22 AGOSTO 2018

“KRONOMATOPEA” è un nome affascinante, una fusione tra Kronos (tempo in greco) ed Onomatopea (termine che indica il suono che hanno le parole) ed è il progetto del polistrumentista Trapanese Francesco Sammartano, che avvalendosi della collaborazione di musicisti del calibro di Marco Scorletti  (Labyrinth), Raffaele Albanese (From the Depth) oltre a Simona Guaiana e Alessandro Flores alle voci,  Andrea De Paoli (Labyrinth) alle tastiere ed al bravissimo violinista Mirko La Porta,  riesce a fondere il Metal con la musica Classica in modo più completo di molte altre proposte passate, pur rimanendo un album dove la parte prettamente METAL  è sempre ben presente. TIME IT’S TIME infatti è un’opera impegnativa che per oltre un’ora vi trasporterà, tra raffinati passaggi di musica classica, cavalcate metalliche ed atmosfere sognanti dove il tutto è  pervaso da  quell’epicità che di solito  affiora quando i due stili musicali si incontrano. Si parte con  “Overture”  che inizia con un’arpeggio per poi lasciare  il posto ad un crescendo elettrico catapultandoci nella title track “Time it’s time” dove ad una grande apertura di batteria si contrappone un riffing dal sapore epico, ispirato e  potente, facendo da apripista per l’entrata in scena delle vocals di Marco Scorletti  che interpretano il brano in modo impeccabile, Parti di Violino, ad opera  di Mirko La Porta impreziosiscono il lavoro in modo marcato prima dell’esplosione del ritornello gradevole e potente  seguito da solos chitarristici dall’alto tasso tecnico  suonati ad una velocità supersonica  per poi andare a chiudere la track in un crescendo dalla potenza marcata. Si continua con  “A Way to Follow” altro pezzo ad alta potenza intricato sulle ritmiche, con Raffaele Albanese alla voce che svetta col suo tono  altissimo accompagnandoci in una cavalcata POWER/EPIC trascinante ed evocativa che si calma per far posto ad un intermezzo molto riflessivo (dove il violino ricama emozioni) per poi  esplodere in solos velocissimi (a volte un po’ troppo prolissi), per poi chiudere  in un crescendo potente ed emozionante.  “A Break from the Time”, è  una piccola e gradevole pausa barocca tra flauti, violini e clavicembalo che ci accompagna a“The Song of Light”, ma a sorpresa la voce è femminile, è infatti la soprano Simona Guaiana a dare eleganza al brano, ricordando in alcuni passaggi  i NIGHTWISH più riflessivi e che vanta una lunga ed articolata parte centrale fatta di botta e risposta tra musica classica e power metal. Un pianoforte, supportato dal violino, ci introduce in  “Not For Glory”  track dalla durata importante e che vede occuparsi delle parti vocali Alessandro Flores  che con la sua timbrica calda interpreta in modo ineccepibile i vari cambi d’atmosfera.  Pregevole la parte strumentale fatta di molteplici cambi di umore e, che riesce a creare un perfetto mix tra atmosfere potenti e melodiche allo stesso tempo rendendo il brano vario con soluzioni interessanti. Belle le contrapposizioni tra chitarra e tastiere che non si fossilizzano sul mero esibizionismo tecnico, ma si mettono al servizio del brano rendendolo una piccola chicca da gustare. “The Cycle of the Life”, altro break strumentale, ci trasporta in “Lightning”, brano dalle tante anime e dalle aperture spettacolari, in un susseguirsi di atmosfere che passano dalle riflessioni più pacate ad esplosioni di potenza distruttiva e dove la prova di Raffaele Albanese alle vocals impreziosisce il brano con un’interpretazione maiuscola. Valkyries’s Land”, è il brano più aggressivo dell’intero lavoro una traccia che cela una potenza adrenalinica incredibile grazie anche a delle tastiere che rendono ancora più irresistibili i muscoli del lavoro chitarristico. ed in cui la potenza sonora ricorda da vicino i BLIND GUARDIAN  più sinfonici il  tutto unito alla prova di Marco Scorletti che sfodera una prova veramente notevole  lo rendono forse il miglior brano dell’album. Dopo la parentesi operistica “Vissi d’arte“, tributo al grande Puccini e che  segna il ritorno di Simona Guaiana al microfono, l’album si chiude con uno strumentale dal nome“Tears and Memories”: un dipinto orchestrale, in cui Francesco rende omaggio alla musica che ama lasciando correre liberamente la mano sul pentagramma con una musica che in alcuni frangenti è epica ed avventurosa mentre in altri è riflessiva e triste, con le note dell’organo e del pianoforte che ricamano emozioni e stati d’animo contrastanti mutando la sua forma a seconda dello stato d’animo di chi ascolta. Si chiude così un album dalle mille sfaccettature suonato e prodotto in modo impeccabile, niente di rivoluzionario intendiamoci  siamo ad ottimi livelli di composizione e di esecuzione ma niente che stravolga il genere, quindi non è l’originalità che troverete tra le note di  questo “Time It’s Time”, ma musica fuori dal tempo, a tratti  spettacolare in altri riflessiva e dolce, dove le orchestrazioni rimangono le uniche protagoniste del sound generale.

 

Alessandro Bettoni

85/100