23 FEBBRAIO 2018

Nei primi anni 2000, dalle ceneri di band che rispondono al nome di Sportclub, The Noise, Chalrest One e H-Strychnine, nascono i Dubby Dub, gruppo che esplora il sentiero dello stoner, del rock e del grunge.

Fondata dai fratelli Andrea e Mario Pulga e accompagnati da Enrico Negri e Flavio Tomei, danno vita a questo “Empty Nation” nel 2017.

Un concentrato di chitarre sporche, rullante corposo, rumori graffianti e totale assenza del basso come scelta stilistica. Sarà un problema? Come, niente basso? E chi la tiene in piedi la sezione ritmica insieme alla batteria?

Devo dire la verità, la sua mancanza non si sente, complice ovviamente un sapiente uso degli altri strumenti a coprire un posto mancante. 

Tredici brani di grasso rock che lasceranno soddisfatti gli amanti di band come Queens Of The Stone Age, Henry Rollins Band o i primissimi Nirvana.Ascoltando l’album mi viene in mente il film “Airheads”, si respira aria di voglia di fare rock n’ roll fino allo sfinimento, sento scorrere prepotenti gli anni ’90, immagino il cantante con la faccia di Brendan Fraser e Lemmy dal pubblico che li supporta insomma.

I brani ovviamente non spaziano e non superano i confini che la band si è imposta ma sono sicuramente le songs più forti che mi convincono come la title-track, “Cold issues” o “Rainbow”.

C’è poi anche tanto Smashing Pumpkins, ascoltate “About to shine” ad esempio.

La produzione è affidata a Riccardo Pasino e allo Studio 73 di Ravenna. Prodotto ben registrato e sapientemente mixato per suonare esattamente come dovrebbe suonare.

Dal comunicato stampa di questi ragazzi leggo che il tutto deve dare l’idea “di un viaggio in roller coaster: attesa, salita, ripida discesa, svolta immediata” e se questo era il messaggio che volevano mandare, beh, mi sembra che la strada sia assolutamente quella giusta.

Personalmente avrei utilizzato un tipo di voce un pò più potente e molto più graffiante su alcuni pezzi ma immagino che questo tipo di potenza in più si abbia sicuramente sul palco, senza dubbio una band da ascoltare dal vivo quindi. 

Se siete rimasti ibernati ad un paio di decenni fa e avete voglia di muovere un pò la testa, date fiducia a questa band. Best track “Cold issues”.

 

Gabriele Mangano

70/100