28 LUGLIO 2017

I Currents sono una band metalcore/deathcore statunitense, attiva dal 2011. Come i loro colleghi Oceano, Monasteries, Xehanort, Ovid’s Withering e tanti altri, da sempre sperimentano miscugli fra metalcore e djent. Infatti, emerge questa particolarità dai loro primi due EP, “Victimized” (2013), e “Life//Lost” (2015) – anno in cui al microfono entra far parte Brian While, sostituendosi al fondatore di cui non vi è rilasciata alcuna identità da parte della band stessa – dove resta intenso tanto più il djent stesso che deathcore e metalcore. Rette da lyrics decise e toccanti (storie di odio represso ed emozioni molto intense), sono canzoni come “My Promise Kept”, “Solace”, “Stillborn” o “Heathen” a fare la differenza nella loro discografia prima del debut album targato Nuclear Blast e SharpTone Records, loro label “personale”, “The Place I Feel Safest” (2017), l’album di cui si parla poc’anzi, proprio sotto questo capoverso molto sintetico riguardo la storia della band.

In realtà, l’aver tagliato corto sulla storia per avere questo tuffo quasi improvviso nelle profondità di questo full-length è spiegato nella necessità di risparmiare righe utili ad illustrare più nello specifico un esempio di BUON metalcore, ben equilibrato nell’avere la giusta quantità di pregi e difetti.

I pregi di questo album sono, senza ombra di dubbio, la capacità di natura tecnica di rappresentare come parti – decisamente ardimentose – di arpeggi in djent di chitarra si adeguino molto discretamente alla composizione dei vari brani che l’auditore andrà ad ascoltare. Anzitutto, se negli EP l’approccio tecnico era dotato di poche parti così apparentemente suscitanti un sentimento di “complicazione/strangolamento”, nel debut album questa particolarità è presente all’incirca al 90%. Il muting tipico del djent andrà, quasi sempre, a soffocare, a togliere il respiro alla melodia di sottofondo di tutti i brani. Inoltre, il cadenzare attentamente le parti growl con le parti clean dona alla genesi di tutto l’album un buon merito finale.

I difetti di questo album sono, senza ombra di dubbio, l’incapacità di rirendere alla natura tecnica di tutti i brani l’idea di un approccio molto più semplicistico e, decisamente, di assai più facile ascolto, tipicamente come nei due precedenti EP. Infatti e con oggettive ipotesi valutative, l’aver potuto prendere una rotta molto più djent che metalcore avrebbe potuto attirare anche una buona parte di pubblico più adulto che una quasi totale maggioranza di adolescenti, attaccati a band più metalcore, come Bring Me the Horizon, Whitechapel o August Burns Red, per fare qualche esempio affine ai Currents. 

Questa giustapposizione di pregi e difetti possono, comunque, contribuire ad un ascolto deciso ed interessato alle singole parti di ogni canzone, a partire dai muting in djent particolari di “Withered” o “Apnea”, agli arpeggi di chitarra armonicamente evocativi di “Forget Me” o “Best Memory”, ai breakdown più intensi di “Night Terrors” o “Delusion”, se non ai ritornelli più epici di “Another Life” o “Shattered”. Insomma, tredici tracce del tutto esenti dall’impronta artistica degli EP e dai singoli iniziali, “King of Catastrophe” (2011) e “Anneliese” (2012). Potrà essere una totale Babele per una parte di ascoltatori, come un gran successo per tanti altri. Di certo, per i tipici amanti di ballad metalcore, occorre dire che questo disco non ne contenga nemmeno traccia.

Brani clou dell’album? “Forget Me” e “Shattered”!

 

Lineup:

Brian Wille: voce

Chris Wiseman: chitarra

Ryan Castaldi: chitarra

Dee Cronkite: basso

Jeff Brown: batteria

 

Tracklist:

Apnea

Tremor

Night Terrors

Delusion

Withered

Dreamer

Forget Me

The Place I Feel Safest 

Silence

Best Memory

Another Life

I'm Not Waiting

Shattered

 

Alexander Daniel

65/100