22 MARZO 2019

ARTIST: Inferitvm

ALBUM: The Grimoires

LABEL: Inverse Records

RELEASE DATE: 25.01.2019

 

Nominare Palma di Maiorca, capoluogo della più grande isola dell’arcipelago delle Baleari, richiama alla mente atmosfere di totale relax balneare. Però, dal momento che quota parte della bellezza del mondo risiede nella sua varietà, respirare la medesima brezza mediterranea può condurre a visioni differenti: esattamente ciò che è capitato a Guillem Calderòn (aka Aghanazzar), Alberto Barrientos Risco (aka Bârg), Juan Carlos Eichborn (aka Lord Insekkton) e Sorcerer V, noto anche come Vltra, personaggio talmente oscuro da occultare ai media persino il suo vero nome. I quattro componenti della band Inferitvm infatti, al solleone Mallorcano ed al birdwatching nella riserva naturale di S’Albufera, preferiscono crepuscolari passeggiate in boschi oscuri e luoghi di sepoltura, accompagnando il tutto con letture profane e trattati di stregoneria, andando poi a trasporre il tutto in musica con il risultato di un black metal atmosferico, dal netto retrogusto nord europeo.

Così, dopo un primo parto – “The Warlock” del 2015 - in cui ci hanno parlato dei tempi antichi e delle origini della loro terra natìa ed un EP – “The war of the witches” del 2016 - incentrato sull’era di mezzo e la caccia alle streghe, proprio da quelle letture di libri antichi, dimentichi o di autori considerati eretici traggono ispirazioni per dare alle stampe il loro secondo full lenght intitolato “The Grimoires”. L’album, i cui titoli citano dei Grimori più o meno noti, si presenta come opera di forte rinnovamento sia a livello di line up, sia stilistico.

Ai membri storici del combo ispanico, il batterista Bârg ed il cantante/ chitarrista Sorcere V, si aggiungono per l’occasione il bassista Aghanazzar ed il chitarrista Lord Insekkton. I nostri decidono per un arricchimento stilistico che parte dal monicker, prima molto minimale, ora più elaborato con doppia croce rovesciata à la Dark Funeral, teschio e falce dal vago sapore Death fino a Symbolic, per arrivare al suono, decisamente più sinfonico rispetto al debutto per aggiunta di tappeti di tastiere e strumenti di natura più varia.

Dobbiamo dire fin da subito che quello che potrebbe essere interessante negli intenti, non sempre a lato pratico risulta migliorativo: già “Trithemius” con il suo minuto abbondante di tastiere, campionamenti e suoni simil flauto di pan introduce al concetto di “maleficio”, mancando però di quella maestosità e magniloquenza che caratterizzano una “Darkness our bride”, una “Alsvartr (the oath)” o l’inizio di una “Mourning Palace”, tanto per citarne tre con la medesima funzione.

Proprio l’uso delle tastiere si rivela da subito nota dolente del platter: talvolta invadenti, come nel fare da sottofondo ai buoni riff di chitarra ed ai continui cambi di tempo di “Codex Gigas” o nell’introduzione di “Goethia of Shadows”, altre volte troppo easy per il contesto e il finale di “De Praestigiis Daemonum” o lo stacco centrale di “De umbrarum regni” possono essere esplicativi a riguardo.

Il risultato è la percezione sbagliata della figura trasposta in musica che, anziché essere vista come il terribile stregone dedito all’occultismo, assume più le sembianze di una Maga Magò sotto forma di gattone rosa striato. La migliore espressione del lavoro sui tasti è ,invece, quella che si ode ad esempio in “De occulta philosophia”, dove Sorcerer V declama versi isterici con quel suo timbro à la Flegiàs accompagnato questa volta da tastiere apocalittiche che rendono il pezzo tra i migliori del lotto insieme a “Le Poule Noir”, con i suoi stacchi di chitarra in tremolo e i continui rilanci.

Scorrendo il disco, emergono poi altre due decisive criticità: la produzione ed i tempi metronomici.

Il primo aspetto grava sulla resa finale in quanto penalizza la sezione ritmica, affossando quasi del tutto il suono del basso, le cui grevi corde hanno un ruolo fondamentale in termini di impatto, ed enfatizzando invece il lavoro di tastiera che, come detto in precedenza, non è sempre esaltante.

Il secondo aspetto è leggermente più tecnico. Il metal estremo, ed il black in particolare, vive di quell’alternanza tra cassa e rullante (o altri elementi del set) che costituisce il blast beat e, generalmente, è auspicabile che la velocità di esecuzione di tale tecnica sia sostenuta, se non proprio siderale. Ciò non sempre avviene in questo lavoro, facendo emergere un senso di azzoppamento nel momento in cui si dovrebbe accelerare. Possiamo trovarne riscontri nella parte finale di “Clavicula Salomonis”, nello stacco veloce al minuto 2.52 di “Malleus Maleficarum” o dopo il bel lavoro di chitarra di “Goethia of Shadows”.

La resa sonora migliora dunque nelle parti più lente e riflessive, come nella valida “De umbrarum regni”, con il suo inizio da formula magica, il mid-tempo roccioso ed il solo melodico che fanno raggiungere al pezzo il suo nero intento.

Piccola nota a margine anche sul lavoro vocale, dove il declamato risulta acido ed abrasivo quanto basta, eccessivamente gracchiante solo nella parte iniziale di “Galdrabök”, il cui ritornello melodico però non convince appieno.

Le osservazioni di cui sopra lasciano l’amaro in bocca alla luce del fatto che, comunque, risulta evidente una certa ricchezza di idee, cosi come di trame chitarristiche molto atmosferiche e siano presenti assoli dall’ottimo gusto melodico. Va sottolineato inoltre, come tutti i pezzi siano adatti al concept, perfettamente calati nel significato che l’album vuole trasmettere e non vi sia la presenza di inutili riempitivi, a parte, forse, la sola “Liber Lux Tenebris” che, dopo un inizio recitativo, lascia spazio al black più canonico ma scorrendo abbastanza informe ed insapore.

L’analisi di questo “The Grimoires” potrebbe concludersi dunque con una duplice osservazione.

La prima ruota attorno al concetto di cambiamento: talvolta esso è necessario, talvolta salutare; in tutti i casi rappresenta un atto di coraggio. Talvolta può essere migliorativo, altre volte un piccolo passo indietro o soltanto un piede mal posizionato dopo che lo sguardo, invece, era orientato nella giusta direzione. In quest’ultimo caso il coraggio vero è quello della regressione (Fenriz docet, in quanto in una sua vecchia intervista sottolineava come proprio la regressione, seppur a fronte di una tecnica migliorata da anni di studio, era la chiave per sviluppare l’attitudine del suo gruppo!).

La seconda riguarda gli esami di riparazione: in un paese in cui ogni appassionato di calcio diventa CT ed ogni cinefilo dialoga come se avesse prodotto le pellicole di Fellini, crediamo non sia prerogativa dello scribacchino di turno quella di insegnare musica a chi le idee le ha, possiede la capacità di tradurle con uno strumento ed il coraggio di presentarle. Per ciò che si sente su disco, non è e non può essere questa una bocciatura; rimane però quel leggero senso di incompiuto e quella sensazione per cui basti veramente poco per far fare ai pezzi il salto di qualità. Permanendo nella libertà di espressione ed argomentando a fronte di attento ascolto, possiamo rimandare gli Inferitvm a settembre ed il giudizio alla prova successiva.

 

TRACKLIST:

01- Trithemius

02- Codex Gigas

03- Clavicula Salomonis

04- Malleus Maleficarum

05- Goetia of shadows

06- Galdrabök

07- Liber lux tenebris

08- De occulta philosophia

09- Le poule noir

10- De praestigiis Daemonum

11- De umbrarum regni

 

Dario Carneletto

59/100