Gli Alma Irata sono un gruppo italiano nato nel giugno 2008, che dopo il rilascio dell’EP “Errore di Sistema” nel 2013 e la partecipazione alla compilation "Uniti per la Musica" nel 2014, arriva alla creazione del loro primo album in studio, “Deliverance”.

Lo stile adottato in questo disco è interessante: un incrocio fra alternative rock/metal e punk veramente aggressivo e duro, assolutamente semplice ma d’impatto, che in alcune occasioni riesce a stupire per la bellezza di alcuni cori e ritornelli e che per trentuno minuti sa far divertire e a tratti impressionare l’ascoltatore. Niente di speciale e niente di nuovo in realtà, di gruppi così ce ne sono a bizzeffe possiamo dire, ma questo cocktail di voce aggressiva, belle melodie e chitarre non abbastanza distorte da essere metal e non troppo poco da essere punk in qualche modo ti sorprende e ti cattura. In alcuni pezzi però (Colac, Perfect Lips e Viper Tongue) la vena prettamente punk viene a prevalere sulle altre e la commistione di cui ho accennato prima comincia a sfumare e a scomparire; si lascia quindi spazio a brani molto più banali e meno "creativi" nelle sonorità che vanno a finire nell’enorme branchia del "già sentito e risentito", dove i classici assoli in pentatonica presenti in tutte le canzoni, qui diventano quanto mai stucchevoli. 

Ma è degli altri cinque pezzi che in particolar modo voglio parlare, in quanto rappresentano secondo me il miglior esempio del miglior sound che questo gruppo riesce a creare: una costante aggressività che si libera in una forte melodia (che sia un ritornello o un'ulteriore sezione), che, insieme a sonorità originali, è in grado di ampliare e di variare la proposta sonora della band. 

In Minimum Wage, canzone contro la classe politica che si apre con la celebre frase detta da Berlusconi a Bush durante un incontro di una decina di anni fa, un ottimo ed esaltante ritornello è la ciliegina sulla torta di un pezzo estremamente feroce e d’impatto.

Between Two Lines nonostante sia caratterizzato da uno stile molto classic rock (forse davvero troppo) grazie al suo chorus diventa strepitoso, mentre Three Steps To Evil (il più originale e anche il migliore dell'album) è un pezzo che cambia faccia: per la prima metà veramente cupo, per la seconda melodico e davvero emozionante anche grazie alla presenza di una seconda voce femminile. Crushed Bones è invece decisamente più "alternative" (sebbene abbia un fill centrale molto maideniano) e orecchiabile rispetto agli altri brani, con un ritornello che esplode contornato da bellissimi cori. The Ship infine, prende a piene mani dal meglio dei pezzi precedenti e dopo una prima parte molto "cattiva" si conclude e conclude il disco con un bel finale. 

Che dire, gli Alma Irata hanno sviluppato una formula vincente e che funziona, ora devono solo affinarla e sfruttarla al meglio; alcune canzoni di questo disco, infatti, sono facilmente dimenticabili e prive di quella vena creativa, di quel qualcosa in più che invece è presente negli altri pezzi e che rende questi ultimi così interessanti. In conclusione, un bellissimo album di debutto, ma che mostra anche ampli margini di miglioramento.

 

 

Jacopo Nardini

73/100