3 APRILE 2018

I Disease Illusion sono una band modern melodic death metal nata a Bologna nel 2008, ispirati dal death metal di stampo svedese arricchito nelle sonorità e nella composizione. 

Esordiscono quello stesso anno con un l’EP “Reality Behind the Illusions of Life”, un discreto lavoro di debutto, seguito nel 2011 dal full-lenght “Backworld”, da cui è stato tratto il video di “One Last Breath”. Il full li porta a calcare i palchi di Italia, Svizzera, Repubblica Ceca e insieme a bands del calibro di Aborted, Dying Fetus, Misery Index e molti molti altri. 

Devono passare ben cinque anni prima di poter sentire ancora parlare di loro: è solo nel 2016, infatti, che vede la luce il loro nuovo singolo “New Order”, accompagnato da un lyrics video creato da Eklipse Design. La band nel frattempo ha subito un mutamento nella line up, con ben tre nuovi membri (chitarra, basso e batteria). Il mood di “New Order” è diverso dai precedenti lavori, ma la composizione si mantiene su quel death metal che strizza l’occhio alla Svezia, orientandosi anche su melodie più “core” e ritmi meno serrati e più riflessivi che in precedenza. 

Altri due anni e altri due cambi di line up più tardi (basso e voce), ecco arrivare, il 2 marzo di quest’anno, “After the Storm (that never came)”, il  secondo full lenght. I vari cambi di line up  tra un lavoro e l’altro non modificano la radice delle loro sonorità: come per il precedente singolo “New order”, sempre di “death metal ispirato al ramo svedese” parliamo, tuttavia la musica si impreziosisce di riffs e arpeggi che strizzano l’occhio al metalcore, melodie più malinconiche e tastiere a rafforzare la composizione, sebbene nella loro lineup non figuri ufficialmente un tastierista. L’onere di aprire il disco è affidato a “For Hell is Empty” che mostra appieno ciò di cui ho appena parlato, oltre a presentare al pubblico le due new entry: Joy Lazari alle voci porta la band ad un livello più alto con i suoi profondi vocalizzi ora growl, ora scream, ora puliti, mentre il groove di Davide Laugelli al basso accompagna e dona profondità nei passaggi tra un riff e l’altro. Molto carina anche “Red Wine Stained Cheek”, da cui è stato tratto anche un video. Altre prove ben riuscite sono “Ain't It Worthless” dove è presente una voce femminile, la tecnicamente impegnata “We Are Storm” e “New Order” ricantata da Joy Lazari, cui spetta il compito di chiudere l’album. 

“After the Storm (that never came)” si presenta come un lavoro diverso dai canoni “mazzate e violenza” cui ci si era abituati con “Backworld” e i lavori precedenti. “After the Storm” mostra una band maturata nel sound e nella composizione, che ha imparato a muoversi per avere una propria personalità e spiccare in un calderone di gruppi dal sound spesso simile. 

 

Alessia “VikingAle” Pierpaoli

80/100