24 MAGGIO 2018

“1695” è un album non semplice da analizzare, in quanto osa proporre qualcosa di diverso dal solito.

Gli Hiidenhauta sono una band scandinava, più precisamente da Satakunka in Finlandia, formatasi nel 2012. Alle spalle hanno già due ep ed un full lenght, “Noita on minun sukuni” rilasciato nel 2014 via Inverse Records(la quale si è occupata anche di “1695”).

La nuova fatica della formazione finnica, “1695” (rilasciata a marzo di quest’anno), propone un black metal, che trae origine da matrici classiche, misto a decise influenze folk e prog, senza dimenticare qualche digressione dal forte retrogusto jazz. Ed una spruzzata di Iron Maiden che non fa male.

Il risultato è abbastanza incoraggiante, come lasciato intendere in precedenza sa di diverso, cosa non banale. Aiuta anche la tematica che vige al centro delle liriche, ovvero la carestia che afflisse i territori scandinavi tra il 1695 ed il 97, causando innumerevoli vittime( da molti ritenuta la più grande catastrofe naturale della storia finlandese, mietendo circa centocinquantamila vittime, più o meno la metà della popolazione dell’epoca). Il tutto cantato\duettato\narrato in finlandese, seguendo la metrica Kalevala.In poche parole, se non conoscete tale lingua, si perde la quasi totale magia del lavoro vocale, rendendo vano per la maggior parte del mercato estero il meticoloso lavoro storico e compositivo che gli Hiidenhauta han posto in questo full lenght. Forse un lavoro in stile “Carolus Rex” avrebbe aiutato tutti.Per quanto concerne i pezzi vi sono alcuni ottimi episodi come l’opener “Hallan valta” dove regnano sovrani blast beat, chitarre sontuose e dal sapore malato per quanto abbastanza lineari, atmosfere catastrofiche e la voce lebbrosa(nel senso “buono” del termine) di Tuomas Keskimaki; in contrapposizione vi è la voce di Emma Keskimaki, che quasi dal nulla sorge proponendo sonorità pulite e solo apparentemente slegate dal contesto(dopo alcuni ascolti, però, diventano un vero e proprio valore aggiunto). Senza dimenticare una fase quasi strumentale, dai forti toni epici.L’episodio più riuscito e completo è sicuramente “Maan Poven”, pezzo che racchiude tutti i pregi di “1695”, conducendo l’album a livelli qualitativi ben superiori alla media.

Menzione d’onore a “Musta leipa”, pezzo che fonde Jazz, prog, musica classica e l’essenza degli Hiidenhauta in circa 220 secondi davvero intensi.

Purtroppo i finnici in parte falliscono per mano di una certa linearità dei pezzi, una produzione sottotono ed una lingua che impedisce a gente come me di apprezzare a pieno quello che, a conti fatti, doveva essere uno dei punti forti del piatto.

Un lavoro che aveva tutte le carte in regola per ambire a tutt’altre vette, ma che finisce con l’essere, “semplicemente”, un bel disco. Come mi è capitato di scrivere tempo fa con la recensione dei Kantica, poteva essere un potenziale album da top ten 2018 (forse già lo è) ma che si deve accontentare di una top 20\30.

In ogni caso va assolutamente ascoltato, perché merita sotto ogni punto di vista, e se comprendete il finlandese meglio per voi.

 

Jonathan Rossetto

83/100