre voci, in cacofonia, di Marco Vitale, Irene Petitto e Simone Lanzoni, conferendo a “Finestatico” un finale quasi a sorpresa, da cui non si può fare altro che desumere il vero fine statico racchiuso nell’ambient, nell’idealizzazione conclusiva di uno pseudo-processo al contrario nella percezione del cosiddetto “nulla”.

Nel complesso, l’album è un grande passo in avanti da parte della band, che dimostra di essere maturata tanto dal punto di vista stilistico e di essere in grado di competere liricamente con temi quali l’astronomia, lo spazio, le stelle e le nebulose. Non solo, ma il filo conduttore resta sempre la percezione umana intesa come emozione, impresa normalmente difficile anche per uno scrittore “post-contemporaneo” (non si nega che, talvolta, il ricorso a Wikipedia per alcune informazioni di tipo nozionistico sono state rielaborate dalla band e riportate tranquillamente nei brani, a scopo semplicemente informativo). Tuttavia, se considerata tecnicamente la materia del mixing generale delle tracce, ci si potrebbe accorgere di una leggera discesa di qualità, che va quasi a saturare i suoni di alcuni “piatti” in batteria e le chitarre. Nulla di così grave, in fondo, per i bolognesi In Tormentata Quiete, che garantiscono alla discografia un bell’album, ricco di influenze musicali (si possono citare Ne Obliviscaris come Maladie, Subterranean Masquerade o Fleshgod Apocalypse), attorno il principale melodic black metal, e di un’abbondante pluralità di temi affrontati, la giusta decorazione per un disco così pieno di entità.

 

LINEUP:

• Maurizio D'Apote – basso

• Francesco Paparella – batteria

• Lorenzo Rinaldi – chitarre

• Antonio Ricco – tastiera

• Marco Vitale – harsh vocals

• Simone Lanzoni – clean vocals

• Irene Petitto – voce femminile

• Irene Panfili – clarinetto (guest member)

 

 

Alexander Daniel

76/100