29 MARZO 2018

Gli Hyperion sono una band nata pochi anni fa a Bologna, composta da: Michelangelo Carano alla voce, Davide Cotti e Luke Fortini alle chitarre, Giacomo Ritucci al basso e Marco Beghelli alla batteria. 

Il gruppo è all’esordio ed ha fatto uscire il loro primo album “Dangerous Days” il 22 Novembre 2017, ma i cinque componenti sono tutt’altro che dei novellini. La loro tecnica, la grande capacità compositiva ed il coraggio di cercare soluzioni originali anziché svolgere “il compitino” rendono questo album divertente e coinvolgente.

La traccia che apre l’album è “Ultimatum”. Ottimo l’intro caratterizzato da un perfetto dialogo tra la sezione ritmica e le sei corde. La traccia è potente e veloce, tipicamente heavy metal fino a sfociare in un ritornello melodico dal sapore power. Il breve quanto bello assolo alla fine del secondo ritornello ci porta nel secondo verso. Il secondo assolo, invece, è decisamente più strutturato del primo e mette in mostra tutte le capacità tecniche del solista. Nel bridge che porta alla fine della canzone le ritmiche rallentano per diventare più pesanti e ritornare più incisive in fase di chiusura, scelta azzeccatissima.

La title-track, “Dangerous Days”, non delude. L’intro è di nuovo magistrale e mostra le capacità di ogni singolo musicista. Il ritornello è uno di quelli che ti fanno cantare e scuotere la testa. Ottimo il bridge che ci porta all’assolo, dove oltre all’indubbia bravura del chitarrista spicca anche il fantastico lavoro svolto dalla sezione ritmica. Il solo che porta all’ultimo ritornello ti costringe a rimandare indietro di qualche minuto la traccia per ascoltarlo  e riascoltarlo diverse volte.

In “Incognitus” l’apertura è affidata oltre che agli strumenti anche al campionamento di suoni informatici. La canzone unisce velocità e riff melodici;il breakdown a metà canzone esalta le doti del bassista e ci porta con ritmi più cadenzati e pesantiverso un lungo assolo ed alla successiva chiusura della canzone. Questa variazione all’interno della traccia rendono una canzone di circa 6 minuti e mezzo tutt’altro che noiosa e ripetitiva.

“Ground and Pound” parte senza fronzoli, eccezion fatta per l’ennesimo ottimo lavoro del solista. I primi secondi di traccia ci lasciano intendere un lavoro dal sapore metal anni ’80, ma poi inaspettatamente la traccia acquista un sapore più moderno e ritmato. L’intermezzo acustico di chitarra e voce è azzeccatissimo, giusto il tempo di rifiatare per rituffarci nella velocità e potenza del gruppo bolognese.

Ad aprire le danze nella successiva “ForbiddenPages” è questa volta la batteria. Questa traccia è a mio parere la meno incisiva dell’album, essendo comunque una buona canzone, ma forse un gradino sotto le altre. Con “Killing Hope” si torna a livelli molto alti. I riff veloci e distorti sono spezzati da parti acustiche che arrischino la canzone e dimostrano la maturità creativa degli Hyperion. La grande capacità di intrecciare sonorità distorte con parti acustiche è evidente anche nell’intro di “The Grave of Time”, la canzone prosegue nel classico stile heavy metal, un altro ottimo lavoro.

L’album chiude con la lunga “Hyperion”, questa può essere definita senza dubbio un vero e proprio saggio Heavy Metal. La canzone supera gli 8 minuti, ma le continue variazione e la grande tecnica dei musicisti la rendono divertente e tutt’altro che noiosa. Una canzone che ogni amante del metal dovrebbe sentire.

Ho ascoltato “Dangerous Days” tutto d’un fiato, mi è piaciuto molto e lo consiglio a chiunque ascolti Heavy Metal a riprova che in Italia ci sono ottime band ed ottimi musicisti.

 

Claudio Buricchi

84/100