Gli anni ’90 del death metal non sono stati solo universi post-apocalittici, spappolamenti delle interiora e violenza allo stato puro. Gruppi del calibro Bolt Thrower, Death, Malevolent Creation o Vomitory (di cui ricordiamo l’attuale sola attività dei terzi) già avevano pensato di illustrare, attraverso le più “brutali” variazioni in blast beat e in speed, il tema della guerra. Questa poteva anch’essa variare, da guerra medievale a guerra moderna, per poi arrivare ad essere nucleare. Col tempo, lo stile di questo particolare death metal si va a definire sempre più in maniera più lontana dalla classica concezione dell’heavy metal come radice di partenza. Questo accade tendenzialmente con l’evoluzione dell’industria fonica e delle nuove tecnologie, più in generale. Accade per qualsiasi gruppo, storico, popolare o underground che si dica. Con i Memoriam, nati a Birmingham (UK) nel 2016 da un’idea del batterista Andrew “Andy” Whale (ex Bolt Thrower, in riferimento all’averli menzionati sopra), il cantante Karl Willetts e il bassista Frank Healy (ex Benediction) – i quali hanno assunto alle chitarre Scott Fairfax (ex Cerebral Fix) –, si cercherà di riproporre la guerra ma con quel sound tipicamente longevo del death metal, quelle ritmiche aggressive e, al contempo, semplicisticamente varie/complesse che sin dalla gioventù di un ascoltatore più agiato contaminarono il genere, dando forma così ad uno standard iniziale. Il tentativo dei Memoriam di rievocare quella guerra riesce molto bene, anche grazie all’esperienza dei tre importanti componenti provenienti da Signore formazioni death metal. Così, tutto il 2016 e 2017 vede l’uscita del trittico “The Hellfire Demos”, che quasi fa assonanza con il termine demons! Demoni, dunque, i Memoriam che già si fanno sentire con le prime versioni di “War Rages On”, “Surrounded (by Death)” o “Drone Strike” – ancora sotto la dicitura unreleased track – che già si lasciano imprimere col sangue anche ai vari live del loro paese d’origine. Dopo varie difficoltà, crisi dovute ai già noti scioglimenti di Benediction, Bolt Thrower e Cerebral Fix, arriva nel 2017 “For the Fallen”, un album di otto tracce rilasciato dalla Nuclear Blast, com posto puramente da death metal in eterno si bemolle. Una tonalità che, inevitabilmente, risuona decisamente bassa e mastodontica, ipotetica personificazione di una guerra combattuta a terra. Lo stile musicale assunto in questa release si rifà a quello dei tributati Bolt Thrower (il redattore non manca di ricordare l’omaggio alla buon’anima di Martin Kearns, anche ricordato come “Kiddie”. Le luci del batterista si spensero la notte fra il 6 e il 7 settembre 2015 durante il sonno, per cause tuttora sconosciute, ndr), ma si possono citare influenze quali quelle di primi Asphyx o di Bloodthorn più recenti. L’aggressività è direttamente proporzionale al numero di tracce contenute di “For the Fallen”, ad avviso del redattore giusto così come la lunghezza di ogni singolo brano. I Memoriam scelgono indirettamente di dare il tempo all’ascoltatore di affezionarsi al brano, dotato di ottimo mixing nel sound, strutturato tuttavia con le caratteristiche di un death metal più pristino e nient’affatto tecnico. Tracce come “Flatline”, “Surrounded (by Death)”, “Resistance” o “Memoriam” sono più immediate a partire e nello svilupparsi, quindi apparentemente poco “impegnate/impegnative” e pensate per arricchire l’album di pura violenza alla stregua di blast beat, arpeggi aggressivi di chitarra (di tendenza leggermente inzuppata nel crossover), un basso imponente e ben avvertibile in un sound quasi doom e l’inconfondibile tecnica vocale di un growl continuo, ora sordo ed ora sonoro. A questa tipologia di tracce si aggiungono brani di sagomatura e sviluppo più rallentata, ma al contempo ancora più chiari nel messaggio da trasmettere dei Memoriam. Un messaggio duro, derivato dalla difficoltà affrontata di ogni singolo componente nei confronti dello sciogliersi dei loro gruppi, ma promessa ad una ferocia più bruta, critica e temibile. Questi significati li si possono ritrovare in “War Rages On”, “Last Words”, “Reduced to Zero” o in “Corrupted System”, fra le più “impegnate” dell’album. Non v’è, dunque, la sola condivisione di una rievocazione di come si trattassero i temi di guerra, ribellione e violenza fra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90. Quello che i Memoriam vorrebbero comunicare ai loro ascoltatori, con “For the Fallen”, è un sentimento di difficoltà legata alla ripartenza, che lascia celare un alone quasi minaccioso in riferimento ad ipotetici prossimi lavori (e tutto questo è rintracciabile principalmente in “Reduced to Zero” e “Last Words”). In fondo, i classici missaggi con suoni dal fronte e messaggi di guerra fanno solo da guarnizione alle otto tracce dell’album. Il messaggio, dei Memoriam, in breve è un semplice avvertimento “di qualità”, che la neoformazione dalle ceneri di Benediction, Bolt Thrower e Cerebral Fix abbia in serbo per i suoi ascoltatori un ottimo futuro da destinargli, fatto di altro death metal e continuazione dello stile dei loro predecessori. Niente di nuovo, ovviamente, ma del resto come poter innovare qualitativamente un genere musicale già impostato e già evoluto nelle sue forme più svariate in letteralmente “qualcosa di nuovo”? Si lasci, quindi, suonare al super-gruppo Memoriam il corno dell’annunciazione della guerra… e che questa abbia il suo (re)inizio!

 

 

Alexander Daniel

79/100