26 FEBBRAIO 2018

Quando mi hanno inviato il materiale, ammetto di essermi fatto mille paranoie, essendo il primo articolo che scrivo in vita mia e ribadisco I-L-P-R-I-M-O-A-R-T-I-C-O-L-O-C-H-E-S-C-R-I-V-O-I-N-V-I-T-A-M-I-A ho avuto il timore di commettere mille sbagli (compresi quelli di sintassi perché sì, sono un cafone patentato) ma poi ascoltando questo disco le parole si sono scritte quasi da sole.

“INTO THE PITCH BLACK” è quello che io amo definire PURA VIOLENZA MUSICALE,  un perfetto mix di riff cattivi e melodie ben strutturate, alternandosi alla perfezione le une con le altre, un disco si può dire prettamente melodic death metal sebbene richiami anche il groove, non facendoci mancare né la tecnica né la semplicità. Insomma, 11 tracce di pura adrenalina targate MORS SUBITA.

La band finlandese ci presenta Il disco con l’intro “Path To the Abyss”, 35 secondi di arpeggio sufficienti a mettere subito in chiaro le cose.

Prosegue “As Humanity Weeps”,  che sin da subito non si risparmia con ritmiche serrate e riff violenti, con blast beat ai punti giusti, lasciando al contempo spazio a melodie semplici e bellissime, un brano quasi perfetto sia per il sound che per la struttura, se non fosse per il solo a mio avviso un po’ “forzato”.

“Dead Sun” è il brano che segue, musicalmente più “leggero” del precedente ma a mio avviso più “sentito”, differentemente dalla precedente qui prevale un groove essenziale. Sebbene per i miei gusti ci sia lo stesso riff ripetuto forse qualche volta di troppo la monotonia in cui si rischierebbe di incappare è completamente assente.

Quarta nella lista “Defeat”, l’intro ammetto che non mi ha molto “saziato” l’orecchio all'ascolto, con stacchi forse troppo improvvisi da una parte del brano a un’altra. Nemmeno stavolta comunque ci fanno mancare ritmiche toste e parti melodiche perfette per non parlare delle strofe che, nonostante la loro semplicità in quanto ad esecuzione danno la giusta carica di adrenalina per l’intera traccia.

Ed ecco che arriviamo a lei, l’omonima “Into the Pitch Black”, che differentemente dalle altre citate in precedenza si presenta con un’intro molto più “dolce” partendo con un semplice solo di chitarra accompagnato da una tastiera la cui presenza si percepisce appena ma perfetta per dare il giusto “ambient”,  susseguito da strofe accompagnate da un arpeggio semplice, essenziale. Un brano che sa alternare armonia, semplicità e violenza alla perfezione. Con “Alas” invece torniamo alla grinta e agli headbanging, certo non aspettatevi semicrome suonate a 500 bpm ma comunque un brano che merita di essere ascoltato e seguito con poghi quasi illegali, con un intro le cui pennate in levare dei riff richiamano lievemente lo stile dei Chimaira (e io adoro i Chimaira). Traccia numero 7: “I, God”, questo brano mi è piaciuto particolarmente, con un intro che fa venire la pelle d’oca (almeno a me), partendo immediatamente con la giusta carica di adrenalina e con blast beat anche stavolta scritti (o messi?) “dove serve” e non do’ cojo cojo solo perché fa figo (come purtroppo alcuni di mia conoscenza fanno) seguendo poi con un bridge che assume una forma se vogliamo quasi doom che accompagnando il solo da quel tocco di “orientale” all'intero brano. Segue “vultures”, brano di cui posso dire ben poco, non mi ha completamente soddisfatto, alcuni riff sono poco chiari all’ascolto ma in compenso anche stavolta, i nostri cari MORS ci sparano una bella dose di aggressività quasi al punto giusto. “Fear Is Just the Beginning” dà l’idea della propria cattiveria da subito, non risparmiandosi affatto su nulla, una perfetta fusione di blast, legati e sweep alternandosi a riff accompagnati da tappeti di tastiere,  lasciando spazio anche stavolta ad assoli azzecatissimi al brano. “Shadows”, ammetto che quando l’ho ascoltata, i primi secondi non mi hanno molto convinto, sapete quando una canzone non vi ispira e siete propensi a cambiare traccia? Quello! ma il dovere morale mi impone comunque di ascoltare, e ammetto che questo brano mi ha fatto ricredere all’istante nel momento esatto in cui è partita la chitarra. La canzone in sé è molto essenziale, con un intro di tastiera che lascia lievemente a desiderare, minimale va bene ma a mio avviso forse un po’ troppo (ma questa ovviamente è solo la mia opinione), pochi riff, pochi accordi, groove essenziali, insomma una canzone scritta benissimo e con poco, se con “alas” e “Fear is just the beginning” sei propenso a sfondare le pareti a testate per l’adrenalina, con “shadows” devi sederti e godertela perché merita l’attenzione a ogni singola nota suonata e magari ascoltarla pure cinque o sei volte prima di passare alla traccia successiva “The Void” con cui si torna alla violenza vera e propria, un brano che chiude il disco non risparmiandosi neanche stavolta sui groove, su riff cazzuti e parti melodiche strutturate alla perfezione chiudendo infine con un outro che non è altro che la sopracitata “Path To the Abyss”. Insomma, un disco scritto con i controcazzi (posso dirlo?), in cui si sente chiaramente il lavoro e la ricerca che c’è dietro l’intero disco, dalla scrittura dei brani alla registrazione tutt'altro che amatoriale. In conclusione, se amate il melodic death questo disco fa assolutamente al caso vostro. Bravi ragazzi, continuate così e spaccate tutto!   

 

Giuseppe Aounghus Campestre

80/100