I Valient Thorr sono una band americana che da ormai sedici anni ha un'unica grande missione: suonare musica rock in grado di far divertire, ballare e appassionare gli ascoltatori; sempre dritta al punto, senza fronzoli né abbellimenti, con un suono grezzo e uno spirito puramente rock 'n' roll che non si prende troppo sul serio. Durante la loro vita di musicisti costantemente in tour questi cinque ragazzi hanno già scritto e prodotto un numero considerevolmente alto di album, l’ultimo dei quali è Old Salt, rilasciato nel luglio del 2016.

Mentre il precedente Our Own Masters era la perfetta apoteosi del loro stile musicale (un album di ascolto immediato, con melodie e ritornelli di grande efficacia) Old Salt cerca di andare un po' oltre; anzi, parecchio oltre. Il sound grezzo e primordiale di chitarra e il blend unico fra southern rock, rock 'n' roll e heavy metal è sempre lo stesso, ciò che è diverso è la complessità musicale presente all'interno delle canzoni: i ritornelli memorabili e i forti hooks sono molti di meno in favore di un aumento esponenziale di riff complicati ed eccentrici, assoli veloci, tempi contorti e note spesso fuori tonalità.

Il primo pezzo dell'album (Mirakuru) presenta questo cambiamento in maniera ineccepibile, ponendo l'accento proprio sull'eccentricità degli accordi e sulle linee melodiche fuori scala (stupendo il passaggio in cui la melodia di basso va volutamente a cozzare con la base accordale della chitarra in sottofondo). Il secondo e terzo brano dell'album (Lil Knife e la folle Cut and Run) sono invece canzoni in cui il cantato ritorna maggiormente in primo piano con melodie coinvolgenti che riportano l'ascoltatore su terreni già più conosciuti. Senza dubbio però i migliori pezzi di questo disco sono quelli che vanno da The Trudge a The Shroud, canzoni all’interno delle quali bellissime chicche compositive e tecnicismi sia ritmici sia solistici si uniscono perfettamente a parti molto coinvolgenti e d'impatto, dando vita a brani carichi non solo di potenza musicale ma anche di complessità strumentale. Il risultato è così buono che la relativa semplicità della successiva Looking Glass lascia forse un po' troppo a bocca asciutta, come se fosse normale aspettarsi di più dopo quello che si era ascoltato fino a quel punto.

In definitiva questo album non riuscirà probabilmente a esaltare come ha fatto l'acclamato predecessore, ma sicuramente riuscirà a soddisfare maggiormente nel lungo periodo, proprio grazie alla felice unione tra una maggiore ricercatezza strumentale e la carica che il gruppo è famoso per riuscire a trasmettere. Certamente non tutto è perfetto e qualche canzone avrebbe potuto funzionare ancora meglio riuscendo a dosare con più cura la componente strumentale e quella vocale ma, nonostante questo, Old Salt rimane una bella evoluzione per una band che dimostra di non deludere mai.

 

 

Jacopo Nardini

87/100