Dopo il precedente “I” uscito nel 2014 e dopo l'uscita di altri EP gli svedesi Imminence sfornano una nuova fatica dal gusto meno heavy ma più catchy e adatto alle masse, infatti con “This Is Goodbye“, uscito il 31 marzo per la Arising Empire, gli svedesi hanno deciso di virare decisamente su melodie e cori semplici, il prodotto finale è un platter dove Eddie Berg (Vocalist) spicca più su tutti con la sua ottima versatilità vocale e soprattutto per l'ottima interpretazione dei testi, si scorge un uso pesante della componente elettronica facendo un mix con un alt-rock molto commerciale e un modernissimo metalcore, un album che può piacere a chi ama il genere ma che farà discutere molto chi ama un metalcore meno elettronico ma più improntato alla componente classica con tanto di blastbeat e drum “mashine guns”, questi svedesi ricordano a tratti i Bring Me The Horizons degli utlimi studio album così come i Linkin Park, sia per l'attitudine che per il songwriting e i chorus.

Parte dalla title track dotata di un riffing veramente apprezzabile così come il resto del brano che si presenta abbastanza orecchiabile all'ascoltatore, successivamente si continua con ‘Diamonds’ e ‘Broken Love’ e la parte commerciale dell’album viene fuori fortemente. La sezione ritmica, formata da Peter Hanström e Max Holmberg è altalenante ma ben amalgamata e permette all'album di non apparire noioso e scontato come tanti altri lavori del genere, infatti spesso capita di incontrare tra le varie band del genere tanti album filler, dovuto tante volte a soluzione spesso abusate che fanno peccare al risultato finale di originalità. Si passa successivamente ad un brano molto emotivo “Daggers”, un tipico brano alternative rock moderno con una ottima prova vocale da parte di “Eddie Berg” che riesce a trasmettere bene all'ascoltatore l'enfasi della canzone, molto toccante a livello testuale.

Continuando la tracklist incontriamo due brani che continuano la linea melodica tendente all' alternative rock intrapresa dal brano precedente: “Cold as stone” e “Keep me”, con svariate incursioni elettroniche condite da un buon ritornello, soprattutto per il primo brano citato, poca noia e buona sostanza. “Not A Rescue” invece è la traccia più coinvolgente dell'intero platter, solito ritornello catchy ma condito da un drumming veramente incalzante. L'album si conclude con “Desert Place” un brano che ricorda vagamente i “30 Second to mars” soprattutto per i vari delays, tutto sommato conclude bene il full lenght lasciando delle buone impressioni per l'intero lavoro.

Se siete amanti delle sonorità metalcore non potete farvi scappare un buon album come questo “This is goodbye”, molto moderno, molto vario e soprattutto più catchy e logicamente molto meno heavy rispetto ai precedenti lavori ma per niente scontato come si può dedurre, questi ragazzi ci hanno saputo fare con le varie linee melodiche, partendo da un ottimo drumming fino alla sezione vocale che veramente, quest'ultima alza notevolmente il livello qualitativo dell'intero prodotto. Invece per chi non è molto appassionato del genere ma ha una buona apertura per quanto riguarda l'ascolto di generi “moderni” è un album consigliato, soprattutto perché ci troviamo dinnanzi ad un album poco scontato, pur sapendo che infondo fa parte di un Sound trademark molto moderno e molte volte poco apprezzato quale il metalcore.

 

 

Michele Puma

70/100