29 APRILE 2018

DOMANDE A CURA DI LOREDANA GARRA

 

Ciao Trevor! Innanzitutto benvenuto su IVL. Vuoi presentarci il tuo progetto solista e i musicisti che ti accompagnano?

 

TREVOR: Era da tempo che coltivavo l’idea di un progetto tutto mio, avevo voglia di dare libero sfogo ai miei sentimenti. I Sadist rappresentano la mia vita da oltre vent’anni è qualcosa di cui non riuscirei mai a privarmi, ma come si suol dire una cosa non esclude l’altra. La natura che mi circonda e l’amicizia con i membri della band mi ha spinto a mettere in piedi questo progetto che di certo si può ritenere: genuino, diretto e dannatamente rock’n’roll. Quando ho pensato a quest’album in primis la mia intenzione era quella di fare il percorso con musicisti che prima di essere preparati tecnicamente fossero amici, la scelta dei “Miei Wolves” è infatti ricaduta su grandi amici, con cui condivido buona parte del mio tempo libero. Francesco Martini è un giovane chitarrista, tecnicamente molto preparato, entusiasta di natura, sono certo che farà una gran carriera, le stesse parole valgono per Emanuele Peccorini, la prima volta che lo vidi dietro le pelli ho pensato “lui sarà il mio batterista”, per Alberto Laiolo e Antonio Aluigi, rispettivamente chitarra e basso, fare questo cammino insieme era doveroso, sono amici di vecchia data, musicisti che non si risparmiano, sia sopra che sotto il palco, questo era quello che cercavo e posso ritenermi più che soddisfatto. Trevor and the Wolves è il mio progetto che ho voluto condividere con le persone a me care. Le registrazioni il mixing e il mastering sono stati curati da Tommy Talamanca, il rapporto tra me e Tommy va ben oltre l’amicizia. Le sessioni di foto da Ennio Parodi, mentre il videoclip di “Burn at Sunrise” da Matteo Siri, si tratta di grandi amici e professionalmente ineccepibili, entrambi hanno fatto un grandissimo lavoro. La grafica invece è stata realizzata da Eloisa Parodi e Manuel Del Bono, due giovani talenti.

 

Dal progressive death metal dei Sadist all'hard'n'heavy so eighties di “Road to Nowhere”, cosa ti ha portato "indietro" nel tempo?

 

TREVOR:Come detto Sadist rappresenta la mia vita, è con me ogni giorno, non potrei mai pensare a Trevor senza quel monicker. Certo per una volta ho dovuto cercare di fare il “bravo”, mettere nel cassetto l’orco che c’è in me. Trevor and the Wolves è un progetto che vorrei fosse analizzato non solo musicalmente, artisticamente si tratta di qualcosa a due volti, da una parte la musica: diretta, genuina, dannatamente rock’n’roll, dall’altra la natura selvaggia che da sempre riesce a farmi affrontare la vita nel migliore dei modi anche quando mi sono trovato in momenti davvero brutti.Questo è Rock’n’Roll, questo è Hard’n’Heavy, volevo qualcosa che fosse di forte impatto, senza troppi fronzoli, qualcosa che in sede live fosse esplosivo come una miccia accesa. I ragazzi hanno fatto un ottimo lavoro, devo ringraziarli mi hanno reso felice leggendo tra le righe quelle che erano le mie diaboliche intenzioni. Quando ci troviamo in sala prove mentre canto mi viene da pensare a quanta adrenalina è capace di fornire la musica, è incredibile, questa è pura magia.Trevor and the Wolves significa portare in musica il mio amore per la mia terra e le sue tradizioni, è qualcosa di genuino, rudimentale. Parlando di musica è un omaggio agli anni passati, tutti noi siamo portati a raccontare le nostre gesta in età adolescenziale, ho avuto la fortuna di vivere da primattore gli anni ottanta, l’esplosione della musica Heavy, credo fosse doveroso fare un riassunto. 

 

Pensi che ci saranno tempo e spazio per un nuovo capitolo?

 

TREVOR: Non avrei mai potuto a un progetto con regolare scadenza, dal momento che metto in piedi un qualcosa per me rappresenta molto, sono una persona che si cala nelle realtà con tutto me stesso. Proprio per questo motivo faccio fatica a considerare una tua creazione come uno studio project. Una volta avuto garanzie da parte di Nadir Music e Audioglobe sulla data d’uscita ho iniziato a pensare alle date live. Al momento sono dietro alla promozione dell’album, ma quando il lavoro mi lascerà un po’ di spazio è mia intenzione ragionare su un prossimo album, sono emozionato su quello che potrà essere un nuovo capitolo, portare i tuoi brani in sede live è bellissimo, con tutta probabilità si tratta della cosa più appagante per un musicista anche se scrivere musica non è certo da meno.

 

Nel video "Burn At Sunrise" è evidente il tuo profondo legame con la natura, vuoi dirci qualcosa al riguardo?

 

TREVOR: “Burn at Sunrise” è il primo video, diretto magistralmente da Matteo Siri, rappresenta una delle mie giornate tipo, lontano dalla musica. Devi sapere che la mia vita, famiglia a parte si divide tra musica e bosco. Ormai da anni lavoro per Nadir Music S.R.L. all’interno della società mi occupo di tutto quello che è promozione, ufficio stampa e direzione artistica, questa è una grande fortuna, alzarti il mattino e averevoglia di iniziare a lavorare significa tanto. La mia grande passione invece è curare il bosco, ho una piccola casa sui monti dell’Appennino Ligure dove taglio alberi, spacco legna, un modo per stare a contatto con la natura. L’albero che vedi nel video era un vecchio castagno ho voluto rendere omaggio a quella pianta. Come detto pocanzi la natura selvaggia ha molta importanza, anche nei momenti più bui della mia esistenza mi ha aiutato molto, da sempre ho trovato conforto nei rumori del bosco, sono molto sensibile a queste tematiche, la mia battaglia contro chi non rispetta l’ambiente è iniziata da tempo, occhio a non lasciare cartacce, mettere trappole per gli animali, potrei essere nascosto dietro a un albero.

 

Tommy Talamanca ti accompagna anche in questo lavoro, com'è stato collaborare musicalmente al di fuori dei Sadist?

 

TREVOR:Tommy è un fratello, siamo legati da troppi anni, abbiamo e condividiamo troppe cose, lavoro, palco, momenti bellissimi, momenti meno belli. Era scontato che sarebbe stato lui a prendersi cura della produzione, come sempre ha fatto un lavoro impeccabile, ormai Tommy e i Nadir Studios rappresentano un punto fermo nel nostro paese. Tommy è un grande professionista, una persona che stimo profondamente e non solo per le sue doti tecniche, si tratta di un ragazzo onesto, deciso e soprattutto instancabile. Gli addetti ai lavori stanno elogiando la produzione artistica, sono felice, il grande lavoro fatto gli è stato riconosciuto. Tra me e Tommy c’è grande feeling, le cose nascono e prendono forma molto naturalmente, lavorare con lui significa fare le cose con la giusta calma, in totale relax e con uno dei tecnici migliori che abbiamo nel nostro paese.

 

Puoi raccontarci qualcosa riguardo ai numerosi e talentuosi ospiti che hanno partecipato alle registrazioni?

 

TREVOR: Riguardo ai guests, ho avuto la fortuna di avere con me grandi musicistiche hanno arricchito il disco con la loro indiscutibile arte. Christian Meyer, drummer di Elio e le Storie Tese non lo scopriamo di certo oggi, rappresenta uno dei migliori batteristi in circolazione, ci conosciamo da diverso tempo siamo buoni amici, giudicare Christian per la sua tecnica è superfluo, quello che posso confermare è che i grandi musicisti si distinguono soprattutto per la grande umiltà e disponibilità. Le stesse parole valgono per Stefano Cabrera dei Gnu Quartet, si tratta di uno dei migliori compositori contemporanei, un vero talento, ha stravolto positivamente il brano che ha firmato. Che dire di Paolo Bonfanti se il blues vive ancor oggi nel nostro paese lo si deve a persone come Paolo, eclettico chitarrista che fa del suo entusiasmo il marchio di fabbrica. V’invito poi ad ascoltare quello che ha fatto Grazia Quaranta, sempre per rimanere in tema di blues voci come quella di Grazia non si trova tutti i giorni, anzi sono certo che cantanti di tale levatura ce ne siano poche in giro. Avevo poi bisogno di qualche strumento tipico per il brano “Red Beer” incentrato su una rissa all’interno di un pub sito nel porto di Glasgow, volevo una cornamusa e una ghironda, Daniele Barbarossa dei Winterage e Francesco Chinchella si sono messi a disposizione, facendo un grande lavoro. Credetemi ognuno degli ospiti mi ha impressionato, sono tutti musicisti incredibili, è stato bellissimo lavorare fianco a loro, professionali, geniali, semplicemente unici.

 

C'è stato qualche momento particolarmente emozionante che vuoi condividere con noi?

 

TREVOR: Fare musica è già un’esperienza emozionante. Come dico sempre se il musicista perde la passione è meglio chiudere, fortunatamente io conservo la stessa voglia dei tempi dietro. Ogni volta che mi trovo a dover affrontare un nuovo album, un percorso, succede che per diverse notti faccio fatica a chiudere occhio, pensando a quello che dovrà completare questa nuova avventura. I nuovi testi, la musica, il concept album, il logo della band, e poi la realizzazione dei videoclip, di un nuovo merchandise, ci sono davvero molte cose cui tener conto e tutto questo significa grandi emozioni, specie per un nostalgico come me. Anche on stage ci sono stati momenti particolari, specie le prime date, anche se lo show case nella mia Rossiglione rappresenta ricordi indimenticabili per ovvi motivi. 

 

Com'è andato il tour promozionale?

 

TREVOR: Devo dire che le cose stanno andando molto bene. Certo questo non è un buon periodo per la musica dal vivo, tuttavia la risposta del pubblico è stata più che buona. A oggi abbiamo fatto circa una decina di live e altrettanti sono già stati confermati, prossimamente saremo a: Genova, Mantova, Alessandria, Bergamo e Cuneo. Suonare dal vivo è l’aspetto più divertente per un musicista, aspettiamo di salire sul palco sempre con grande emozione. La musica quando si appropria di te diventa come una bellissima malattia incurabile, dire basta non credo sia semplice. 

 

Ho notato che nelle date di presentazione del disco gli opener erano per la maggiore band emergenti. Che cosa differenzia, secondo te, questi giovani rampanti dalla vecchia guardia?

 

TREVOR: Ci sono molte differenze, anni fa l’underground si viveva nel vero senso della parola, oggi è tutto diverso, ma di questo non ha colpa nessuno, la cosa difficile è farsi trovare pronti a questi cambi epocali, purtroppo non è facile. Oggi i mezzi sono certamente migliori, puoi condividere idee, musica con band oltreoceano in un solo click, tempo però che questa “facilità” abbia portato a perdere entusiasmo, prestigio, specie per chi come me ha vissuto gli eightiees. I ragazzi più giovani non hanno colpe siamo noi che dobbiamo cercare di insegnare loro, portando avanti il verbo del metal !

 

Che cosa è cambiato in trent'anni nella scena italiana?

 

TREVOR: I problemi di trent’anni fa sono gli stessi di oggi, i media, quelli più importanti (TV, Radios, Stampa Nazionale) non conoscono l’esistenza della nostra musica, il metal è sempre stato bistrattato nel nostro paese ieri come oggi. Lo spazio per le band è sempre più risicato, non è un buon periodo storico, purtroppo, in Italia e non solo abbiamo fatto passi indietro, perdendo anche buona parte di cultura. Lo sconforto è tanto, specie perché ci sono giovani band molto interessanti, ma di questo non sembra importare a nessuno. 

 

Si può vivere di musica (metal), oggi come oggi?

 

TREVOR: Se la domanda è riferita a vivere di metal sul palco, temo che la risposta sia no. Sono poche le band al mondo che possono permettersi il lusso e non solo economico di tirare fuori il sostegno dal proprio strumento. In molti casi le persone più fortunate o lungimiranti riescono a costruirsi intorno, qualcosa di inerente che può permettere loro di affrontare anche lunghi tour. Io e Tommy dei Sadist ad esempio, quando l’attività live della band iniziava ad essere importante abbiamo deciso di investire in qualcosa di nostro che poteva permetterci di stare via anche per lunghi periodi. Come sempre essere padrone di te stesso ha i suoi pregi e difetti ma di certo significa potersi organizzare e coltivare le passioni. Circa 25 anni fa abbiamo messo in piedi Nadir Music, per anni siamo stati una semplice associazione culturale, ma da oltre 15 siamo diventati una S.R.L. abbiamo investito grosse cifre economiche in quella che è la nostra vita e fatto anche grossi sacrifici, di ogni genere, ma siamo sereni questa è il nostro mondo. Se la domanda è riferita a vivere di musica e metal non solo sul palco allora dico che si può fare.

 

Grazie per il tuo tempo. Prima di salutarci, c'è ancora qualcosa che vorresti aggiungere?

 

TREVOR: Grazie a te e tutta la redazione voi per la chiacchierata, è stato un piacere. Posso solamente dirvi di continuare così, il vostro lavoro è molto importante, tutti insieme dobbiamo cercare di rendere immortale il nostro amato metal.

In alto il nostro saluto!