17 OTTOBRE 2017

La band heavy rock Double Crush Syndrome nasce a Mülheim nel 2013, da un’idea di Andy Brings (ex Sodom). Con una lineup diversa ed un album autoprodotto chiamato “The You Filter” (2013), sin da subito attraggono – anche grazie al loro decisamente "eccessivo" carisma da rockettari ribelli – le fila della Nuclear Blast Records e della Arising Empire. Attraverso il loro secondo album, "Die for Rock N' Roll" (2016), con la nuova lineup dimostrano che la tenacia sulla rottura degli schemi ed un'ottima dose di presunzione di sentirsi i migliori fra i molti nomi (del "Monte Whateverest", naturalmente) siano degli ottimi cloni di un album ben registrato, ottimamente mixato ed equalizzato.
L'album esordisce con due tracce eccellenti, "Gimme Everything" (dove si inscrive questa tenacia suddetta) e "Die for Rock N' Roll" (dove confessano la loro vocazione al "rock 'n' roll" e la loro volontà quasi atavica di combattere per questo). Se già da queste tracce si riesce ad avvertire pienamente la loro perspicacia ed un ottimo heavy rock, a seguire le cose non fanno altro che fungere da sottotesto. Abiamo un'accattivante "Unfriend Me Now" – attraverso la quale la band comunica la realtà quotidiana di non aver bisogno di amici quando si combatte – e un'eccitante "She's a Pistol". Dopodiché, il singolo con videoclip ufficiale, "On Top of Mt. Whateverest", simbolica per la band. La rivelazione e, in un certo senso, il mettersi già in guardia "contro" i critici della situazione, lasciando intendere che il loro sia un mondo personale e che, per giunta, Double Crush Syndrome sia così come si sia definito. Si giunge così a "Yeah! Pain!", proclamazione del piacere del dolore, derivato ipoteticamente da un'abitudine al tale (talmente se ne abbia ricevuto). Si collega benissimo ad una particolare "I Wanna Be Your Monkey", canto provocatorio verso i loro "oppositori" che li deridono, incitazione a fare di loro stessi (Double Crush Syndrome) come delle scimmie, dei fenomeni da baraccone. In effetti, è proprio questa la volontà dei rockettari tedeschi. Dopo una strana e particolare "Slow Suicide" arriva "Can't You Be Everyone Else", dove il messaggio risiede nella rivelazione, questa volta attraverso "le buone", a spiegare che la loro essenza primaria derivi da una loro volontà votata alla passione. Il loro sound è e deve essere questo, altrimenti loro non sarebbero più tali. Semplice, come l'incitazione alla paura di "Blood on My Shirt". L'album pare terminare con "Revolution", un altro memorabile heavy rock incitante alla paura di questa ipotetica rivoluzione (del rock 'n' roll), ma così non è. Le pallottole promesse di "Revolution" vengono sparate con le bonus track "And They Say We Are the Freaks", "Fuck You is My Answer" e "Right Now". Questi gli ultimi gridi di battaglia, sebbene quanto più vicine più a grida. Qui viene la parte critica della recensione e, se il lettore è sensibile, non se la prenda quando si dice che i Double Crush Syndrome facciano di tutto tranne che rock 'n' roll. Questa, come tante altre, è l'ennesima presunzione di conoscere il genere, o per meglio dire disconoscere. Risulta, quindi, chiaro, che le varie "Johnny B. Goode" e "Hail, Hail Rock and Roll" di Chuck Berry, "Jailhouse Rock" di Elvis Presley o "Rocket 88", dei Jackie Brenston and his Delta Cats, non abbiano insegnato nulla alle nuove generazioni musicali. Dopotutto, band più o meno passate, come AC/DC, Van Halen o Krokus, hanno ridisegnato le influenze del rock 'n' roll e immettendosi per giunta nel grande sottoinsieme dell'hard rock.
Fatta premessa di ciò, "Die for Rock N' Roll" è un ottimo album heavy rock con influenze power metal per quanto riguarda il cantato. Tecnicamente, ben registrato ed equalizzato (come citato in precedenza. I riff di chitarra, gli assoli e le parti dietro le pelli funzionano bene in tutte le canzoni, così come l'accompagnamento di basso e alla voce principale. Il punto è, come detto precedentemente, l'album è derivato da un troppo eccesso di presunzione di essere il migliore dei migliori da parte della band stessa. Non esiste il prototipo del miglior album fra i migliori. Non è perfetto, perché è chiaro che l'album perfetto risulti riveduto e ricorretto anche nelle microparti, cosa non presente nei Double Crush Syndrome. In conclusione, "Die for Rock N' Roll" non è un album rock 'n' roll, ma è quanto più simile ad un "The Black Parade" dei My Chemical Romance, vicino dunque ad un emo rock alternativo come influenze. Si ascolta benissimo, dal punto di vista tecnico, ma induce ad essere commentato negativamente – per la troppa prepotenza della presunzione di essere il migliore – dal punto di vista del messaggio comunicato.

Lineup:
Andy Brings: voce, chitarra
Slick Prolidol: basso, cori
Julian Fischer: batteria, cori

 

Alexander Daniel
74/100