25 MARZO 2018

Davvero non male questo full-lenght dei finlandesi Hautajaisyö, quintetto attivo da qualche anno e arrivati al secondo album sotto Inverse records.

Provenienti da un underground davvero ricco e brulicante di nuove proposte, la band ci propone un death/trash metal dai toni oscuri, cantato in finlandese e che respira quella malinconia assai tipica dei gruppi nordici… ma, attenzione, questo non significa che il quintetto non abbia nulla di nuovo da dire…anzi.

In “Matkalla Kohti Hautaa“, anche se la matrice musicale può far affiorare all'orecchio bands storiche come i primi Sentenced (metal dai toni dark negli assoli), gli Hautajaisyö sfornano dieci pezzi pregni di pesantezza death unita a scatti trash molto interessanti, soprattutto negli arrangiamenti ritmici che fungono da vero collante all'interno della struttura dei pezzi.

Dopo un “Intro” che riscalda i motori e ci prepara all’ascolto, ecco la bordata di “Tunteeton”, un inizio di album potente e che serve sul piatto una combinazione di melodic death e trash veramente sorprendente.

Il drumming indiavolato di Teemu Roth la fa da padrone e sorregge egregiamente i riffs al fulmicotone di Sami Lustig e Ville Moisanen.

Segue “Väsynyt kuolemaan”, altra bordata dove Janne Partanen alla voce ci mostra tutta la sua oscura cattiveria; il brano in sé può riportare anche alla vecchia scuola, ma, merito anche della buonissima produzione, l’atmosfera che si respira è quella di qualcosa di ‘nuovo’.

La title-track è un’altra potentissima song, dove la combinazione tra death e trash assume connotati più oscuri, ma sempre puntando sulla velocità e con spunti melodici che aprono quasi una luce all'interno della pesantezza del brano. Di sicuro qui non ci si trova davanti al tipico innesto tra melodic death e trash e, seppur le basi di partenza sono quelle, il lavoro che fanno gli Hautajaisyö è un tentativo di innovazione davvero interessante (vedere la variante di questo brano per capire ciò che intendo).

La successiva “Jos voisin silmäni ummistaa” mostra il sound fresco di una band che non si ferma alle proprie radici, ma tenta comunque di innovare, attraverso arrangiamenti molto intelligenti (riffs melodici incastrati in un’atmosfera tenebrosa e malefica), una combinazione che altrimenti risulterebbe scontata, ne è una riprova anche la seguente “Minut pelastakaa”, dove l’arrangiamento tende di più alla melodia ma incastra in essa quella tipica malinconia figlia del sound anni ‘80/’90 che risulta essere il vero trait-de-union tra vecchia e nuova scuola.

Arriviamo così a “Lähdön hetki”, forse la perla del disco, che unisce tutte le caratteristiche fin qui ascoltate: riff schiacciasassi, melodic death, trash, ambientazioni dark ed oscure e potenza; i riff, intelligenti e calibrati al punto giusto da Lustig e Moisanen, si incastrano in una ritmica indiavolata (la combinazione del drumming di Teemu Roth ed il basso di Simo Pesonen reggono l’intero scheletro ritmico). Anche qui la voce di Partanen (come nella precedente song) assume una leggera inflessione trash, diversificando un po’ l’andazzo vocale dell’album e, in un certo senso, valorizzando ancora di più la combinazione di influenze proposte dal resto della band.

“Kuolleena haudattu”, per contro, si rifà più alla vecchia scuola trash/death, soprattutto nelle vocals di Partanen, regalandoci un tuffo in un passato recente e passando senza nulla togliere a quanto di buonissimo ascoltato sin ora, mentre “Unohdetut” ci regala un’altra perla del disco, oscura e melodica, impreziosita dalle clean vocals di Tomas Ahlroos (Omniversum e Project Silence), che si rivela essere un felice episodio che mostra la grande duttilità della band nello sfornare, all’interno di meccanismi tirati e quasi metal, songs che brillano di personalità e innovazione.

La conclusiva “Vain tuhkasi sinusta muistuttaa”, valorizzata dal riff più heavy del disco (in prima linea splende il basso di Pesonen), si mostra diretta, melodica, dark ed intimista, dando un’azzeccata e preziosa conclusione ad un album davvero interessante e brillante.

Alla fine dell’ascolto si ha l’idea di un album a tratti intenso è un full-lenght ottimamente suonato ed arrangiato, dai suoni crudi ed allo stesso tempo personali e ben lavorati, merito di una produzione che è riuscita a mantenere le basi malinconiche del sound del quintetto senza snaturare l’istintiva aggressività e la potenza oscura che pervade tutte e dieci le tracce, che scorrono una dietro l’altra senza lasciare quel senso di disparità che spesso si può avvertire ascoltando proposte di questo tipo.

La copertina, semplice ed efficace, rimanda ad oscuri presagi e con testi che si occupano di orrori giornalieri, eutanasia, violenza domestica e tristi episodi del’umano vivere, gli Hautajaisyö, seppur in lingua madre, riescono a comunicare il loro messaggio, trasportandoci nel loro universo (reale quanto basta per immedesimarci) senza mai perdere smalto e lucidità.

Un lavoro davvero interessante questo “Matkalla kohti hautaa”, rivolto soprattutto a chi non si ferma ai soliti 3-4 nomi e che colpirà anche chi non è un fan sfegatato del melodic death e del trash metal.

 

TRACKLIST:

1. Intro

2. Tunteeton

3. Väsynyt kuolemaan

4. Matkalla kohti hautaa

5. Jos voisin silmäni ummistaa

6. Minut pelastakaa

7. Lähdön hetki

8. Kuolleena haudattu

9. Unohdetut

10. Vain tuhkasi sinusta muistuttaa

 

LINE UP: 

Janne Partanen – Vocals

Sami Lustig – Guitars

Ville Moisanen – Guitars

Simo Pesonen – Bass

Teemu Roth – Drums

 

Aldo "Ed" Artina

82/100