8 FEBBRAIO 2018

TRACCE

1) Confused Mind

2) Black Mass

3) Frontbeast

4) Dissatisfied Existence

5) United By Hatred

6) The Ritual

7) Black Death

8) Antichrist

9) Confound Games

10) Rippin’ You Off Blind

11) Satan’s Vengeance

 

FORMAZIONE

Mike Sifringer (chitarra)

Marcel "Schmier" Schirmer (voce e basso)

Wawrzyniec "Vaaver" Dramowicz (batteria)

 

Non appena ho preso in mano questo album, totalmente ignaro del suo contenuto, ho avuto una sensazione strana. Mi sentivo come quei detecti-ve dei film polizieschi che, colti da un particolare, una faccia, una scritta, un simbolo, vagano con la mente a ritroso cercando di ricollegare la visione ad altri indizi raccolti per risolvere un caso. Già il “numero due” presente nel titolo avrebbe dovuto instradarmi verso la soluzione del dilemma e invece, essendo sempre stato più Watson che Sherlock Holmes, ho trovato “l’elementare” solo una volta letti i titoli delle tracce. Quello che avevo in mano non era un nuovo album dei Destruction bensì una semplice compi-lation. Un “best of” dunque? Non proprio, piuttosto una riedizione di vec-chie tracce, registrate ex novo da Mike Sifringer e "Schmier" Schirmer. Il tentavo di riesumazione era già stato compiuto nel 2007 con l’uscita di “Thrash Anthems” e ciò spiega il numero due accanto al titolo del “nuovo” lavoro. Premesso ciò, ci sarebbe da discorrere ore e ore, scrivendo litri di inchiostro virtuale, riguardo al fatto che, nel campo delle arti visivi e uditive, viviamo ormai di remake e riedizioni, non cogliendo più freschi frutti creativi ma accontentandoci, si fa per dire, di ciò che ritorna dal passato. E se al cinema come sul piccolo schermo vediamo propinarci remake e sequel di vecchi capolavori accanto ad opere che si ispirano deliberatamente al passato, così anche nella musica riascoltiamo cover e rifacimenti di vecchi pezzi “in chiave moderna” o “registrate con le tecnologie di oggi”. Dalle tracce immortali siamo passati dunque a quelle non morte, che è cosa ben diversa.

E’ l’identico caso di questo “Thrash Anthems II”, quarto lavoro dei Destruc-tion per l’etichetta Nuclear Blast. Già, i Destruction. Forse è utile rinfrescare la memoria riguardo ad un gruppo formatosi nel 1982 e componente, in-sieme a Kreator e Sodom, il triumvirato del thrash Metal tedesco (una sorta di “Big 4 meno uno” teutonici). Quando produssero i loro primi lavori a metà anni 80, il sound dei Destruction si discordava da quello dei gruppi thrash californiani quali Metallica o Slayer, per essere più rude e con vaghe in-fluenze black metal. Si parlò già allora di seconda ondata del thrash Metal e a buon diritto anche. Essendo spesso i lavori autoprodotti, molto di quel suono era però dovuto alla scarsissima qualità di registrazione che rende-va le canzoni crude, affilate, al limite dell’essenzialità. Eppure, su quei primi album riprodotti con veemenza dal vivo si formò una nutrita schiera di fan. E ripartiamo proprio da loro, dai fan, per narrare il background di questo “Thrash Anthems II”. La Nuclear Blast non era inizialmente entusiasta di produrre una compilation, anzi aveva opposto il proprio veto non essendo intenzionata ad investire soldi in studi di registrazione che, tramutatisi in chirurghi estetici, avrebbero permesso al gruppo di iniettare Botox e silico-ne a pezzi di oltre trent’anni prima. Schmier e soci si erano dunque rivolti agli appassionati attivando una raccolta fondi per autoprodurre il disco e nel frattempo scegliere insieme le tracce. Mossa intelligente perchè alla fi-ne la casa discografica, fiutando l’affare, ha ceduto e prodotto l’album. 

Parlare nel dettaglio di tracce che hanno un’età media di trent’anni appare superfluo. Già sentite, già apprezzate, già digerite dal timpano. Più interes-sante è notare come gran parte delle 11 tracce provengano dai due album di maggior successo della band ossia “Eternal Devastation” del 1986 (Confused Mind, United by Hatred, Confound Games) e “Infernal Overkill” del 1985 (The Ritual, Black Death, Antichrist) e, contando anche quelle ri-proposte nella raccolta di dieci anni fa, chiudano la nuova registrazione in chiave moderna dei primi due album. Ci sono anche due brani provenienti dal primissimo EP della band, “Sentence of Death” (Black Mass, Satan’s Vengeance) , e uno, “Frontbeast”, la cui versione originale è possibile re-perire solo in un demo su audiocassetta datata 1984. Per tutte queste, è possibile copiare ed incollare il seguente concetto: oltre ad essere un buon viatico per l’ascolto di tracce anche meno conosciute perchè lontane nel tempo, la nuova incisione soffia via la polvere, svecchiandole. Sul concet-to di migliorarle, poi, credo ci sia da dibattere. La questione se sia migliore l’originale o meno è vecchia quasi quanto il proverbiale uovo con la gallina e credo lontana da trovare soluzione unanimamente condivisa. Riascol-tando e confrontando le registrazioni originali con le nuove, per quanto ri-guarda quelle degli anni 80 si ha come l’impressione che una cassa dello stereo non sia ben attaccata e quindi che il suono provenga da lontano privo di qualche strumento. La differenza sostanziale si ha nel suono della batteria (percossa, per l’occasione, da Waaver Dramowicz che il 23 Gen-naio scorso ha lasciato il gruppo per motivi personali), più alto e percepibile nelle registrazioni “moderne” rispetto al passato. Meglio? Peggio? “Non so dire, non lo so” cantavano i CCCP. Sicuramente diverso. La crudezza degli originali si perde nella modernità della registrazione attuale. Ai fan attaccati ad essa, Schmier intima di riprendersi le vecchie registrazioni e di ascoltar-le lasciando l’apprezzamento per l’attuale versione alla nuova schiera di neofiti che, volendosi avvicinare alla band oggi, annus domini 2018, sa-rebbero forse dissuasi dall’ascolto dei vecchi pezzi proprio per colpa di quelle registrazioni grezze e per questo caratteristiche del gruppo. Affer-mazione che profuma di evasione. Quando il presente è stopposo, si butta in padella e si frigge il mito. 

 

 Pietro Pisaneschi

55/100