La band Infernal Angels prende vita a Potenza nel 2002 da un’idea di Massimo “XeS” Chiarelli (voce), dalle ceneri di Hell Burn (primo nome assunto). Il passato di questa formazione è ignoto, pur essendo chiara la devozione al black metal. Non a caso, la Basilicata da sempre offre fra i migliori nomi sul campo, come gli ex Nefertum, gli Obscure Devotion o i Flamen. Gli Infernal Angels sono all’attivo con due demo, un EP e ben quattro album in studio. Seppur i primi tre risuonino ancora alla forma pristina del black metal – con tonalità ancora raw e “marce” di oscurità feroce, oltre a ricordare una formazione diversa dall’attuale – nel primo album, “Shining Evil Light” (2006), gli Infernal Angels attuano una pulizia del grosso e concepiscono un primo prodotto che possa definirsi black metal a tutti gli effetti (sullo stile di gruppi come Behexen o Dødsengel). Occorre, inoltre, aggiungere che l’album viene rilasciato dalla ex label Officina Rock, quindi una garanzia in più dal punto di vista tecnico, laddove inizialmente vi era la semplice (ma non sempre inefficace) autoproduzione. Maggiore pulizia viene effettuata nei due successivi, “Midwinter Blood” (2009, My Kingdom Music) e “Pestilentia” (2014, SG Records), dove gli Infernal Angels – a formazione rinnovata – maturano un black metal di tendenza più melodic, ricordando i primi lavori di Old Man’s Child e Dødheimsgard [si ricorda che dal 2015 la band raggiunge un equilibrio stabile in formazione, con XeS alla voce, Samuele “Hagen” Secchiaroli al basso, Fabio “Nekroshadow” Mariantoni e Michael “Apsychos” Anderlucci alla chitarre, sebbene alla batteria Alex “Venders” si sia occupato solo delle registrazioni dei sample necessari al quarto album in studio].

Di sicuro, “Pestilentia” è il lavoro più esente dai primi due album in studio, in quanto la band di Potenza abbia inserito elementi più occulti e nefandi, creando così quell’idea di concept sia dal punto di vista dello stile musicale, sia dal punto di vista delle lyrics [occorre far notare l’intervallo di tempo che occupa il rilascio del secondo e del terzo album]. Tuttavia, è con “Ars Goetia” (2017) – che vede nuovamente la My Kingdom Records alla pubblicazione della release – che l’evoluzione dello stile degli Infernal Angels si compie in un’ampia serie di aspetti. Innanzitutto, ars goëtia. Un misticismo demonologico (demonismo per eccellenza), un’arte che risale alle conoscenze del Seicecento riguardo fonti (del Cinquecento), falsamente attribuite al Re Salomone (da qui la dicitura Lemegeton Clavicula Salomonis). L’arte goezia non è nient’altro che magia nera, riguardante l’evocazione dei demoni (descritti nella Clavicula). Gli Infernal Angels ripropongono tali conoscenze attraverso l’oscura essenza, thanatos inevitabile e l’occulto nero del black metal. “Ars Goetia” non è nient’altro che un’esplorazione musicata del misticismo demonico, intinto di gotico, di un black metal tipico di gruppi come Behexen, Monarque, Rexor e simili, dunque caratterizzato da una continua presenza di mid-tempos ed “eterni” blast-beat, arpeggi ritmici e melodici di chitarra tali ai riff solistici. Non a caso, ricordiamo gli Infernal Angels provenire dalla Basilicata, che attualmente sforna fra i migliori gruppi black metal, come Abbas Taeter, Nefertum o Flamen. Più nello specifico, l’album è un concept che ripropone il viaggio immaginifico dell’ascesa all’Inferno. Il termine “ascesa” fa da maschera stessa alla reale discesa agli Inferi, poiché si parte da una lenta e inevitabile calata verso le loro porte. Infatti, è il “suono dell’inferno” a dominare il primo brano, intitolato “AMDUSIAS: The Sound of Hell”. Campane rintoccanti accompagnano il viaggiatore immaginario al cospetto di Amduscias, granduca degli Inferi, che indicherà la strada per raggiungere il malvagio Beleth (oltre a dare inizio alle danze, col suo potere di comandare musica attraverso il soffio delle sue trombe). Subito dopo, il secondo brano è “VINE: Destroyer of the World”, dove si può notare la notevole differenza del black metal con i proposti precedenti (nell’immagine delle tormente tempestose del demone Vinea). Tinte più oscure, dissonanti e cacofoniche ritraducono lo stile degli Infernal Angels, annerendolo di tetro, lugubre e, al contempo, funereo. Caratteristiche che si riconfermano anche nel seguente brano, “ASMODAY: The Impure Archangel”. Oltre tre minuti di urla da parte di XeS si uniranno ai canti conclusivi di “Mancan” (Ecnephias), primo ospite ad aggiungersi alla collaborazione dell’album. Si mette, indirettamente, le vesti di un tellurico e infuriato Asmodeo, re dei demoni, conferendo al brano quella componente lirica più “belphegoriana”, accentuante ulteriormente la demonologia che abbraccia l’intero “Ars Goetia”. A seguire vi è “PURSON: Matter and Spirit”, dove a regnare l’inferno è Purson, custode dei saperi ignoti (degli oggetti nascosti). Proprio così! Una riflessione in chiave black metal sulla natura dell’anima umana, che farà da introduzione a “BAEL: The Fire Devour Their Flesh”. Lo special guest è Lorenzo Sassi (Frostmoon Eclipse) potenzierà idealmente il brano, con le sue urla finali, aggiungendo dell’ottima carne al fuoco [da bruciare, ndr], prima di arrivare al sesto brano, “PAIMON: The Secret of Mind”. Nella demonologia “goeziana”, Paimon è il rivelatore degli oscuri segreti elementali della terra e della mente. Come special guest, è il pescarese “Snarl” (Black Faith) a dare man forte a XeS e compagnoni. Nulla cambia alle caratteristiche tecniche già precedentemente esposte, se non in un arricchimento di riff melodici a concludere la traccia. “BALAM: Under Light and Torment” è il settimo brano di “Ars Goetia”, dove gli Infernal Angels accompagneranno il loro black metal nella rappresentazione delle verità sulle conoscenze di passato, presente e futuro (come all’infernale re-duca Balam è dato sapere). Dopodiché, il viaggiatore immaginifico incontra Zagan – “ZAGAN: The Alchemist” – fra i demoni capi dell’inferno, vedendosela con famigerati mid-tempos sincopati, blast-beat continui, determinati riff melodici e urla efferate degli Infernal Angels. Elementi, dunque, che interrompono l’ordine, che ancora una volta sarà soggetto a sconvolgimento con l’arrivo del nono brano, “BELIAL: The Deceiver”. Primo vero nemico del viaggiatore immaginifico, Belial rappresenta Satana, l’anti-divinità per eccellenza sovrana dell’inferno. Qui, la cattività di Xes si fomenta assieme a quella dei suoi musici e conferirà alla traccia la massima apoteosi di “Ars Goetia”, il culmine massimo del loro nuovo black metal. “Cattiverie” che accompagneranno l’ascoltatore fino all’ultima traccia, “BELETH: Lord of Chaos and Spirals”. Il pezzo risponde sempre alle precedenti caratteristiche tecniche del black metal, concludendo con effetto dissolvenza in uscita questo ristudio musicato dell’arte magica goezia. Beleth è il detentore delle soddisfazioni amorose, ma anche dei compromessi del rispetto per l’anti-divinità, dunque del potere morale sull’uomo. La scelta degli Infernal Angels di concludere l’album con la rappresentazione di una divinità apparentemente meno “potente” di tutte le altre è puramente soggettiva, così come puramente soggettive sono le proprietà tecnico-liriche di “Ars Goetia”. Se Beleth, dunque, ha il potere di comandare moralmente l’uomo, “Ars Goetia” è in grado di penetrare psichicamente nella testa dell’ascoltatore, con buonissime probabilità di incitarlo ad ascoltare nuovamente dal principio (nell’idea di riascendere/ridiscendere sulla realtà umana, per poi intraprendere ancora il viaggio nei meandri più oscuri dell’Inferno). Unica possibilità di critica potrebbe essere il troppo elitarismo dello stile assunto in “Ars Goetia”, come la somiglianza quasi ripetitiva di ogni traccia o la similitudine degli esordi di alcuni brani con altri, a livello strutturale. Di certo, non sono questi punti deboli a fare del quarto album degli Infernal Angels un prodotto inascoltabile e incapace di attecchire su un buon numero di ascoltatori. Or dunque, che venga ascoltato a tutto volume e… horns up!

 

 

Alexander Daniel

83/100