Attesissimo terzo lavoro dei pugliesi Banana Mayor, e primo a portare la firma dell’etichetta indipendente Karma Conspiracy Records, “ Primary Colours, The Red,” segna un distacco dal precedente album “Zombie’s Revenge”, caratterizzato da rullate decisamente thrash e martellanti. Qui a farla da padrone è uno stoner metal a tinte decise, come i colori primari a cui allude il titolo dell’album, e di cui il rosso potrebbe farsi interpretare come il primo tassello di un lavoro di concept, di un trittico che includerebbe anche il blu e il giallo.  In attesa di verificare se i Banana Mayor si tingeranno anche di altri colori, per ora concentriamoci sul rosso. Non è difficile, data la copertina monocromatica del disco, che ti assorbe con un Mandala, un sole rosso che immediatamente trasporta all’immaginario polveroso e psichedelico del desert rock californiano.

Ascoltiamolo.

Equator non smentisce le aspettative aprendo l’album in modo diretto e senza compromessi. Un pezzo deciso in cui si notano le influenze grunge della band, che strizza l’occhio agli Alice in Chains senza rinunciare a una verve grintosa e metallica.

Mistakes and Words segue con un piacevolissimo connubio tra lo stoner, il progressive e il post rock. La voce si fa roca, ricordando i Rage Against The Machine e assume i toni introspettivi della tematica trattata.

Another way è la terza traccia e si apre con un riff di basso di quelli che restano impressi nella memoria, per poi proseguire con un ritmo quasi da ballad e interessanti variazioni sul tema fino a metà canzone. E quando credevi di averne abbracciato le dinamiche accade la magia. Un assolo a cui i fan del prog si inchinano.

Candlelight  March  è un pezzo molto concettuale e sorprendente, caratterizzato da un continuo alternarsi di ritmi e variazioni sonore, a cui fanno da sfondo le influenze di Primus e Tool.

Sublime chiude l’album con i suoi 9 minuti e si conferma come il mio pezzo preferito dell’album, per via delle note introspettive che si fanno graffianti, ipnotiche, quando il ritmo ambient prende toni più decisi e coinvolgenti dopo l’inizio lento e quasi cupo.

 

Nel complesso lavoro molto interessante nel panorama underground e decisamente fuori dagli schemi.

Consigliatissimo.

 

 

Antares

83/100