3 LUGLIO 2017

Band: A taste of fear
Album: God's design
Genere: Thrash death metal
Etichetta: Time to kill records

L'etichetta indipendente "Time to kill records”, ci presenta un lavoro di alto livello, quello degli "A taste of fear", di stampo prettamente technical trash death metal.
Il gruppo romano pubblica "God's Design" nel maggio del 2017 con un artwork di grande impatto.
L'effetto che generano le mani ossute intrecciate intorno ad un teschio con un solo occhio è angoscioso, il disegno circolare ha un qualcosa di soffocante come un cappio intorno al collo.
Il brano che apre l'album è "God's design"…
Bene ora, che dire? Si nota immediatamente la grande attenzione alle tecniche musicali e alla grande forza impiegata dai membri della band  in questo disco.
La traccia numero uno: “God's Design”  e  “into hell”, preannunciano l'intensità del viaggio degli "A taste of fear" in un ambiente sinistro, esoterico in cui il basso pulsante di Michele Attolino sorregge la drammaticità dell’atmosfera, fin quando non arriva il momento in cui la voce pungente di Stefano Sciamanna e la batteria di Flavio Casagnoli irrompono con un freehand ad accendere l'intero fuoco.
In “Out of Place“ e “A Feared Secret“ sono introdotti da arpeggi di chitarra che ricordano sonorità orientali su accordi di sitar, carattere che possiamo ritrovare  in molti brani dell'album.
Brevi idee melodiche ancestrali si fondono in un contesto musicale prettamente thrash metal alla perfezione, è questa la caratteristica della band romana.
In  “Ripped Soul's Gift“ e in “The Passage“ abbiamo una melodia raccolta, alla vedic metal, che si scioglie in un pacato episodio nostalgico, fin quando, subito dopo, aggredisce l'ascoltatore con la sua esuberanza, lavorando su uno stampo thrash death irrequieto che scorre rabbioso, fino a toccare il timbro vocale tipico del black metal.
La batteria va dall' hammer blast al gravity così come la voce, si alternano parti recitate in tonalità bassa, voce death e black.
I brani hanno una durata che va  dai quattro ai sette minuti, che scorrono con una velocità estrema.
Non ci si annoia con gli “A taste of fear”. Ora un riff di chitarra, ora un pattern di batteria diverso; da notare anche  il songwritig dell’album che è davvero interessante, incentrato su temi che riguardano le angosce e i drammi interiori.
L’ultimo brano “A taste of fear” è una sintesi del loro stile. Il tema principale, che continua a pulsare, sembra man mano essere schiacciato dall’assolo di chitarra che, alla fine del pezzo, sparisce completamente, come se fosse stato travolto dalla forza inarrestabile del tema.
Gli “A taste of fear” hanno un carattere dinamico; l’azione di una forza che percorre tutto lo spazio  disponibile in uno slancio completamente estraneo.
Un senso di malattia che avvolge di sofferenza ogni linea melodica; un legame con il tecnicismo che dà un colore particolare ad ogni traccia, mai fine solo a se stesso, ma utile per comunicare qualcosa all'ascoltatore.

 

Debora Pierri
85/100