20 APRILE 2018

“Acceptyout fate

Ready to derailyour life in vain”

 

Il 31 gennaio scorso i Dark Archive, composti dal duetto Joakim Liedholm e Niko Aromaa, hanno rilasciato l’ep di debutto, ovvero “Cultivate our blood in aeon” via Inverse Records. 

La band, formatasi nel 2016 in quel di Helsinki, non lascia spazio a giri di parole, proponendo un black metal diretto, senza particolari fronzoli, mescolato a venature tendenti al grind. Difatti aspettatevi i soliti e consueti blast beat, giri di chitarra in accompagnamento si melodici, ma rievocanti paesaggi ed immaginari sicuramente oscuri e liriche che per nulla celano una certa devozione a Lucifero. 

Non ci sono assoli, in questi venti minuti scarsi l’obiettivo è correre, massacrare, insultare testi sacri trascurando sperimentazioni artistiche di alcun genere( fatte alcune eccezioni poste all’inizio o alla fine di un brano), il tutto sorretto da una produzione che forse stona con gli intenti. Ciò che giunge all’orecchio risulta essere, paradossalmente, sin troppo patinato, pulito e fatto per vendere(sempre nei limiti che il contenuto offerto lascia intendere). Forse sonorità più grezze avrebbero aiutato di più, mantenendo una maggior coerenza, ma è anche vero che avrebbero reso ancor più “Cultivateourblood in aeon” un prodotto troppo simile alla concorrenza. 

Per quanto non ci sia nulla di nuovo in questi venti minuti scarsi il duetto si impegna a mantenere una certa tensione dall’inizio alla fine, e il lavoro di Liedholm dietro ad ogni strumento mantiene, comunque, un certo valore; mentre aromaa, incaricatosi di liriche e, ovviamente, microfono, sfoggia una buona dimestichezza nel passare da scream al solito growl stile orso della foresta(quest’ultimo espediente, forse, avrebbe meritato qualche verso in più, vista l’efficacia che ha nei pezzi).

E visto che ho iniziato la recensione citandone un paio di versi trattiamo quello che, senza particolari indugi, è il brano migliore del quintetto, ovvero “GodfearEradication”.

L’inserzione di piano iniziale, intrecciata con degli arpeggi di chitarra acustica, sorprendono l’ascoltatore visto il percorso sino a quel momento intrapreso(infatti il pezzo si pone al centro della scaletta), trasudando malinconia, degrado… in poche parole non una bella fine, ma allo stesso tempo concedono una trentina di secondi scarsi per rifiatare ed assaporare qualcosa di diverso, che, paradossalmente, è qualitativamente parlando superiore a tutto il testo dell’ep( e volendo di tutto il rimanente della traccia). L’attacco di batteria, accompagnato dalle urla di Aromaa e note strumentali oscure che danno il via brano vero e proprio, ci riportano come alla realtà, ri-trascinandoci a forza nell’immaginario catastrofico che il duetto propone.

In conclusione i Dark Archive propongono un ep discretamente suonato, dotato di liriche non da buttare, dove distruzione, tensione ed una poco celata irriverenza la fanno da sovrani. Peccato per il suono eccessivamente pulito e nel non aver osato sperimentare di più, vista la potenza che quei venti\trenta secondi prima citati lasciano intendere.

Tutto sommato “Cultvate ourblood in aeon” si fa ascoltare, non ha veri e propri anelli deboli, ma pochi picchi. Permane, comunque, una discreta curiosità nel vedere il duetto alle prese con un full lenght vero e proprio, visto che sarà più difficile mantenere tali atmosfere per una durata maggiore.

Merita un ascolto, per quanto in giro ci sia indubbiamente di meglio.

 

Jonathan Rossetto

67/100