19 MARZO 2018

Meglio tardi che mai. I Khiral, band thrash death groove metal finlandese lo sa bene. Il gruppo si è formato nel 2008, ed il primo album, Chained, è uscito soltanto a gennaio del 2018. In mezzo, la composizione delle canzoni, cambi di formazione, tutte le difficoltà che si possono immaginare nel portare avanti questo progetto assieme a tutte le altre “scemenze” della vita. L'anno 2017 è stato quello della svolta. Infatti, grazie alla partecipazione all'Emergenza Contest, i Khiral hanno avuto la possibilità di diffondere il proprio verbo ad un pubblico ancora maggiore. Le premesse per far uscire l'album d'esordio erano quindi ideali. I Khiral sono composti da Joni Ohman al basso, Matti Hamalainen e Jouni Tuovinen alla chitarra, Tuomo Vanska alla voce e Markus Lehto alla batteria. 

Chained inizia subito in modo convincente con Stain. Il pezzo è introdotto da un cupo arpeggio in pulito, cui arriva a sovrapporsi l'altra chitarra distorta. Poi c'è lo scatto, che ci porta all'interno del brano, violento e veloce. Il lugubre arpeggio iniziale ritorna come ritornello nel mezzo, come a contrapporsi al resto della canzone. L'effetto è molto efficace. Il pezzo è suonato con grande convinzione e tiro. Segue Orphanege, canzone la cui uscita risale al 2016. Ci sono diversi riffs molto interessanti che si susseguono gli uni dopo gli altri. Il pezzo si presenta molto bene, su questo non ci piove. Non si capisce bene dove voglia andare a parare, ma senza dubbio fa scapocciare come forsennati. Segue Chokehold Of Shame, pezzo strutturato meglio del precedente, con un ritornello abbastanza memorabile. Narcissus in Your Mirror, parte subito violento con un interessante riff, poi un po' variato sui versi che fanno da tappeto per la voce. Successivamente, però, il pezzo ha un ché di arresto. Tuttavia, dalla parte centrale si riprende, soprattutto grazie all'ottimo tiro con cui i Khiral suonano per tutto l'album. La successiva Incinerate mantiene il potente ed efficace impatto che mai è venuto meno in Chained. Il pezzo, con i suoi circa 3 minuti di durata, è il più corto dell'album, e fila rapido. Senza accorgersene troppo, si passa già a UltravioleNt. Anche questa traccia è già uscita nel 2016. Già in quell'anno si poteva intuire la stoffa della band grazie a questo pezzo. Verso la fine si perde un po', ma niente di grave. La canzone ha anche lo svantaggio di finire quasi al termine dell'album, e quindi ormai non ha più l'effetto sorpresa dalla sua. A Lichen spetta l'onore di chiudere Chained. Quasi a citare la traccia di apertura, anche qui c'è un arpeggio lugubre che introduce il pezzo. Ci si indugia molto di meno rispetto a Stain. Anche Lichen poi scatta violentemente, anche se un poco al di sotto della media generale dell'album.

I Khiral hanno senza dubbio fatto un ottimo lavoro. I pezzi sono tutti, come minimo, più che ascoltabili, e live promettono di fare davvero faville. La produzione è ottima, e tutti gli strumenti, compresa la voce, sono amalgamati molto bene. A volte il songwriting è un po' debole, ma si è riusciti a compensare bene con l'impatto e il tiro con cui ogni nota è suonata. Certo, l'opera non brilla di originalità, ma bisogna anche tenere conto che si tratta di un esordio. A questo punto l'attesa e la curiosità per un nuovo album cresce, sperando di non dover attendere altri 10 anni.

 

Tracklist:

Stain

Orphanage

Chockehold Of Shame

Narcissus in Your Mirror

Incinerate

UltravioleNt

Lichen

 

Formazione:

Tuomo Vanska: voce

Joni Ohman: basso

Matti Hamalainen: chitarra

Jouni Tuovinen: chitarra

Markus Lehto: batteria

 

Giovanni Casareto

75/100