19 OTTOBRE 2017

Band: Kadavar 

Titolo: Rough Times

Data di pubblicazione: 29 settembre 2017

Label: Nuclear Blast

 

Tracklist:

1. Rough Times

2. Into The Wormhole

3. Skeleton Blues

4. Die Baby Die

5. Vampires

6. Tribulation Nation

7. Words Of Evil

8. The Lost Child

9. You Found The Best In Me

10. A L’Ombre Du Temps

 

Lineup:

Christoph ‘Lupus’ Lindemann – Voce e Chitarra

Christoph ‘Tiger’ Bartelt – Batteria

Simon ‘Dragon’ Bouteloup – Basso

 

Torna la band tedesca Kadavar, dopo il loro ultimo album “Berlin” datato 2015, il gruppo si ripropone, sempre via Nuclear Blast, con un sound che l’appartiene, fatto di atmosfere tipicamente anni settanta.

Ad aprire l’album è la title track “Rough Times” che ci catapulta in un’atmosfera rock psichedelico con grandi chitarre che appaiono stilettate pesanti accompagnate da un ritmo scandito e ipnotico.

Più heavy la seconda traccia “Into The Wormhole”, tra un suono moderno ed echi più datati, un sound cupo avvolge questo brano, rendendolo decisamente interessante e avvolgente nei suoni chitarristici improntanti più come spire che riff veri e propri.    

Si passa a “Skeleton Blues”, un brano più tormentoso, psichedelico ed accattivante, sempre mantenendo quell’aurea di settantiana memoria.

Brano molto elettronico in pieno stile dark wave, con tante influenze hard rock, il brano “Die Baby Die”, se esistesse il termine space rock, lo definirei con questo termine.

È la volta della bellissima “Vampires”, dal mood psichedelico, elemento presente in tutto l’album, che in questo brano si fa più tagliente, rendendo il pezzo assolutamente affascinante.

Molto più ariosa, è la sesta traccia “Tribulation Nation”, arricchita da elementi e suoni che sembrano un rock avanguardistico. Un brano che posso tranquillamente definire ‘d’essai’, un po’ anni settanta con accenni di New Wave anni ottanta, il tutto rivisitato in chiave rock.

Rock nudo e crudo per il settimo brano “Words Of Evil”, che rimanda ai Black Sabbath senza troppe velature.

“The Lost Child” arriva a raggiungere una linea più delicata, quasi sperimentale, a tratti cupa, a tratti ariosa.

Totalmente in maniera Flower Power, la nona traccia “You Found The Best In Me”, che con echi in stile Beatles, offre e mostra la linea soft del proprio essere.

“A L’Ombre Du Temps”, mi ricorda, fin troppo, lo stile unico che fu dei 'The Velvet Underground'. Fortuna vuole, che un personaggio come Lou Reed non sarà mai imitabile né nel suo stile, e neppure nella sua voce. “A L’Ombre Du Temps” ha comunque il suo fascino, dato dall’interpretazione della voce quasi teatrale di Christoph Lindemann, che mi ha affascinata dal primo brano accompagnandomi fino a quest’ultima traccia. 

“Rough Times” è un davvero un buon album, particolareggiato nei suoi giochi di chiaro scuro, di fluttuazioni sonore che spaziano per gli anni settanta e che i Kadavar rendono particolarmente speciale, con la propria bravura artistica e tecnica.

 

Valeria Campagnale

75/100