Dopo due anni di frenetica attesa, la band austriaca torna a solcare i terreni del loro progetto con il loro nuovo album “Steinfeld”! Si ragazzi, stiamo parlando dei folkloristici Drescher; Ricordiamo il lavoro ben realizzato del precedente “Erntezeit” (2014), con il quale hanno aperto le porte al loro nome, divenendo famosi nella scena metal austriaca. Ed oggi, con questo loro ultimo ‘bambino’, i Drescher accentuano la loro fama, proponendoci un album sobrio, ricco di pura tecnica strumentale e sonorità alternative, le quali sperimentate col tempo e ottimamente messe in atto in questo corposo lavoro che andiamo a presentare!

I cancelli di questo nuovo disco vengono aperti da “A Bissl Glick”: un pezzo introduttivo degno di essere alle porte dell’album; La parte vocale in scream fa da padrone alle non troppo marcate sonorità folk, con ritmiche lente e al punto giusto

Finalmente torna in campo la tanto attesa fisarmonica con “Adrenalin”: i suoni veloci dello strumento tengono alto il nome della band, mentre profondi riff di chitarra e ritmiche infuocate e lievemente più accentuate somministrano l’ ‘adrenalina’ in questione nelle vene del pubblico. Inizio perfetto.

Ancora una volta è la melodica della fisarmonica ad aprire la possenza del metal più marcato che risiede in “Unten”, pezzo colmo di pesanti sonorità; Ovviamente la struttura sonora della band non fa una piega, deliziando i loro fan con qualche coro di tanto in tanto.

“Guade Oide Zeit” è il quarto pezzo nella scaletta di questo idilliaco progetto: ritengo questa traccia una delle migliori nell’intero album, con la sua evidenziata intro delineata da un ottimo riff seguito dalla maestosità di un eccellente basso ritmico, che spiana la via a questo capolavoro che si sposta elegantemente verso l’ heavy.

L’album sembra ammorbidirsi alle prime note di “Regen”, ma il mito viene immediatamente sfatato da un prestigioso coro che innesca una bomba sonora degna del gruppo; Pezzo nettamente sinfonico, con un sound più corposo e ben accostato all’intera track.

E come possono mancare le cover di famose band in un album di questi fantasiosi austriaci? La fortunata scelta è ricaduta su “Es Reignt Bluat” (Slayer – Raining Blood)! Non si ha bisogno di presentazioni per questo capolavoro della scena thrash, ma fidatevi sulla parola, qui i Drescher hanno dato il meglio di loro.

E si procede con la spinta energetica di “Olles Ok”: le prime idilliache note riportano alla mente il buon vecchio power metal, prima che l’esplosivo folk incendi gli animi del pubblico con ritmiche accelerate e la maestosa voce del frontman che, come benzina sul fuoco, fa divampare il groove più ardente.

Ancora una volta la fisarmonica di questa strabiliante band fa da intro a “Endlich Leben”: una rovente batteria picchia pesantemente, creando la base per un accesa ‘orchestra’ strumentale priva di eguali, dipingendo un delineato quadro sonoro, degno di nota.

Rigorosamente più thrash è la potente “I Will Di Ausbliatn Sehn”, che con la sua melodica e l’incredibile tecnica del ‘guitarman’ diventa il pezzo n°1 per eccellenza! I vostri uditi non avranno mai provato un energia tale sprigionata in un'unica track; A parer mio, la più bella in assoluto dell’intero album.

Ovviamente il disco non poteva chiudersi in maniera più possente con “Der Held”: una conclusione pesantemente perfetta, con riff estremi e ritmiche accelerate, giusto per tenere i livelli di adrenalina alle stelle fino all’ultimo secondo.

Ormai i Drescher sono diventati una garanzia, un numero sul quale puntare per una vittoria sicura. “Steinfeld” è palesemente più studiato e in alcuni tratti migliorato, rispetto al precedente lavoro. La struttura dell’album è eccellente, un corpo lineare e, cosa che tutti i fan della band avranno sicuramente captato, è l’arricchimento con soli degni di nota e meravigliosamente strutturati, senza contare la tecnica maggiormente studiata. La strada del successo l’hanno presa, e questo album è la prova palese che va nella direzione giusta.

 

 

Marco Durst

80/100


Fisarmoniche, suoni campionati, synth e schitarrate energetiche accompagnate da possenti ritmiche, questo è il sound che viene sprigionato dal primo full-length “Erntezeit” della band austriaca Drescher. Formato a Vienna nel 2009, il gruppo di cinque elementi si concentra sul folk metal  sperimentale, con sfaccettature heavy e thrash melodico, dando vita ad un particolare stile che loro stessi hanno ovviamente chiamato ‘Dreshmetal’. Nel 2014 il gruppo austriaco realizza il loro primo singolo “First Blood” in formato digitale, rendendo pubblico il loro inconfondibile sound e piantando i semi di una fama che andrà man mano evolvendosi, fino ad arrivare, dopo solamente due mesi, a questo primo ottimo lavoro: l’alba di una nuova era si alza lentamente sul cielo di Vienna, colorando in maniera paradisiaca l’intera città e avvolgendola completamente in un ampio mantello musicale.

Una lenta fisarmonica va man mano accelerando creando un intro come poche per la feroce “First Blood”; Un esplosione ritmica spalanca le porte dell’album dando meritata luce alla graffiante voce del frontman. Una sonora cascata heavy metal miscelata ad un folk con un energia sentita: combinazione perfetta. Una possente “Der Gscheitling” fa il suo ingresso; La sua atomica sonora frantuma il muro del suono, prima che la melodica prenda parte al progetto. Un pezzo colmo di tecnica e meritata eleganza, con piccoli cambiamenti ritmici e scorrevole adrenalina. La medesima energia la troviamo in “Olles Wos Mir Fehlt”; Stessa velocità ma con un sound più lineare. Gli strumenti adempiono al loro compito non tralasciando un solo buco d’imperfezione, e per quei pochi minuscoli solchi ci pensa la determinata fisarmonica a darne il giusto riempimento. Una leggera intro realizzata da note campionate e piccoli tocchi di un idilliaca fisarmonica tirano lentamente fuori il metal dalle viscere di “Zeit Zun Gehen”; La velocità ritmica diminuisce di poco, enfatizzando la maestosa struttura dei suoni, donando puro piacere musicale al pubblico. Potrebbe quasi essere considerata una ballad se non fosse per dei potenti sbalzi sonori e meravigliosi cambi di tempo. “5 Minutes Ruhm” si fa strada con un inizio non eccessivamente spinto che da vita a lunghe note di chitarra e una leggiadra fisarmonica; Una ritmica poco duratura, infatti fa il suo ingresso un mordente riff, seguito da elevate percussioni e un adrenalinico basso, infuocando l’atmosfera per 4:30 minuti, il tempo necessario per prepararsi ad un sonoro pezzo thrash/heavy come “Bled Grennt”; Anche qui i colpi di scena non mancano ovviamente, anzi, l’efficacia strumentale della band riesce ad incuriosire il pubblico sempre più, felice di farsi travolgere da tale energia sonora, e i Drescher non deludono, inserendo nell’album “Zeitung Von Morgen”; Gli arpeggi di chitarra fanno da usciere alla ritmica, seguita dall’elegante armonica che ruba soavemente del tempo prima che il metal faccia ritorno nella track, ma una volta presente incornicia il pezzo fluidamente, con l’aiuto della maestosa dote vocale del frontman. Ormai si è capito che la band ha la mania di ammorbidire l’udito del pubblico con una breve e leggera melodica iniziale, per poi farlo esplodere buttando benzina sonora sul fuoco della maestosità, dunque in egual modo si apre “Danke Fia Nix”; Il basso è il massimo esponente in questa track, mostrando la sua maestosa imponenza durante l’intero pezzo, seguito da un breve solo di chitarra che riesce a donare quel tocco in più a questo quadro musicale. L’intro di “Dresch Quetschn” è invece differente: un suono in input che va aumentando, fino a raggiungere l’apice per poi udire i quattro crash ritmici che aprono ad un pesantissimo metal, a tratti divinamente bloccato dalla voce emessa dalla fisarmonica, che funge metaforicamente da tenera bambina in mezzo ad accattivanti motociclisti: Un quadro mentale di una profondità perfettamente unica. E se i Drescher vogliono avere in pugno l’entusiasmo dei loro fan, ci riescono alla grande proponendo rifacimenti di famosissime cover a livello globale come “Geheiligt Werde Dein Name”, ovvero l’energica Hallowed Be Thy Name degli Iron Maiden; Lo speed metal di “Ass In Pik”, Ace Of Spades dei Motorhead; La bonus track “Rock Me Amadeus” e l’immortale “Olles Schwoarz”, ovvero Paint It Black dei Rolling Stones. Pezzi che hanno dato merito alla storia della musica, presi e rivisitati perfettamente in chiave folk. Solo ascoltandoli potrete capire il lavoro profondamente studiato di quest’album.

I Drescher hanno realizzato un lavoro eccezionale con questo loro primo full-length; Hanno dato voce al mondo della musica, puntando qualche riflettore sul loro nome e dando modo di farsi conoscere. “Erntezeit” ha dato un ottimo giudizio sulla loro carriera, proponendo al pubblico sonorità particolari, magari già ‘sentite’, ma approfondite e studiate in maniera tale da non annoiarsi mai. Un esempio di rinnovamento del genere e una sentita ondata d’aria fresca. Un inizio per nulla male per la band austriaca!

 

 

Marco Durst

75/100