INTERVISTA A CURA DI LORENZO "BARABBA" SUMINIER

  

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Oggi siamo qui ad intervistare una persona che è riuscita a far diventare la passione un vero e proprio stile di vita, talmente forte da contagiare gli altri: Marco Fatini.

Per chi non lo sapesse, Marco è tra i più grandi supporter dell’Underground italiano, in particolar modo di quello romano e dintorni.

 

Allora Marco, parlaci un po’ di te e di questa passione

 

Che dire su di me, che ho scoperto di avere il rock nelle vene all’eta’ di undici anni circa. Passando infatti davanti ad un’abitazione sentii degli splendidi riff distorti di chitarra, e mi attaccai incantato al cancello, finché Improvvisamente uscì una signora che capendo perché mi trovassi sul suo cancello, mi invitò ad entrare, mi presentò suo figlio Michele che imbracciava una bellissima Gibson Diavoletto. Ho scoperto così che quelle note suonate da quel ragazzetto poco più grande di me appartenevano a "Smoke on the water" dei Deep Purple. Michele aveva una band in cerca di batterista, ed ebbene sì quel batterista lo trovarono in me. Certo, aver undici anni alla fine degli anni '70 era ben diverso che averli oggi. Mi riferisco ai pregiudizi che purtroppo ci sono alle porte del 2018 nei confronti di chi ascolta metal, suona metal e frequenta la scena metal in quanto vita di tutti i giorni; vi lascio quindi immaginare quante volte mi sono sentito dare del ragazzino indemoniato. Forse è vero che lo ero e lo sono ancora e con il crescere passai addirittura da indemoniato a indemoniato drogato. Naturalmente scherzo sul questo, ma la cosa che contava più di tutto era, ed è ancora, l’appoggio di mio padre che ha sempre creduto in me, dal momento che da casa di Michele al comprarmi la prima batteria per lui e per me il passo fu breve.

 

Sappiamo che gestisci anche un’agenzia no profit! Raccontaci da come e’ nata questa idea

 

In realtà non gestisco un’agenzia intesa quale booking no profit. Mi definisco un organizzatore e non di più e come tale cerco di muovermi al meglio in tutti i settori che esistono dietro una band e che quindi occorrono quale passaggi per la crescita delle stesse, dando supporto a quelle che secondo me meritano attenzione non solo musicalmente ma principalmente dal punto di vista del valore personale. Per fortuna con questi due parametri ce ne sono molte, per quanto se ne dica. Impiego in questo, chiaramente, del tempo e impegno a costo zero.

 

Invece del RoMetal cosa puoi dirci?

 

Il RoMetal nasce quasi per scherzo sei anni fa mettendo a disposizione un palco per la scena locale capitolina, da cui il marchio ormai ben noto RoMetal, quasi per un saluto estivo dopo una programmazione invernale in varie location sia della Stirred Zone ma anche di altre organizzazioni. Mi vidi da lì a poco arrivare le richieste di partecipazione, anche da gruppi di altre regioni e non ho visto motivo di non includere band da fuori Roma solo a prescindere dalla denominazione. Oggi mi giungono molte richieste anche dall’estero e questo vuol dire che il nome si è fatto sentire oltre lo Stivale e sicuramente anche questo mi dà la forza di continuare a portare avanti nel tempo il RoMetal. Purtroppo ad oggi non vi è stata ancora la possibilità di ospitare band straniere, ma anche questo è il mio intento e non escludo di poter riuscire dalla settima edizione. Mi aspetto anzi non solo di portare gruppi stranieri, ma ospitarne anche di spessore.

 

Ora proviamo a farti incazzare: cosa ne pensi del pay to play?

 

Il Pay to Play credo aveva senso quando ad investire per una band vi era un’etichetta. Quindi non solo lo slot lo pagava l’etichetta, ma dietro un Pay to Play vi era tutta una grossa promozione anche per le band di apertura.

Oggi definisco un Pay to Play solamente come spesarsi una vacanza che oltre a far visitare nuove città e far conoscere nuove persone, aggiunge la soddisfazione, pagata di tasca propria, dell’opportunità di farsi una suonata. Lì la cosa si ferma, secondo me. E il fatto che si fermi, lo si vede anche dall'indizio che quando si torna a fare concerti in casa propria, si continua come prima di partire a suonare magari solo davanti a trenta persone. Ovviamente le vacanze si pagano, quindi massimo rispetto per come e dove si scelga di passare una bella vacanza...

 

Sei un veterano del genere; che consigli daresti alle band di oggi?

 

Consiglio di confrontarsi senza invidia ed ipocrisia con gli altri gruppi in quanto ognuno ha da imparare da altri. Io stesso, ad esempio, l’uso del doppio pedale lo imparai nell’andare spesso  a vedere le prove degli altri gruppi. Dico sempre soprattutto di supportare le altre band nell’andare ai loro concerti. Non uscite quindi da casa solamente quando andate in concerto, perché il musicista è bello farlo sia sopra il palco come anche sotto.

Consiglio anche di non lasciare, con le più banali scuse, una location alla fine del proprio show. Al contrario se qualche amico venisse prettamente per voi, spronatelo ad ascoltare anche chi suonerà prima e dopo la vostra band.

 

Ai nostri lettori quali band underground consigli di ascoltare?

 

Non ti basterebbero mille pagine, se te le nominassi tutte!!!

 

L’ultima parola la lasciamo a te…

 

In questa purtroppo assurda e brutta società, dove tutti i giorni se ne sentono di tutti i colori, tra i pochi valori sani rimasti, in prima linea metto il METAL \m/