E se gli Dei pagani avessero creato un tramite per diffondere la loro parola? Se avessero voluto forgiare in un album i suoni del loro mondo per donare a noi, popolo d’ascolto, le enfatizzanti note della mitologia pagana? Forse queste risposte possiamo trovarle in una band, e forse questi Dei hanno dato vita agli Arkona! Nel lontano 2002, alcuni membri della comunità pagana Vyatichi (Russia-Mosca), decisero di formare una band che riprendesse la loro cultura e i loro gusti musicali, per dar modo all’inventiva di spaziare e di mettere al mondo uno stile completamente personale, con sonorità ben radicate nelle loro ideologie. Così nacquero gli Hyperborea, nome che verrà poi mutato nel tempo nell’odierno Arkona; Formata da cinque ragazzi, la band comincia a farsi strada incidendo il loro primo demo contenente tre track. Ampiamente apprezzato dal pubblico, la band decide di continuare con questo target incidendo il loro primo full-lenght “Vozrozhdenie”, che tradotto è ‘Rinascita’ per motivi interni legati alla band; L’album riceve un enorme successo, abbattendo le barriere dell’underground e scaraventando la band negli ampi spazi del globo. Negli anni, gli Arkona incidono diversi album, EP, compilation e vari official video, mostrando al mondo il loro talento e la loro dinamicità, solcando i palchi con band come Amon Amarth, Epica, Blind Guardian e Paradise Lost. Nel 2016 viene ristampato il loro primo successo, già citato precedentemente: “Vozrozhdenie”; Un album ricco di sonorità sperimentali, che da libero sfogo alla preparazione tecnica della band, riuscendo a creare un mondo fantasioso nella mente dell’ascoltatore e dando vita ad una storia ben descritta da oratori colmi di merito. Pronti ad affrontare un viaggio nell’era del paganesimo? ANDIAMO!

Il vento si alza lentamente sul fuoco di “Kolyada”; Un leggiadro coro seguito da una profonda melodia riempie le strade di questo villaggio pagano; Non si fa per nulla desiderare un riff di chitarra molto heavy che illumina la track con un mix ben strutturato di power e black, evocando la meravigliosa voce della frontgirl, che riesce a trasportare dal più alto dei cieli al più profondo degli abissi. La passeggiata tra queste mura vichinghe continua con la movimentata “Maslenitsa”, ed è qui che si aprono le danze intorno al falò della musica; Schiere di sonorità power inebriano l’udito del pubblico, rendendolo un burattino danzante nelle mani di questo sound. La notte è lunga, i ceppi accesi danzano lentamente mentre fa il suo ingresso “Kdomu Svaroga”; Le tenebre prendono il sopravvento e la soave voce della singer muta in un profondo growl black che contorna il pezzo in maniera esemplare, mentre l’intera band dimostra le proprie capacità tecniche con scambi ritmici e variazioni di stili privi di eguali. Dalle profondità pagane arriva una leggera intro che apre l’ardente “Chernye Vorony”; La carica vichinga avanza con le armate di un inizio black, che muta lentamente in un melodico power. Inutile descrivere i meravigliosi cambi di tonalità ben studiati che troviamo nella dote vocale della frontgirl. Ma ecco che dall’oceano arrivano imponenti drakkar che trasportano la title track “Vozrozhdenie”; Mostruose sonorità emergono dalle profondità dando vita ad un vortice musicale, un sound sparato da riff roventi, ritmiche accese e sinfonie paradisiache. Un mix tra sogno e realtà, nei quali risulta difficile tracciare una linea di confine. Siamo a metà dell’album con “Rus”; La soave voce della frontgirl risveglia il metal pagano più antico: una ritmica lenta e un riff ben marcato accompagnano il pubblico in questo viaggio mistico, dove un dolce e cupo basso emana vibrazioni ben delineate in grado di accendere gli animi più tetri ed oscuri. Il falò funge da punto di riferimento a “Brate Slavyane”, che come una valchiria nella notte, cala impetuosa dal cielo per portare il pubblico al cospetto di un mordente sound; Anche qui le sfaccettature black non mancano, quei piccoli tocchi che rendono il pezzo più vivo che mai! La notte si accende ulteriormente con “Solntsevorot”; Il rito pagano continua intorno alle fiamme di un acceso folk metal, narrato da una band che riesce ad intrattenere gli animi del pubblico con il loro energetico spirito, accompagnato da sentiti flauti che riempiono questi lavori, flauti che riescono ad aprire possenti track in modo idilliaco, come la spinta “Pod Mechami”; Le veloci sonorità tolgono il respiro ai loro fan, ma donano momenti di piacere alternando un possente power a pure sonorità fiabesche, in grado di acquietare gli animi più guerriglieri. Ma è arrivata l’ora di indossare l’armatura e di addentrarsi nella profonda “Po Zverinym Tropam”; Un sound non molto spinto ma ben strutturato apre le porte all’acceso cielo stellato, mentre il vento del nord sposta le nuvole dell’imperfezione, rendendo questo pezzo uno dei migliori del disco. Nonostante ci dirigiamo verso la fine dell’album, lo spirito guerriero non vuole placarsi, facendo emergere l’impavida “Zalozhny”; Lo scream della frontgirl è l’ultimo a morire, dando vita ad una nuova scarica adrenalinica che la band riesce ad incrementare con i profondi suoni delineati dei loro strumenti. L’intro profonda di “Zov Predkov” incornicia perfettamente il quadro di una buia notte pagana giunta al termine, con la perfetta voce della singer che accompagna per mano le tenebre nei loro antri, mentre le marcate sonorità heavy/black della band danno il benvenuto ad un nuovo giorno.

Gli Arkona non hanno da presentarsi, non hanno nulla da mostrare, per il semplice fatto che ogni loro lavoro è un opera che va ascoltata con il cuore, e solo con esso si può conoscere lo spirito di questa band. Negli anni hanno deliziato i fan con molti progetti ben strutturati, riscuotendo un grande successo e portando il loro nome a livelli elevati. “Vozrozhdeniye” non è stato che l’inizio di una lunga serie di successi, una catena senza fine di puro piacere sonoro.

 

 

Marco Durst

80/100