Gli Hate sono una band death metal  di Varsavia fondata nel lontano 1990 prima con il nome di Infected ed in seguito come Somuchhate, per diventare in fine Hate. Al di là di vari demo, EP e vari compilation hanno all’attivo 10 album, dei quali uno live.  Da "Daemon Qui Fecit Terram" (1996) a "Tremendum"(2017) hanno scritto  ventuno anni di storia del death metal polacco e mondiale.

Storia che non ha mai premiato abbastanza la band di Varsavia, perennemente oscurata da band più famosi come Vader e Behemoth. Il motivo per il quale ciò sia avvenuto non è così semplice comprenderlo, mettendo da parte il resto e focalizzando l'attenzione sull'aspetto esclusivamente artistico della questione, una delle spiegazioni del mistero potrebbe risiedere nel fatto che gli Hate assomiglino un po' ai progetti anzidetti, nonostante il gruppo musicale polacco esisteva da molto prima di questi ultimi, e non sono da meno come qualità e sostanza che ritroviamo in ogni album. Di seguito parleremmo del loro  ultimo album chiamato "Tremendum". Il successo in un genere estremo come quello che troviamo nel concept è un'alchimia complessa tra più circostanze concatenate fra loro, infatti chiudendo gli occhi durante l’ascolto di  "Tremendum", l'uditore potrebbe pensare ad un'ipotetica formazione calibrata sulla voce di Peter (Vader) e la chitarra di Nergal (Behemoth) con delle sonorità in stile Darkthrone in versione più blanda e melodica, in quanto gli Hate mescolano il più ortodosso dei death metal con un black molto cupo e gelido. Certi passaggi sono così rei e tenebrosi che gli ascoltatori piano piano dimenticano le somiglianze con Behemoth e Vader ed affondano completamente nell’atmosfera  dell’ album. Si percepisce molto bene la classe con la quale gli Hate hanno saputo modificare il proprio approccio alla questione death metal, cercando di approfondirne le trame emotive personali ed aggiungendo dei riff black, che danno alle loro canzoni un qualcosa in più, forse non così tanto da stravolgere lo stile centrale del gruppo ma abbastanza da costituire un'apprezzabile sorpresa per il pubblico.

Certamente l'impianto sonoro di base resta ben fondato sui dettami della scuola polacca (growling controllato, chitarre raw black  e blast-beats a profusione) però ad un ascolto più attento  non si riesce a sfuggire alla ragnatela di un sapore drammatico, molto cupo ed oscuro dell’album. La tecnica esecutiva dei Hate è eccellente e quindi non mancano segmenti complessi, all'interno del disco, che interessano anche la composizione molto elaborata e strutturata. Alcune parti potrebbero annoiare l’ascoltatore in un primo momento però sprofondando sempre di più nel tenebro e reo mare a cui possiamo paragonare l’album  "Tremendum", ci si illumina del immenso spesso e granitico che propongono gli Hate, dove si percepisce in ogni istante la cura maniacale che deve essere stata utilizzata in fase di composizione. Tra le cose migliori dell’album vi sono il lavoro di chitarra, che conferisce all'album quella fatidica marcia in più, ed una serie di riff che giocano con reminiscenze darkthroniane miscelate a delle sonorità più moderne e melodiche.

Probabilmente è proprio qui che si nasconde “l'inghippo”, consistente in una precisione e perfezione talmente elevata da rendere il tutto poco spontaneo, segno caratteristico del blackened death metal, sottogenere molto tecnico che fa della freddezza e asetticità il proprio marchio di fabbrica, con la quale occorre a questo punto assimilare gli Hate. L'elevato tasso di abilità esecutiva e la ridetta ossessiva precisione di scrittura fanno sì che "Tremendum" perda un po' di potere coinvolgente, rimanendo così intrappolato in se stesso, nella propria glacialità a tutto tondo.

È chiaro che comunque il livello complessivo messo in campo è assolutamente notevole e che nel lavoro non ci sono punti deboli evidenti. La percezione di glacialità è sicuramente dettata dai gusti personali, sui quali occorre passare sopra per raggiungere un punto di vista critico, e per quanto possibile, oggettivo, che disegna un'opera titanica ricchissima di riflessi neri a volte sfumati da toni drammatici. 

Sicuramente sarà un album molto gradito sia per chi apprezza il death metal che il black, in quanto questo album ci regala un po’ entrambe le cose, in maniera ben calibrata e con un’atmosfera degna dei grandi maestri scandinavi dello stile. 

(p.s. curiosità personale: saranno un Behemoth che nei stili percorre l’asse del tempo all’incontrario?) 

 

 

Dmitriy Palamariuc

85/100