23 APRILE 2018

Fondati originariamente nel 1992, gli Will’O’Wisp ottennero una discreta visibilità nella scena underground europea, grazie a un demo e due registrazioni che trovarono un riscontro più che positivo. Dopo sei anni di attività e un seguente lungo stop, la band si è riformata nel 2007 grazie alla volontà del membro fondatore Paolo Puppo (chitarra), che ha riunito intorno a sé musicisti di grande calibro come Oinos (ex batterista dei Sadist), J.Rossi (bassista di Dark Lunacy e Antropofagus) e Deimos (voce dei Revenant). Con la nuova line up la band ha registrato “Kosmo” nel 2012 e “Inusto” nel 2015, entrambi molto apprezzati dalla critica. 

I Will’O’Wisp oggi vengono a proporci “MOT”, album uscito il 2 marzo 2018 via Nadir music. Dopo aver dato uno sguardo alla copertina (davvero molto bella), passo all’ascolto. 

I nostri ci propongono un progressive death metal molto tecnico: decisamente buono il livello della produzione (l’ho trovata giusto leggermente “ovattata”, personalmente avrei enfatizzato maggiormente le frequenze delle medie in fase di masterizzazione per dare un po’ di brillantezza in più, ma è solo un piccolo dettaglio), esecuzione tecnica sopra le righe, molto precisa e soprattutto molto espressiva, cosa per me più importante, non sempre scontata nel progressive dove spesso si sacrifica il lato “emozionale” a favore di quello tecnico. Il disco è composto da undici tracce con un songwriting di ottima fattura: i pezzi sono molto complessi e spesso non hanno una struttura ben delineata, passando da parti brutali a parti più riflessive che a tratti mi sento di definire quasi sinfoniche (in alcuni casi ho percepito addirittura qualche influenza di post black metal sperimentale). Nonostante la suddetta complessità, essendo i musicisti molto comunicativi, le canzoni risultano comunque di facile assimilazione, permettendo all’ascoltatore di perdersi nella dimensione oscura creata da ogni singola traccia. 

Da segnalare in modo particolare l’energica opener “I Am Pestilence”, pezzo molto veloce e potente, un esempio lampante del lato più brutale della band, e la traccia numero 10, “Rain of Fire”, pezzo prevalentemente atmosferico intervallato da velocissime sfuriate (devastante il finale), perfetto emblema di quello che è la musica dei Will’O’Wisp: oscurità mista a ferocia, il tutto miscelato sapientemente in un perfetto equilibrio. 

In definitiva MOT è un disco di ottima fattura, artisticamente molto maturo (d’altra parte i membri della band non sono certo dei novellini). 

Concludendo, devo ammettere di aver apprezzato davvero tanto questo album, dalla prima all’ultima nota. Ottimo lavoro, decisamente consigliatissimo agli amanti dell’estremo. 

 

Alessandro Asator Briganti 

95/100