19 FEBBRAIO 2018

Tracklist:

L'armatura dei coraggiosi
Pro Iovit Pro Mars
Caput Mundi
Sapere Aude
Oderim Dum Metuant
Memento Mori
Cincinnatus
Laudatio Funebris
Mylae
Post Tenebras Lux
Cunctator
Aut Vincere Aut Mori
Delenda Carthago

Line Up:

Jack Graved: voce, basso

Fabio Battistella: chitarra

François Giraud: chitarra

Harsh Wave: tastiere

Loïc Depauwe: batteria

 

La Storia è più volte stata fonte di ispirazione per la musica. Uno degli ultimi casi di questo tipo ci è dato dagli italo-francesi Deos, gruppo che propone un misto di death e black metal. La loro seconda, e ultima fatica fin'ora, è intitolata In Nomine Romae, che, come si evince anche dalla bellissima copertina, narra le gesta epiche degli antichi Romani. I Deos si sono formati nel 2014, e subito l'anno successivo hanno sfornato l'album di esordio, intitolato Ghosts Of The Empire. In Nomine Romae è uscito il 15 settembre 2017, ed è stato masterizzato da J-F Dagenais (Kataklysm, Ex Deo) al JFD Studio. L'album incomincia subito una breve intro sinfonica molto epica, intitolata L'Armatura Dei Coraggiosi. Subito si parte poi col primo vero pezzo dell'album. Pro Iovit Pro Mars inizia con un interessante riff, ma purtroppo l'intera traccia si sviluppa in una maniera un po' troppo macchinosa, soprattutto per essere un pezzo di apertura. La seconda canzone, Caput Mundi, sembra essere fin da subito molto meglio. Infatti così è, anche se nel complesso non ha nulla di particolarmente sorprendente che, giunti a metà canzone, possa permettere un salto di qualità alla traccia. Le premesse della successiva Sapere Aude sono ancora migliori. L'intro della canzone, tutto in crescendo, è davvero efficace. Anche quando si arriva alla strafa, l'epicità non viene persa, e viene mantenuta per tutta la durata della traccia. Anche qui, forse, la canzone manca di un qualcosa, di un colpo di genio che la rivitalizzi quando si supera la metà, ma per ora può andare bene così. Il pezzo viene promosso. Oderim Dum Metuant purtroppo non riesce a convincere come la traccia precedente. Manca un colpo di genio che renda la canzone interessante, e il pezzo risulta troppo ripetitivo. Discorso analogo con Memento Mori, la cui durata di oltre sei minuti diviene un ulteriore handicap. Le due tracce successive hanno una durata analoga. Nel caso di Cincinnatus, l'intro e la strofa sono più interessanti. Ottima la chiusura, che riprende in parte l'inizio della traccia. La seguente Laudatio Funebris, che con i suoi 6 minuti e 30 è la traccia più lunga dell'album, riesce ad essere davvero ben riuscita. Al suo interno ha delle idee davvero buone e ben connesse tra di loro. Forse il finale è un po' incompiuto, ma non è grave. Purtroppo il nono pezzo, intitolato Mylae, dopo una prima parte molto efficace, non riesce ad essere sviluppato altrettanto bene. Dopo l'interludio sinfonico di circa un minuto Post Tenebras Lux, arriva Cunctator, pezzo che, dopo un'intro promettente, diventa fin da subito noioso e trascurabile. Aut Vincere Aut Mori parte bene, e riesce ad essere un po' più vario, ma non è molto meglio. L'ultima traccia, Delenda Carthago, si trascina fino alla parte finale, dove vi è un interessante sussulto d'orgoglio, ma nemmeno troppo. Purtroppo In Nomine Romae non riesce ad essere un album riuscito. Quasi tutti i pezzi soffrono di un songwriting povero e sterile, dal quale solo in pochi casi ci si salva un po' per il rotto della cuffia. Manca varietà ed originalità, e l'intero lavoro risulta difficile da digerire. C'è comunque tempo per rifarsi in un prossimo album.

 

Giovanni Casareto

53/100