23 MARZO 2018

"My name is snow"

(Il mio nome è neve)...

 

Calabria, in questa regione del sud, come del resto in tutte le altre del nostro “stivale”, esistono molte realtà metal e rock underground. Una di queste sono i Lenore S. Fingers, che si formano a Reggio Calabria nel 2010. Vediamo intanto da chi è composta la band: alla voce troviamo Federica Lenore Catalano che, oltre al cantato, si cimenta anche nelle parti acustiche  e di synth. Patrizio Zurzolo alla chitarra elettrica, Natale Casile al basso e Gianfranco Logiudice alla batteria. L’album di cui vi parlo oggi è il loro secondo lavoro in studio, dal titolo “All things lost on earth” (il titolo è tutto un programma), nel quale è presente anche una special guest che si è occupata del missaggio e che ha dato il suo contributo anche con keyboards, synth e hurdy – gurdy. Non ha di certo bisogno di presentazioni in quanto ha una notevole carriera musicale alle spalle, come membra ed ex-membra di band di tutto rispetto. Stiamo parlando della grande Anna Murphy.

La band, che sin dal debutto si è messa sotto l’ala della “My Kingdom Music”, nota etichetta discografica italiana, esordisce nel 2014 con l’album “Inner tales”, il quale ha da subito ricevuto molti riscontri positivi. A distanza di quattro anni rilasciano (o per meglio dire rilasceranno, visto che mi ritrovo a scrivere la recensione due giorni prima, cioè il 21 marzo 2018, che la release venga resa pubblica in formato fisico) questo secondo album dal titolo “All things lost on earth”, del quale andiamo subito a scoprire la tracklist:

 

1. My Name Is Snow

2. Lakeview's Ghost

3. Rebirth

4. Ever After

5. Luciferines

6. Epitaph

7. My Schizophreniac Child

8. Decadence Of Seasons

9. All Things Lost On Earth

10. Ascension

Durata totale: 47.44  minuti

 

L’artwork è ad opera di Dr. Winter. In copertina c’è raffigurato un uomo visto di spalle (sta in piedi su di una sfera o un pianeta), mentre di fronte a lui c’è una enorme rappresentazione della terra. Colori prevalentemente di un verde acqua e verde scuro che presagiscono perfettamente lo stile decadente e malinconico della musica che i nostri ci propongono. Il loro decadent gothic doom metal, infatti, ci rende partecipi di un viaggio visionario ed emozionante. Un' intro acustico apre le danze, “My name is Snow”, che con i suoi due minuti e mezzo circa anticipa tutto quello che si andrà ad ascoltare successivamente. Un’atmosfera alquanto triste, malinconica, ci accompagna durante l’ascolto; la voce di Federica, fin da subito, si rivela la colonna portante dell’album, accompagnata egregiamente dalle parti strumentali che restano quasi di continuo in secondo piano. Credo sia veramente impossibile non rimanere affascinati dalla ammaliante voce della cantante. Le sue varie tonalità rendono il suo cantato a dir poco sensuale, che ti travolge in un turbinio di emozioni malinconiche grazie anche alle musiche che fanno da cornice alle sue corde vocali. La cosa che rende piacevolmente “dorato” questo album è la continua rilevanza, appunto, del cantato. Ma non è solo la voce di Federica che crea gradevolezza. Come accennato più sopra, la presenza di Anna Murphy ha reso il tutto molto più intrigante. Le parti di tastiere presenti formano un delicato velo sopra le altre note musicali e si amalgamano alla perfezione sia alla voce che agli strumenti. D'altronde una artista del calibro di Anna (vedi Eluveitie, Lethe e Cellar Darling) non avrebbe di certo potuto deludere gli amanti di musicalità gotiche e malinconiche. Due donne, Federica e Anna, che fungono da pilastri per l’intero concept. Ma, anche se le due sono parte fondamentale dell’intero lavoro, non sono di certo da meno gli altri musicisti. L’esibizione ritmica delle chitarre risulta essere potente e ben equilibrata a tutto il resto. Cosi come anche il lavoro di basso e di batteria non è affatto meno rilevante. Ci sono dei passaggi di batteria e basso che donano una ventata di freschezza alle altre note. La presenza di alcune sonorità dark, di tanto in tanto, rendono i suoni accattivanti e, proprio in quei momenti, diventa ancora più marcata la bravura tecnica di tutti i componenti. Le canzoni scorrono molto fluidamente; si rivela molto gradevole il passare dei minuti, sentendoci parte di un viaggio che solo un sognatore riesce a recepire bene e assaporarne tutti i dettagli. Questo perché il gothic malinconico che ci offrono i nostri ci invita appunto a sognare, evadendo dal caos quotidiano per poter viaggiare sopra un tappeto di piacevoli note.

C’è da sottolineare che, nonostante nel complesso la proposta non aggiunge molta originalità ad un genere classico come il gothic metal dalle tinte decadenti e malinconiche, i Lenore S. Fingers hanno saputo dare una marcia in più al genere. Dopo che, parlando della loro proposta musicale, si è ascoltato e riascoltato ormai di tutto e di più, non si può tralasciare il fatto che i nostri non stanno solo spolverando il gothic più classico, ma lo stanno curando nei dettagli, aggiungendo degli elementi particolari e personali. Non abbiamo quindi a che fare con canzoni già sentite, nel complesso il suono delle stesse si può definire classico, ma non si ha la sensazione di esclamare: “ah, ma sto passaggio non mi sa di nuovo”, oppure “questo riff mi sembra di averlo ascoltato in un vecchio album di una band diversa”. 

Sono da citare le bellissime tracce “Rebirth” ed “Epitaph”, nelle quali possiamo assaporare riffing e melodie degne di nota, davvero sorprendenti. Oltre a queste due, quella che per me raggiunge l’apice, il livello di piacevolezza più alto dell’album, quindi una delle più belle, se non LA più bella  è “My schizophreniac child”, nella quale l’esibizione di Federica è davvero magnifica, in alcuni tratti è stile Anneke Van Giesbergen – ex The Gathering (una delle female vocals che più adoro). Questa traccia inizia in modo accattivante e, oltre alla bravura di Anna alle tastiere, veniamo deliziati con un breve ma intenso assolo che da i brividi, dal minuto 2.08 a 2.24. Cosi come anche nel finale si ritorna ad avere una sensazione di godimento uditivo notevole, caratterizzata da un altro solo di chitarra davvero bellissimo. Altra perla è la canzone che prende il titolo dell’album, dove superati i due minuti, tastiere, basso e batteria rendono sublime l’ascolto grazie alla loro entusiasmante esibizione. A chiudere l’album in modo cupo e caratteristico nel cantato e nel sottofondo musicale, c’è “Ascension”. 

In conclusione, la band mi ha davvero sbalordito. I nostri sono veramente molto in gamba, hanno creato un album emozionante e incantevole. Album da acquistare senza esitazione. Farà molto felice gli amanti del genere. Quindi, per finire, cito una frase molto bella in italiano che troviamo in “Luciferines”:

 

“Libera l’anima, non c’è più nulla che ti ferirà”.

 

Fabio Sansalone

85/100