I Vichinghi possono essere molto interessanti quando hanno a che fare con la musica, e senza dubbio è il caso di Christian Hede Madsen, in arte Bellhound Choir, proveniente dalla Danimarca e giunto al suo secondo lavoro intitolato Worried Kid. Questa è una delle due facce con cui il nostro eroe si è manifestato nell'immenso oceano della musica, in quanto l'avevamo già visto e sentito con i Pet  The Preacher, band heavy-stoner-blues attiva per cinque anni fino al 2015, nella quale cantava e suonava la chitarra. Christian sente quindi il bisogno di trovare un'altra via per esprimersi e farsi sentire, così il 20 maggio 2016, con la firma di Bellhound Choir e trasformatosi in un cantautore blues-folk con tinte rockeggianti, fa uscire il promettente “Imagine The Crackle”, edito con la Bad Afro Records. A risaltare sono il suo tocco, il suo suono e la sua grande personalità nell'eseguire i pezzi. Se il primo disco aveva anche suoni distorti che in parte avvicinano di più Bellhound Choir ai Pet The Preacher, “Worried Kid”, uscito lo scorso 28 aprile ed edito da Svart Records, è totalmente acustico e senza percussioni. La voce viene messa più in risalto, creando qualcosa di più intimo e riflessivo. Questi pezzi, in totale otto, fremevano, probabilmente da tempo, dentro di lui per uscire. I giri armonici e melodici sono piacevoli e leggeri, mentre il suono della chitarra acustica è spettacolare, nitido e pulito, e c'è la percezione delle dita, delle unghie che pizzicano le corde con più o meno impeto.

Il disco si apre con la ballata “Gettin' Bigger”, cantata in modo molto appassionato. La successiva Full Moon Tide è un pezzo blues-folk cantato in duetto con Sebastian Wolff. Le voci dei due si amalgamano perfettamente, arricchendo ed enfatizzando bene il pezzo. Arrivati alla terza traccia, “Oh, Little Michael”, si inizia però a perdere un po' l'impatto. La traccia in questione non riesce ad incidere perchè non è sviluppata in modo efficace e si trascina troppo a lungo. La seguente “Bad Weather” si distingue per un paio di riffs molto azzeccati e che reggono praticamente tutto il pezzo, ma niente di più. L'effetto sorpresa ormai sembrerebbe svanito. Tuttavia la briosa “The Jacket”, invece, porta un filo di varietà con la sua atmosfera meno seriosa. Questa canzone, la quinta dell'album, è anche la più breve, e se fosse durata più tempo avrebbe probabilmente perso dei punti. Con “Dawn” e la successiva title track abbiamo altri due pezzi lenti che, per quanto piacevoli, non aggiungono molto all'album. “HOME”, che chiude l'album, si apre con un bel fraseggio eseguito con il bottle neck, il quale sarà poi utilizzato in gran parte della composizione, rendendola più caratteristica rispetto alle altre. Probabilmente è la migliore traccia delle otto anche grazie ad una magnifica interpretazione di Madsen.

A Conti fatti ci troviamo di fronte un lavoro ottimamente eseguito e cantato. Questo è il principale punto di forza. Bellhound Choir, come musicista e cantautore ha sicuramente talento e tanto da dire.  Purtroppo, questo disco ha anche un grosso limite, che non lo può rendere tra i più innovativi o memorabili: tutte le otto canzoni presenti in “Worried Kid” sono quantomeno piacevoli se prese singolarmente, ma nell'insieme molte, più o meno la metà, perdono parecchia incisività e interesse. Anche a causa del genere, i pezzi non variano molto al loro interno e sono in più casi un po' troppo lunghi. La confezione è ottima, ma il contenuto, per quanto ben fatto, solo a tratti ne è all'altezza. Rispetto all'esordio questo è un passo indietro. Anche la scelta, coraggiosissima, di fare un album solo acustico e senza percussioni a lungo andare fa perdere qualcosa. Forse è stato fatto un passo un po' più lungo della gamba a questo giro.

Ma probabilmente per Bellhound Choir tutte le sue otto “figlie” hanno ben altro significato: lui deve essere fiero di “Worried Kid”, e la passione che si percepisce in ogni nota cantata e suonata dovrebbe esserne la prova. Madsen ha un feeling che non è comune a tutti e c'è l'impressione che possa e debba ulteriormente migliorare e maturare, perché la prossima volta sarà difficile puntare solo sull'espressività e sul tiro se si vuole fare un salto di qualità. Come fare questo salto, però, è difficile dirlo. Potrebbe portare nuove influenze, magari portarsi una band o altri strumenti. Tutto è nelle sue mani (e nella sua voce), e l'interesse per questo progetto rimane molto vivo.

 

Tracklist:

Gettin' Bigger

Full Moon Tide (feat. Sebastian Wolff)

Ho, Little Michael

Bad Weather

The Jacket

Dawn

Worried Kid

HOME

 

 

Giovanni Casareto

65/100