8 OTTOBRE 2017

L’album che si pone all’ascolto nasce da una storia che fonda le proprie radici nel passato forte del metal. Un passato compiuto da chi sa che vuol dire fare musica di questo genere. I Venom Inc nascono da una costola dai più famosi Venom, riprendendone alcuni dei componenti che hanno dato vita ad album come Temples  of Ice e Prime Evil.  La rottura ha generato vere e proprie fazioni, con le quali i fans di diversa estrazione musicale si sono schierati. Tra i componenti che ritroviamo in questo progetto di parte spicca il vocal frontman e bassista Tony Dolan, meglio conosciuto come “Demolition man” e i suoi due compagni Mantas  e Abbadon.

Molti fan puristi riconoscono il “diritto” di portare con gloria questo nome “Venom” solo al frontman storico Cronos, che da sempre ha mantenuto lo scettro dell’attenzione. Nel nostro album, tuttavia, i presupposti per portare a casa un lavoro ben fatto, che sia degno di avere nella sua denominazione questa parola, ci sono davvero tutti. E, dunque, vediamoli!

Come ogni tentativo di ricucire, di ritornare alle vecchie battaglie musicali del passato, con qualche componente perso negli anni, non può negarsi la presenza di pro e contro, di luci e ombre, per un progetto che merita, tuttavia, tutta l’attenzione musicale del caso.

Alla base di questo percorso musicale troviamo un metal deciso, pesante, tendente all’estremo, che è suonato alla perfezione, con tratti veloci che lo rendono un’ottima miscellanea di thrash. L’intro “Ave Satanas” non convince. Il solito richiamo al male, per creare quell’atmosfera scontata di introduzione all’incerto, risulta stancante, soprattutto se a riprodurlo è “quasi” la stessa band che lo ha fatto per anni. Intro e brano certamente evitabile.

Andando avanti, si rinviene la volontà di ritrovare il sound delle origini, rinnovandolo con sottili e non ben identificabili elementi, che diano alla nuova band un connotato di originalità, pur mantenendola nell’orgoglio di rappresentare la continuità dei Venom. Questo, lo si può dire, rivendicato da entrambe le nuove band venute alla luce, questa di cui si tratta e quella di Cronos.

In alcuni punti dell’album questa volontà innovativa si coglie con veli di power e speed, che fortunatamente non peccano in eccessivi virtuosismi, ma piuttosto meravigliano in potenza, come si confà a chi conosce bene il mestiere ed è davvero in grado di suonare. Ciò non si può negare.

Nel corso dei testi, lontani dall’intro che non convince, si coglie un satanismo più malinconico, comunicativo e riflessivo, che porta uno spiraglio di interesse maggiore. 

La title track è quella che, probabilmente, convince di più: veloce, potente, decisa, suggestiva e originale. Non ricorda né troppo, né troppo poco i Venom, sa di ricerca nuova,  che mostra una volontà chiara di suonare in maniera indipendente e senza limiti. 

In “Metal we bleed” si sente particolarmente il basso del frontman, che diventa protagonista del brano più che negli altri.

Dein Fleisch si allontana dai ritmi aggressivi del resto dell’album, per accompagnarsi ad un buon esercizio di chitarra di Dunn, ma i brani più tecnici e pieni di virtuosismi sono quelli che seguono, Time to die e War.

L’album si rivela probabilmente a tratti troppo ripetitivo, nella parte centrale fatica a trovare il giusto ritmo per giungere fino alla fine, ma senza troppe pretese non può essere definito un cattivo lavoro. L’intenzione di riportare in auge quanto c’era di buono nei Venom, aggiungendo la giusta grinta e i dovuti elementi di novità conduce ad un album interessante, non perfetto ma piacevole nella maggior parte dei suoi aspetti e con pochi momenti calanti. Il tutto reso più convincente da una conclusiva “Black n roll”, che incalza e diverte.

Il giudizio complessivo è buono, sia nell’intenzione, che nel risultato.

 

Pasqualina Mandia

70/100