10 GIUGNO 2018

Dopo tre anni di silenzio dall'uscita del precedente “Natural Selection”, tornano sul mercato i bergamaschi  NEMESIS INFERI con un nuovo album intitolato “A Bad Mess”, che continua il percorso evolutivo della band italiana verso altre forme sonore che fondono generi diversi che partendo dal  thrash metal  vira, a più riprese nell'hard rock venato di blues, con dosi melodiche massicce non rinnegando le loro radici che affondando nel gothic per proporre atmosfere pesanti ed arcane, che rendono l'album vario ed interessante, oltre che appetibile per tutti coloro che non amano soluzioni estreme e che si mettono all'ascolto lasciando da parte pregiudizi musicali.

Intendiamoci bene, questo è un album METAL a tutti gli effetti, prodotto da Jaime Gomez Arellano (Paradise lost, Ghost, Solstafir, Duomo, With the dead),  dove i suoni escono potenti e nitidi  impreziosendo la proposta del gruppo Lombardo, che dal canto suo mette una buona dose di grinta e tecnica per un risultato finale che ha un “tiro“ impressionante.

Le capacità tecniche della band non di discutono, la sezione ritmica crea  il cuore pulsante dei brani  lasciando spazio alle chitarre di ricamarvi sopra idee vincenti e mai banali, gli assoli hanno un gran gusto e non sono mai troppo invadenti impreziosendo i brani in modo significativo, ottima anche la voce  calda, graffiante, potente e camaleontica, che interpreta i brani in modo sempre coinvolgente.

L'apertura dell'album spetta a "Never On Your Bouth" in cui le chitarre sono aggressive, dal riffing graffiante, che si stagliano su una ritmica potente che rende granitico l'intero brano.

Segue, stessa linea aggressiva del seguente brano, "Braking Bad", un heavy rock con una batteria tellurica che è in grado di coinvolgere gli amanti del thrash d'annata.

"Hate my name", è  una delle tracce più strane dell'album, ruvida e aggressiva, con chitarre che rendono omaggio ad un certo doom del passato e con parti vocali grezze che la rendono un monolite dalle mille sfaccettature. "Rising", è  pura energia, hard rock track con le parti vocali, usata in modo quasi hardcore che la rendono originale, oltre a mettere in mostra un certo trasformismo vocale di GAIN. "Anything Anymore" si discosta dalle tracce ascoltate fino ad ora, suono profondo e cupo, un brano sofferto, dove riemergono le radici gotiche della band e che ci trasporta nel buio  dell'anima del tempo che fu.

La title track "Bad Mess“ sembra uscita da un album  thrash anni 90'  dove ad una sezione ritmica terremotante si unisce un riffing compatto e vario. I vari stop and go uniti ai solo chitarristici, dal taglio settantiano ed alle vocals urlate e maligne,  rendono la track veramente coinvolgente.

“Vertigo“ chiude l’album cosi come era iniziato, violento e melodico, potente e devastante, quanto basta per non deludere gli amanti del genere, riportando alla mente i Metallica più evoluti.

Menzione particolare per “Crawling in the Dust” dalle mille anime e d ai mille umori dove i NEMESIS INFERI ci trasportano in un viaggio attraverso strade infinite fatte di sudore e polvere.

Apre una chitarra che deve molto al Southern Rock oltre che al Blues, dal riff ipnotico per poi mutare forma in aggressioni sonore, a cui fanno da contraltare cori dal gusto prettamente rock per poi finire in un crescendo esaltante, dove tutte le componenti hanno un bilanciamento perfetto.

Prova maiuscola per il vocalist Gain che interpreta il brano in modo magistrale regalando emozioni forti.

Brano che finisce nella mia personale top ten di quest'anno. 

Album, questo “A BAD MESS“, dalle molteplici anime che  se da una parte mostrano una pletora di idee e spunti veramente interessanti dall'altra possono spiazzare l'ascoltatore meno smaliziato, forse unico limite di tutto il lavoro.

 

Alessandro Bettoni

80/100