A tre anni di distanza da Winter Kills ecco debuttare sul mercato l’ultimo lavoro dei Devil Driver, Trust no One.

Winter Kills  è stato un po’ la mela della discordia tra i fan di Dez Fafara e soci: c’è chi rimane attaccato al vecchio sound melodic death di The Fury Of e che quindi non ha molto apprezzato il calo delle melodie death a favore di un sound decisamente più groove, chi ha accettato l’evoluzione stilistica della band giudicando Winter Kills magari non originale ma nemmeno un pessimo cd, chi ha gridato al ritorno alle origini (ovvero del disco di debutto omonimo) o peggio di un revival dei Choal Chamber. Revival che poi è davvero avvenuto per i C.C., ma non è questa la sede per parlarne.

Quello in cui però tutti concordano, è che i Devil Driver negli anni hanno saputo distinguersi nel mercato creando un sound personale che col tempo li hanno resi un punto fermo nel panorama death, al di la delle naturali evoluzioni stilistiche di un gruppo che dopotutto calca le scene da ben quattordici anni. 

Questo nuovo lavoro dei Devil Driver porta con se importanti rivoluzioni nella line up: ci troviamo davanti una line up quasi del tutto rivoluzionata, con i soli Dez Fafara alla voce e Mike Spreitzer alla chitarra rimasti della formazione originale. A sostituire John Boecklin alla batteria, Jeff Kendrick alla chitarra e Chris Towning al basso troviamo ora rispettivamente  Austin D'Amond (ex-Chimaira), Neal Tiemann e Diego “Ashes” Ibarra. 

La qualità della composizione ne ha risentito? Andiamo a scoprirlo. 

Trust no One. Non fidarti di nessuno. 

Già la copertina da un chiaro messaggio: un lupo travestito da pecora, il migliore esempio per ricordarci che niente è mai come appare, che l’apparenza spesso inganna, e proprio Verità, Riscatto, Vendetta sono le tematiche cantate da Fafara a confermare il “concept” dell’album. 

Un cliché trito e ritrito? Forse. 

Siamo davanti ad una prova superata per il Devil Driver, senza però eccedere in originalità. Ormai da Pray for Villains era chiaro che il groove avrebbe preso piede nella composizione, cosa che in effetti è successa con i due successivi album con risultati a mio avviso mediocri. Trust no One segna invece un passo indietro in senso buono, rimettendo groove e melodic death metal sullo stesso piano compositivo, non mostrando innovazioni ma sfornando ad ogni modo un lavoro più che sufficiente, in grado di soddisfare i fan di vecchia data grazie a brani come la title-track Trust no One (pezzo migliore dell’album), Bad Seeds e For What it’s Worth che attingono a piene mani a quel melodic death che ha contraddistinto perle rare come Fury Of e Last Kind. Anche i vocalizzi di Dez Fafara rimangono sempre sullo stesso livello, senza spostarsi particolarmente o tentare nuove strade. 

Ricollegandomi alla domanda di cui sopra, la risposta è un sostanziale “No”. Nonostante la rivoluzione nella line up i Devil Driver si sono mantenuti negli alti standard cui i loro fan sono abituati, anzi segnando un punto positivo rispetto agli ultimi due dischi, grazie a soluzioni melodiche diversificate che danno ad ogni canzone una propria personalità e rendendo Trust no One un disco di facile ascolto.

 

 

Alessia "VikingAle" Pierpaoli

80/100