16 LUGLIO2018

 

Quando si pensa al male, all'oscurità, all'inevitabile caducità della vita e alla dannazione eterna che permea le nostre esistenze, nessuno riesce a darne una definizione accurata, multiforme e complessa con l'uso delle semplici parole. Ma per fortuna esiste la musica in generale e il black metal in particolare che ci aiutano in questo senso. Ed è dalle tetre nebbie della terra lombarda che gli Obsolete Theory, gruppo milanese attivo dal 2012, si sono lanciati in questo arduo compito di codificazione musicale delle angosce umane. Dopo una demo e due singoli approdano finalmente alla loro prima fatica in studio dal titolo “Mudness” grazie alla My Kingdom Music che ha creduto in loro.

Nella cripticità dei loro pseudonimi si celano sei musicisti: Ow Raygon e Mordaul alle chitarre, Tote Arthroeat alle percussioni, Bolthorn al basso, Savanth alla batteria e Daevil Wolfblood alla voce. Ma veniamo alla loro creatura, questo “Mudness”

che si presenta con una copertina stranamente colorata (per un gruppo che propone musica estrema); il rosso, il nero, il blu, il viola etc. danno forma ad apocalittici cavalli nell'etere e preannunciano quella che sarà la proposta musicale degli Obsolete Theory: un black Metal oscuro, ricco di pathos, che abbraccia alcune soluzioni symphonic Black Metal, il Doom e il Death Metal.

Si parte dunque con il lento incedere di “Salmodia III”, che mette subito in luce le nere radici Doom in cui affondano le basi del gruppo. I suoni sono chiari e permettono di distinguere tutto il lavoro dei vari strumenti. Le venature melodiche che permeano questa prima traccia si ritroveranno in varie parti dell'album mentre l'ingresso della voce di Daevil è in puro stile Black Metal classico; le melodie sono perennemente giocate su toni minori ed i rallentamenti sono lì ad enfatizzare la chiara vena teatrale del gruppo che ritroveremo spesso nel CD. In questa prima traccia fa anche la prima comparsa la voce Growl: molto legata agli stilemi old death metal a differenza dello scream invece, sempre convincente, sofferto, personale insomma.

Ovviamente il blast beat è presente ma non in maniera massiccia, anzi, il gruppo sembra prediligere soluzioni più riflessive lasciando alla doppia cassa il ruolo di mantenere alta la tensione del pezzo. Un ottimo inizio dunque, che spiana la strada a “Six Horses of Death” dall'iniziale piglio molto Death Metal e che mette in evidenza la capacità dei nostri di scrivere dei pezzi molto lunghi, complessi, articolati e mai banali in cui l'uso della voce ricorda certe soluzioni adottate dai cari vecchi Cradle of Filth degli esordi. Le chitarre in questo pezzo si mostrano con tutta la loro epicità e drammaticità tanto da creare le immagini di un mondo in decadenza sferzato dai cavalieri dell'apocalisse che con la loro cadenza inarrestabile si appropriano di ogni alito di vita passo dopo passo. Un pezzo davvero epico e figlio di una oscura teatralità.

La terza canzone si intitola “Dawn Chant” e parte anche questa con lentezza calibrata su un riff oscuro dove l'anima black dei grandi gruppi Black Metal storici appare in lontananza (Borknagar ed Emperor su tutti); intorno alla seconda metà di questo pezzo gli Obscure Theory si dimostrano in grado di spingere sull'acceleratore in maniera spaventosa con una batteria sempre incisiva ed evocativa. Ottime le soluzioni armoniche trovate e gli arrangiamenti mai banali.

Il mio pezzo preferito del CD è pronto per essere sparato a volumi inumani: “Sirius' Blood” parte con un tetro xilofono le cui note vengono riprese dalle chitarre intessendo una composizione epica, teatralmente oscura anche grazie al sapiente uso delle percussioni e della batteria. Uno dei pregi del gruppo che si evince da questo pezzo è la capacità di inserire molteplici suoni non propriamente Black Metal che aiutano ad enfatizzare la proposta sonora. Il primo riff black che esplode sarà da headbanging pazzesco sotto il palco. E tutta la canzone è un susseguirsi di riff mirati e calibrati su un robusto Black Metal veloce ma che sa scendere a patti con la pesantezza degli accordi che infarciscono la composizione.

Da notare il prezioso lavoro della sezione ritmica che riesce sempre a mantenere alta la tensione del pezzo anche nei momenti più ragionati e melodici.

Molto bello l'assolo di chitarra nella parte finale che dona ancora di più una nota drammatica alla canzone.  “The god with the Crying Mask” è l'ultimo pezzo di questa oscura perla di musica estrema. Il riff iniziale ha chiare radici nelle prime creazioni dei mitici Candlemass, per poi evolversi in una canzone dove il Death Metal abbraccia il Black Metal: con i suoi continui sali-scendi di beat, il pezzo risulta essere molto dinamico e memorizzabile grazie alle sottese linee melodiche presenti. Nei momenti più ragionati i nostri riescono ad essere un vero macigno nero sparato in faccia mentre la coda finale, il cui refrain - che inizia da più di metà del pezzo - è da film horror e mi sono ritrovato a cantarlo sotto la doccia. Davvero un ottimo pezzo dunque: vario, violento, pesante, melodico al punto giusto e veloce quando serve.

Si conclude così questo “Mudness”, un bellissimo album di oscuro Black Metal italico contaminato da mille elementi e mai banale. I ragazzi ci sanno fare e si sente. La produzione è ottima e permette di cogliere tutta la potenza dei nostri senza sovrastare le melodie e gli arrangiamenti sempre intelligenti. Mi sento solo di muovere una considerazione al gruppo riguardo la lunghezza dei pezzi: nessuno dei cinque pezzi proposti infatti scende sotto gli otto minuti e se da un lato questa cosa permette di apprezzare tutte le sfumature della proposta musicale degli Obsolete Theory, dall'altro ne rendono difficoltosa l'assimilazione nel breve periodo tanto da richiedere numerosi ascolti. Ci sono ancora alcuni elementi migliorabili e personalizzabili nella proposta del gruppo milanese (come la voce growl) ma all'orizzonte sono apparsi i sei cavalieri della morte sui loro neri destrieri infernali. L'oscurità è prossima e gli Obsolete Theory sono lì con le loro tetre composizioni a ricordarcelo. Complimenti!

 

Mauro Spadoni

80/100