E’ difficile restare indifferenti di fronte a tanto splendore!

I PALLBEARER sono un quartetto di Little Rock, Arkansans, prodotti dalla prestigiosa NUCLEAR BLAST  e si inseriscono a pieno titolo nella categoria doom, della quale sono egregi esponenti ma con qualche ammiccamento a un celestiale prog metal e a un poderoso rock moderno.

Come detto prima, è difficile trovare difetti oggettivi in questo loro terzo album intitolato HEARTLESS (SENZA CUORE). 

Oltre alla registrazione pressoché’ perfetta dei brani, potrei definire questo album come qualcosa di superlativo, monumentale (monumental rock, come lo definisce la critica).

Sono 7 le tracce che compongono HEARTLESS:

I SAW THE END il cui titolo è l’intro alle tematiche tipiche del doom e si apre con riff di chitarra decisi e prende corpo grazie alla voce emozionante di BRETT CAMPBELL (voce e chitarra), che dosa bene l’espressivita’ necessaria.

In THORNS , più cruda e cupa, la voce si fa più distante, cantata con la tecnica del riverbero che la rende lontana e ovattata.

LIE OF SURVIVAL ci rimanda alla disperazione e alla rabbia tipiche del genere grunge, genere che nulla ha a che vedere con loro ma che ad un secondo ascolto si fa più evidente, anche per un orecchio non esperto.

DANCING IN MADNESS  è la ballata dell’album e presenta le stesse caratteristiche canore delle altre (il cosiddetto riverbero) seppur suonando più prog rock. A metà del brano cambiano le atmosfere e i tempi della batteria. Il ritmo si fa più incalzante e più proto metal. 

Frasi quasi urlate si fanno spazio tra riff molto decisi. L’ultima parte di questo pezzo rappresenta la dolcezza amara e rassegnata di una lucida follia (ballando nella pazzia, appunto).

CRUEL ROAD è una di quelle che mi porta ai canoni tipici dell’hard rock moderno e che non tralascia il fattore sorpresa con improvvisi cambi di tempo e con l’aggiunta di cori.

HEARTLESS, che da il nome all’album, racchiude l’essenza di questo progetto, e non a caso  ne è collocata quasi alla fine. 

Anche qui il virtuoso CAMPBELL ci offre un’interpretazione esemplare. Cantare su questi ritmi cosi repentini comporta flessibilità e capacità davvero notevoli.

L’ultima  e, devo confessarlo, secondo me la migliore, è A PLEA FOR UNDERSTANDING. Un viaggio etereo dentro la complessità del suono.

Un continuo sperimentare che sembra lasciato al caso ma che in verità trova collocazione e senso nello spazio che occupa. Un bagno d’emozioni che fa davvero pensare che questo gruppo abbia ancora molto da dire e da esprimere.

La loro capacità espressiva e tecnica va oltre gli usuali parametri compositivi e stupisce per complessità e capacità di scorporare il suono a proprio piacimento.

Insomma, HEARTLESS è un album da ascoltare non solo con l’udito ma anche con la pelle. E il cuore. 

 

 

Natascia Rossi (N.LaRouge)

95/100